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La mappa della rete, se la conosci la buchi

Massimiliano Zagaglia

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Disegna la mappa della rete

Sapere come è costruita la rete ci permette di seguire e sfruttare a nostro vantaggio il flusso dei singoli pacchetti.

Anche su Hacker Journal 219 prosegue il nostro corso di penetration testing. Dopo aver imparato a conoscere i principali tool di Kali Linux e aver individuato l’elenco degli host presenti nella rete target, è venuto il momento di scoprire com’è organizzata dal punto di vista fisico questa rete. Le domande a cui troverete risposta sono: qual è l’architettura degli host? Qual è il punto (o i punti…) d’accesso alla rete, per i pacchetti provenienti da Internet? In altri termini: qual è la mappa della rete?

Si tratta di interrogativi tutt’altro che banali: conoscere la mappa significa conoscere il flusso che i pacchetti percorrono transitando dalla nostra macchina Kali verso ciascuno degli host oggetto di test, e quindi poter comprendere (e naturalmente sfruttare a nostro vantaggio!) i meccanismi stessi che sono alla base del funzionamento della rete.

Facendo sempre uso di VirtualBox e della nostra rete di test, il nostro articolo ti guiderà passo passo tra i comandi da usare per arrivare all’obiettivo. E dopo aver letto l’articolo, discutilo nel nostro forum!

Trovi tutto questo nel numero 219 di Hacker Journal in tutte le edicole o su Sprea.it.

Appassionato di informatica, GNU/Linux, Open Source e sicurezza da tempo immane, di solito passo il tempo libero tra una Raspberry Pi, una distro e un report di security.

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Email spoofing, così ci rubano l’account!

Massimiliano Zagaglia

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Email spoofing

Chiunque possegga un indirizzo email si sarà visto recapitare almeno una volta strani messaggi di posta il cui mittente, in apparenza legittimo, risulta contraffatto a un esame più approfondito. Siamo di fronte a un caso di email spoofing, una tecnica che fonda le proprie radici nell’ingegneria sociale utilizzata da spammer e hacker per indurre l’utente ad aprire link malevoli o scaricare file che fungono da payload.

Vestendo i panni di un potenziale attaccante, vedremo qui un’applicazione concreta di tale tecnica, finalizzata alla sottrazione di credenziali di un dato account.
Innanzitutto è necessario approntare la nostra macchina all’invio di mail con indirizzo e nome dominio modificati, in modo da poter impersonare qualsivoglia mittente; tuttavia, è importante notare che l’IP pubblico sarà comunque rintracciabile negli header della mail. Per farlo useremo Kali Linux…

La procedura di spoofing che abbiamo illustrato su HJ 220 è stata inserita solo per uso didattico in modo da sapere esattamente come si muovono i pirati ed essere pronti a respingerne eventuali attacchi. Ogni utilizzo improprio costituisce un reato e noi come redazione di Hacker Journal ce ne dissociamo

Se vuoi scoprire la tecnica che si usa per compiere un attacco di email spoofing acquista Hacker Journal 220 in edicola oppure online su Sprea.it.

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Hacker con il drone

Massimiliano Zagaglia

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Droni hacker

Negli USA il traffico wireless viene intercettato dall’alto, usando quadricotteri che saltano le protezioni fisiche e penetrano nelle aree riservate delle aziende.

Piccoli computer volanti con i più potenti strumenti del dark web per trovare e analizzare informazioni dal cielo. Il sogno di qualsiasi hacker che diventa realtà grazie ai droni. La maggior parte delle reti di oggi passano attraverso l’etere: Bluetooth, segnali RFID, Wi-Fi. Alcune sono protette in maniera solo relativa, perché si basano sull’idea che occorra la vicinanza fisica per riuscire a intercettare i segnali criptati a bassa potenza che hanno solo pochi metri di autonomia.

Invece cambia la prospettiva grazie al drone che proietta l’attaccante all’interno delle zone riservate e può cercare di accedere a reti senza fili fisicamente inaccessibili, fuori ad esempio da un campus aziendale o dal perimetro di un edificio.

Se vuoi saperne di più su questo argomento, acquista Hacker Journal 220 in edicola o su Sprea.it.

 

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Cinque tecniche per distruggere un hard disk

Massimiliano Zagaglia

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Distruggere un hard disk

Esistono tecniche affidabili per distruggere definitivamente una memoria fisica, compresi gli SSD? Scopriamolo insieme!

La continua miniaturizzazione dei dispositivi e degli elementi che li compongono ha portato con sè anche l’avvento di nuovi dispositivi di memorizzazione, vale a dire gli SSD (Unità a Stato Solido). Queste speciali memorie lavorano sulla base di semiconduttori anziché su supporti magnetici, tagliando così i tempi di movimento meccanico e risparmiando sugli spazi occupati da motori, piatti, testine e via dicendo. Come probabilmente già saprai è sempre possibile recuperare dati cancellati da un disco, a meno che non venga eseguita una procedura particolare di cancellazione dei dati definita shredding. Anche questa, comunque, non garantirebbe la sicurezza che i dati siano stati cancellati in modo irreversibile, senza un’adeguata verifica attraverso strumenti di recupero progettati per l’occasione.

Per questo motivo abbiamo raccolto cinque modi per distruggere definitivamente i dischi fissi di un computer; eccoli elencati in breve:

  1. Distruzione meccanica
  2. Affogamento dell’unità
  3. Corrosione chimica
  4. Smagnetizzazione
  5. Incenerimento

Se vuoi scoprire pro e contro di ognuna di queste tecniche e quale devi scegliere in caso di emergenza, non perdere Hacker Journal 220 in tutte le edicole o su Sprea.it

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