Si chiama GhostAd ed è l’ultima campagna di adware scoperta dai ricercatori di Check Point Software. A prima vista sembra una storia come molte: alcune app presenti su Google Play, mascherate da innocui strumenti per creare emoji o ottimizzare il telefono. In realtà, dietro quelle icone colorate si nascondeva un meccanismo capace di trasformare lo smartphone in una piccola “fabbrica pubblicitaria”, attiva 24 ore su 24 e all’insaputa dell’utente. Il risultato? Batteria che cala velocemente, telefono lento, consumo anomalo di dati e, soprattutto, la sensazione di non avere più il pieno controllo del proprio dispositivo.

Nessun titolo. Nessun messaggio. Solo un indicatore silenzioso che qualcosa è in esecuzione, ma l’utente non può rimuoverlo o capirne la funzione. Questo piccolo cavillo trasforma un requisito di sicurezza in una tattica di offuscamento.
I risultati dell’indagine
Le app coinvolte in questa campagna erano almeno quindici, cinque delle quali ancora disponibili su Google Play all’inizio delle analisi. Hanno totalizzato milioni di download, soprattutto in Asia, ma anche in Europa e in Italia. A conferma dell’inganno, alcune avevano raggiunto la vetta delle classifiche degli strumenti gratuiti, attirando migliaia di utenti convinti di installare un’app utile. Il funzionamento di GhostAd è un esempio perfetto di come un software “non propriamente malevolo” possa comunque causare grossi problemi. L’adware non ruba dati sensibili, ma sfrutta un trucco tecnico: avvia un servizio in primo piano, cioè un processo che Android mantiene attivo anche quando l’app è chiusa. Normalmente questi servizi sono usati per funzioni utili, come la musica in background o il navigatore. Nel caso di GhostