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Twitter Down. Tutti i servizi web e mobile offline

Redazione

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Al momento in cui vi scriviamo Twitter risulta completamente offline. Tutti i servizi afferenti sia web che mobile alla piattaforma non rispondono.

Sembra che il problemi derivi dal database.

La news rimarrà in aggiornamento.

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Il nuovo report CrowdStrike sul settore finanziario

Dalle supply chain compromesse al vishing, il report mostra come la criminalità informatica stia cambiando volto nel mondo della finanza.

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Il settore finanziario è sempre più sotto pressione e il motivo non è solo il ransomware. Secondo il nuovo Financial Services Threat Landscape Report 2026 di CrowdStrike, nel 2025 gli attori legati alla Corea del Nord hanno sottratto miliardi di dollari in asset digitali, mentre gruppi riconducibili alla Cina hanno intensificato le attività di spionaggio e i criminali comuni hanno aumentato la pressione con vishing e ransomware. A rendere il quadro ancora più preoccupante c’è l’uso crescente dell’intelligenza artificiale, che aiuta gli attaccanti a muoversi più in fretta e a sembrare più credibili.

 

Attacchi hands-on-keyboard

Uno dei dati più forti del report riguarda proprio gli attacchi “hands-on-keyboard”, cioè le intrusioni in cui dietro lo schermo non c’è solo un malware automatico, ma un operatore umano che si muove nella rete come farebbe un ladro dentro un edificio. CrowdStrike segnala che questo tipo di incursioni contro gli istituti finanziari è aumentato del 43% a livello globale e del 48% in Nord America negli ultimi due anni. In pratica, gli attaccanti entrano, osservano, si adattano e colpiscono con maggiore precisione.

Il capitolo più clamoroso riguarda però gli avversari nordcoreani. Secondo il report, nel 2025 i furti di asset digitali sono cresciuti del 51% su base annua, fino a raggiungere 2,02 miliardi di dollari sottratti complessivamente. Il gruppo PRESSURE CHOLLIMA avrebbe firmato il più grande furto finanziario mai registrato, con 1,46 miliardi di dollari in criptovalute rubati grazie a software “trojanizzato”, cioè apparentemente legittimo ma modificato per includere codice malevolo, distribuito attraverso una compromissione della supply chain. In parole semplici, è come comprare un prodotto fidato e scoprire che è stato manomesso prima di arrivare nelle proprie mani.

Sempre sul fronte nordcoreano, CrowdStrike evidenzia come l’AI venga ormai usata per rendere più efficaci le operazioni di inganno. FAMOUS CHOLLIMA avrebbe raddoppiato le proprie attività usando identità generate artificialmente per infiltrarsi in exchange di criptovalute, fintech e banche retail. STARDUST CHOLLIMA, invece, avrebbe triplicato l’intensità delle proprie campagne impiegando falsi recruiter e perfino ambienti di videoconferenza generati digitalmente per prendere di mira aziende del settore in Nord America, Europa e Asia. In pratica, non si tratta più solo di e-mail sospette: oggi anche un colloquio di lavoro o un contatto professionale possono diventare strumenti d’attacco.

Il pericolo viene dalla Cina

Accanto alla minaccia nordcoreana, il report segnala anche l’espansione dello spionaggio legato alla Cina. HOLLOW PANDA avrebbe condotto intrusioni contro istituti finanziari nelle Filippine, in Indonesia e in Brasile, mentre MURKY PANDA avrebbe distribuito una rete di “relay box” su oltre 150 endpoint in 36 Paesi, prendendo di mira 340 organizzazioni in più di 30 settori. Tra i bersagli più colpiti figurano proprio i servizi finanziari, che restano una miniera di dati strategici, denaro e accessi privilegiati.

Non meno allarmante è la pressione dell’eCrime. CrowdStrike riferisce che 423 organizzazioni del settore finanziario sono apparse su siti di leak, con un aumento del 27% su base annua. MUTANT SPIDER si distingue per campagne di vishing, cioè truffe telefoniche in cui un criminale si finge una persona affidabile per ottenere accessi o credenziali, poi rivenduti a gruppi ransomware. SCATTERED SPIDER, invece, avrebbe ripreso nella prima metà del 2025 operazioni aggressive contro il comparto assicurativo.

 

Leggi anche: “CrowStrike Threat Hunting Report

*Illustrazione progettata da CrowdStrike

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Android, boom di truffe via NFC

Le nuove minacce non puntano solo a rubare dati: spingono le vittime a trasferire da sole il denaro ai criminali

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Gli attacchi contro gli smartphone Android che sfruttano la tecnologia NFC stanno crescendo rapidamente e diventano sempre più difficili da riconoscere. Secondo Kaspersky, nei primi quattro mesi del 2026 gli attacchi di tipo relay via NFC sono aumentati del 188% rispetto allo stesso periodo del 2025, passando da oltre 12.300 a 35.600 tentativi bloccati.

Tutto parte dall’NFC

Per capire il problema bisogna partire dall’NFC, la tecnologia che permette pagamenti contactless e scambi di dati a distanza molto ravvicinata. È quella che usiamo, per esempio, quando avviciniamo il telefono o la carta al POS per pagare. Proprio questa comodità, però, può diventare un punto debole se i criminali riescono a inserirsi nel flusso dell’operazione e a far credere al sistema che tutto stia avvenendo in modo legittimo. Gli esperti descrivono due modalità principali di attacco. La prima è la cosiddetta NFC diretta: la vittima viene contattata tramite chat o app di messaggistica, spesso con la scusa di una verifica urgente, e convinta a installare un’app dannosa travestita da software finanziario. Dopo l’installazione, i truffatori chiedono di avvicinare la carta bancaria allo smartphone infetto e di inserire il PIN. In questo modo i dati della carta finiscono nelle mani degli aggressori.

La seconda modalità, oggi considerata ancora più insidiosa, è la NFC inversa. In questo caso i truffatori convincono la vittima a impostare sul proprio telefono un’app malevola come sistema di pagamento contactless predefinito. A quel punto la persona viene spinta a recarsi a uno sportello automatico e a versare denaro su un presunto “conto sicuro”. In realtà non sta mettendo al riparo i propri soldi, ma li sta trasferendo direttamente ai criminali.

È proprio questo aspetto a rendere la truffa particolarmente efficace. In molte frodi tradizionali l’attaccante ruba denaro di nascosto; qui invece è la vittima stessa a eseguire l’operazione, convinta di proteggersi. Per chi osserva dall’esterno, il trasferimento può sembrare del tutto normale, ed è quindi più difficile da individuare e bloccare in tempo.

In queste campagne sono coinvolte diverse famiglie di malware Android  tra cui SuperCard X, PhantomCard, NGate e altre varianti basate su NFCGate. La Russia resta l’area più esposta, ma segnala una crescita anche in Europa e America Latina, segno che il fenomeno sta uscendo dai confini in cui era stato notato inizialmente. Un altro elemento importante è l’evoluzione del mercato criminale. Secondo gli esperti, questi strumenti stanno entrando sempre più in logiche di malware-as-a-service, cioè modelli in cui il software dannoso viene di fatto “offerto” ad altri gruppi criminali come un servizio pronto all’uso. In pratica, non serve più sviluppare da zero un attacco sofisticato: basta procurarsi il kit giusto e usarlo.

Per difendersi, le indicazioni sono molto concrete: non installare app ricevute via link su chat, SMS o social, non seguire istruzioni di sconosciuti davanti a un bancomat e usare una protezione affidabile sullo smartphone Android.

 

*Illustrazione progettata da Kaspersky

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La truffa perfetta passa dai messaggi

Le piattaforme di messaggistica sono diventate il terreno di caccia preferito dei cybercriminali.

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Un messaggio apparentemente innocuo ricevuto su WhatsApp, un SMS che sembra arrivare dalla banca o una richiesta urgente da parte di un familiare. Oggi una truffa digitale può partire da situazioni che fanno parte della nostra quotidianità e trasformarsi in una perdita economica nel giro di pochi minuti.

A fotografare il fenomeno è una nuova ricerca realizzata da Kaspersky, secondo cui in Italia oltre la metà delle truffe veicolate tramite messaggi va a segno entro 30 minuti dal primo contatto. Ancora più sorprendente è il dato relativo alla velocità: quasi una vittima su quattro cade nella trappola in meno di cinque minuti.

Secondo lo studio, il danno economico medio supera i 770 euro per persona. Una cifra che, per molte famiglie, può rappresentare l’equivalente di un mese di spesa alimentare, delle bollette o di altre spese essenziali.

Le piattaforme più utilizzate dai criminali informatici sono proprio quelle che milioni di persone usano ogni giorno per comunicare: WhatsApp, SMS e Instagram. I truffatori sfruttano infatti un principio molto semplice: più un messaggio appare familiare, meno probabilità ci sono che venga percepito come pericoloso.

Un esempio tipico è il messaggio che avvisa di un presunto problema con una consegna o con il conto bancario. Altre volte il criminale si finge un figlio o un parente che ha cambiato numero di telefono e ha bisogno urgente di denaro. Situazioni credibili che spingono la vittima ad agire rapidamente senza verificare.

A rendere il fenomeno ancora più insidioso è l’utilizzo crescente dell’intelligenza artificiale. Se fino a pochi anni fa le truffe erano spesso riconoscibili per errori grammaticali o testi poco convincenti, oggi i messaggi possono essere scritti in modo impeccabile e imitare il linguaggio di persone reali.

L’IA consente inoltre di creare immagini, video e persino registrazioni vocali false ma estremamente realistiche. I cosiddetti “deepfake” permettono di simulare la voce di un familiare o di un collega, aumentando notevolmente la credibilità dell’inganno. In pratica, ricevere un messaggio vocale che sembra provenire da una persona conosciuta non è più una garanzia di autenticità.

Le conseguenze non si fermano al denaro sottratto. Lo studio evidenzia infatti un forte impatto emotivo sulle vittime. Rabbia, frustrazione e senso di sconforto possono durare per mesi dopo l’accaduto, minando la fiducia nelle comunicazioni digitali e nelle persone.

Un altro dato significativo riguarda il furto di dati personali. Oltre alle perdite economiche, molte vittime consegnano inconsapevolmente informazioni sensibili come indirizzi e-mail, numeri di telefono, credenziali di accesso o dati relativi alla propria abitazione. Informazioni che possono essere riutilizzate per ulteriori attacchi.

Gli esperti ricordano che la migliore difesa resta la prudenza. Quando un messaggio chiede di effettuare un pagamento urgente, cliccare su un link o condividere informazioni personali, è sempre consigliabile fermarsi qualche minuto e verificare l’identità del mittente attraverso un canale diverso. Una telefonata diretta, ad esempio, può essere sufficiente per smascherare una truffa.

 

 

*Illustrazione progettata da Kaspsesky

 

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A Montebelluna il Cyber Resilience Summit 2026

L’11 giugno Logos Technologies riunisce a Montebelluna imprese, esperti e grandi player internazionali per affrontare la nuova stagione della cybersicurezza.

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La cybersicurezza non è più una voce da delegare agli uffici legali o un adempimento da archiviare in un fascicolo. Oggi, per le aziende, significa soprattutto una cosa: saper resistere davvero a un attacco informatico e continuare a lavorare anche sotto pressione. È da questa consapevolezza che nasce il Cyber Resilience Summit 2026, l’evento promosso da Logos Technologies e in programma l’11 giugno a Montebelluna, negli spazi di Infinite Area, con oltre cento tech leader del Triveneto attesi e una platea complessiva di circa 160 partecipanti.

Il messaggio è chiaro: il 2026 segna uno spartiacque per il sistema produttivo del Nordest. Da un lato finisce il periodo di adattamento legato alla direttiva NIS2, dall’altro entra nel vivo il Cyber Resilience Act europeo, che alza l’asticella per aziende e produttori di tecnologie digitali. In altre parole, non basta più dichiarare di essere conformi alle regole: bisogna dimostrare, con strumenti, processi e competenze, di saper proteggere infrastrutture, dati e continuità operativa.

 

Contesto sempre più critico

Secondo i dati citati nel testo, sei piccole aziende su dieci non riescono a sopravvivere oltre sei mesi dopo un attacco informatico grave, mentre i danni economici possono superare i 100 mila euro per una PMI e arrivare a un milione per una grande impresa. A pesare non sono solo i costi tecnici per il ripristino, ma anche i blocchi produttivi, i problemi legali e il danno reputazionale. Per un territorio come il Triveneto, dove il manifatturiero ha un ruolo centrale, il rischio è ancora più sensibile: fermare una filiera oggi può voler dire rallentare o bloccare molte aziende insieme.

È proprio su questo scenario che punta il summit organizzato da Logos Technologies, azienda di Mestre attiva dal 1998 nel supporto tecnologico alle imprese del territorio. L’evento si rivolge a imprenditori, specialisti di cybersicurezza e professionisti IT e OT. Quest’ultima sigla indica le tecnologie operative, cioè i sistemi che controllano macchinari, impianti e processi industriali: non i computer d’ufficio, ma quelli che tengono in piedi la produzione vera e propria.

 

Il programma dell’evento

Il summit prevede oltre dieci sessioni formative e workshop dal taglio molto concreto. Tra gli interventi annunciati ci sono quelli di Microsoft, Arrow Electronics, Veeam, ThinkQuantum, CyberRabbit, SGBox e RedHive. Si parlerà di protezione dei dati, backup immutabili, gestione dei log, servizi SOC, difesa degli endpoint e persino di applicazioni della fisica quantistica alla sicurezza informatica. Tradotto per chi non mastica il gergo: si discuterà di come evitare che un attacco blocchi i server, cancelli i dati o apra falle invisibili nelle reti aziendali.

Tra i momenti più interessanti ci sarà anche un laboratorio pratico dedicato agli attacchi “man in the middle”, cioè a quelle tecniche con cui un criminale si inserisce di nascosto nella comunicazione tra due sistemi per intercettare dati o prendere il controllo di una sessione.

 

 

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CypherLoc, la truffa blocca browser

Dietro l’aspetto di un normale sito web si nasconde un meccanismo che simula un grave problema di sicurezza e induce l’utente a fidarsi del truffatore.

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Una nuova truffa online dimostra che, oggi, per mettere in difficoltà gli utenti non serve nemmeno installare un virus sul computer. Secondo Barracuda Research, dall’inizio del 2026 sono stati rilevati circa 2,8 milioni di attacchi legati a CypherLoc, un kit di scareware via browser progettato per spaventare la vittima e convincerla a chiamare un falso servizio di assistenza tecnica.

Il termine scareware indica proprio questo: una truffa costruita per far paura. In pratica, l’utente riceve una mail di phishing con un link o un allegato; dopo il clic, viene portato su una pagina che all’apparenza sembra normale. In realtà, al suo interno è nascosto un codice che si attiva solo in presenza di determinate condizioni, per esempio quando non rileva strumenti di sicurezza o ambienti di analisi. È un po’ come una trappola che scatta soltanto quando capisce di avere davanti una vittima “vera” e non un sistema di controllo.

Da quel momento la pagina prende il controllo del browser: passa a schermo intero, blocca i comandi, rallenta il sistema e mostra falsi avvisi di sicurezza dal tono allarmante. L’obiettivo è creare panico. Sullo schermo possono comparire forti segnali acustici, messaggi ripetuti, moduli di accesso finti e perfino l’indirizzo IP dell’utente, mostrato come se fosse la prova di un attacco in corso. Per chi non è esperto, vedere questi elementi tutti insieme può dare l’impressione che il computer sia davvero compromesso.

La truffa in pratica

Il punto più insidioso è che la truffa non punta subito a installare malware, ma a manipolare il comportamento della persona. A un certo punto compare infatti un numero di telefono presentato come unica soluzione al problema. Chi chiama, però, non trova un tecnico vero, ma un truffatore che si spaccia per assistenza ufficiale. Da lì può iniziare una seconda fase dell’attacco, fatta di ingegneria sociale: domande studiate per ottenere password, accessi o dati personali, proprio come farebbe un finto operatore bancario che cerca di convincerci a rivelare il PIN. Secondo Barracuda, CypherLoc rappresenta bene l’evoluzione dello scareware: non più solo schermate bloccate e messaggi grossolani, ma framework molto più sofisticati, capaci di eludere i controlli e usare il browser come strumento di pressione psicologica. In sostanza, la finestra del browser diventa il palcoscenico della truffa.

 

 

*Illustrazione progettata da Barracuda

 

 

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ChatGPT & Co. nel mirino dei malware

Dietro i nomi più famosi dell’intelligenza artificiale si nascondono spesso installer trappola, progettati per installare malware invece di offrire funzioni utili

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Scoperta una nuova ondata di attacchi che sfruttano la popolarità degli strumenti di intelligenza artificiale per distribuire malware. In tutti gli attacchi rilevati, i file dannosi venivano camuffati da servizi e agenti IA molto noti, con ChatGPT contraffatto in testa alla classifica, seguito da Claude e Gemini. Il meccanismo è semplice e insidioso: l’utente cerca un tool di IA, trova un file che sembra legittimo e lo scarica pensando di ottenere un assistente intelligente o una nuova funzione utile. In realtà, dentro quel pacchetto può nascondersi un malware capace di rubare credenziali, spiare l’attività del computer o installare ulteriori componenti dannosi, un po’ come ricevere un regalo attraente che però contiene una trappola.

Secondo i ricercatori di Kaspersky, dall’inizio dell’anno sono stati individuati oltre 15.000 campioni di malware mascherati da software di IA autonoma, comprese copie false di strumenti emergenti come OpenClaw. Tra questi figurano trojan bancari, spyware, downloader e programmi per il furto di credenziali, cioè software progettati per sottrarre password, dati sensibili o informazioni finanziarie.

Il report cita anche una campagna attribuita al gruppo APT Silver Fox, che ha distribuito false applicazioni Claude AI per Windows, macOS e Linux. In questi casi il pericolo è ancora più concreto perché il programma sembra funzionare davvero, mentre in background installa silenziosamente il malware e lascia agli attaccanti una porta aperta sul sistema compromesso.

Il problema non è il singolo file malevolo

Kaspersky sottolinea che gli ecosistemi dell’IA stanno diventando un bersaglio anche attraverso la supply chain, cioè la catena di strumenti, librerie e componenti usati per costruire servizi digitali. Se un ingrediente della “ricetta” viene contaminato, il rischio si propaga a tutti quelli che lo usano, proprio come accade quando un componente difettoso finisce dentro molti prodotti diversi. Tra gli esempi riportati c’è anche LiteLLM, una libreria Python molto diffusa per accedere ai modelli di IA, che secondo il comunicato avrebbe subito una compromissione capace di esporre credenziali di database, file di wallet di criptovalute e altre informazioni riservate.

 

I rischi più tipici dei sistemi di IA

Fuga di dati, dataset manipolati, prompt injection e “allucinazioni”, cioè risposte plausibili ma sbagliate generate dal modello. In pratica, non basta che uno strumento sembri intelligente: deve anche essere affidabile, controllato e usato con attenzione. Per gli utenti, la regola d’oro resta la stessa: scaricare software solo da fonti ufficiali, diffidare dei file che promettono funzioni IA troppo allettanti e verificare sempre l’origine di plugin, estensioni e installer.

 

*Illustrazione progettata da Kaspersky

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Cybercriminali pronti ai Mondiali 2026

Gli esperti segnalano un’impennata di domini fraudolenti e piattaforme fake create per colpire i tifosi durante la Coppa del Mondo

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L’attesa per i Mondiali FIFA 2026 non sta coinvolgendo soltanto tifosi, sponsor e operatori turistici. Anche i cyber criminali si stanno preparando all’evento sportivo più seguito al mondo. Secondo una ricerca di Check Point Software Technologies, nelle ultime settimane è aumentato in modo significativo il numero di attacchi informatici legati alla Coppa del Mondo che si svolgerà tra giugno e luglio 2026 negli Stati Uniti, in Canada e in Messico.

Numero dei nuovi domini che contengono la parola FIFA o World Cup nel loro nome.

 

L’obiettivo dei truffatori

Sfruttare l’entusiasmo dei tifosi per rubare denaro, dati personali e informazioni bancarie. Per farlo utilizzano siti web falsi, piattaforme di scommesse fraudolente e finte offerte di merchandising ufficiale che imitano in modo molto convincente i canali legittimi della FIFA. Secondo i dati analizzati da Check Point Research, il Messico è il Paese che ha registrato il maggior numero di attacchi informatici, con oltre 3.500 tentativi settimanali per organizzazione. Anche Canada e Stati Uniti hanno visto una crescita costante rispetto ai mesi precedenti. I settori più colpiti sono quelli legati ai media, al turismo, agli hotel, ai trasporti e all’intrattenimento, cioè tutte le attività che ruotano attorno ai grandi eventi sportivi.

Esempio di sito malevolo che imita un “FIFA Store” legittimo

Uno dei fenomeni più preoccupanti riguarda l’esplosione di nuovi domini Internet contenenti parole come “FIFA” o “World Cup”. Da febbraio 2026 il numero di registrazioni è aumentato di oltre quattro volte, arrivando a quasi 10 mila nuovi domini soltanto ad aprile. Non tutti sono pericolosi, ma molti vengono creati proprio per truffare gli utenti. Gli esperti spiegano che oggi strumenti basati sull’intelligenza artificiale permettono ai criminali di creare rapidamente siti molto realistici, completi di loghi ufficiali, immagini professionali e testi credibili.

Casi pratici di siti truffa

Un esempio concreto è un falso negozio online che si presentava come store ufficiale FIFA, proponendo magliette e gadget con sconti fino all’80%. A prima vista il sito sembrava autentico, ma il vero scopo era convincere gli utenti a inserire i dati della carta di credito.

In un altro caso, i ricercatori hanno individuato una piattaforma che prometteva guadagni facili “votando” le squadre favorite del torneo. Il sito invitava gli utenti a depositare denaro con la promessa di ricevere profitti giornalieri. Una dinamica molto simile alle classiche truffe finanziarie online, mascherata però da gioco legato ai Mondiali.

Esempio di sito malevolo tradotto in inglese dal cinese che ospita scommesse

Non mancano poi i falsi siti di scommesse sportive, spesso tradotti in diverse lingue e accompagnati da messaggi come “Scarica ora” o “Registrati gratis”. Dietro questi pulsanti può nascondersi malware, cioè software malevolo progettato per infettare smartphone e computer oppure per rubare password e credenziali bancarie.

Per evitare problemi, gli esperti consigliano di verificare sempre l’indirizzo del sito Web prima di effettuare acquisti o registrazioni. Ad esempio, le piattaforme ufficiali FIFA utilizzano il dominio fifa.com: indirizzi simili ma leggermente diversi possono essere un campanello d’allarme. Bisogna inoltre diffidare dagli sconti eccessivi, dalle promesse di guadagni facili e dalle richieste di scaricare applicazioni sconosciute.

Esempio di sito malevolo che si presenta come Forum dei Mondiali

 

*Illustrazione progettata da CheckPoint

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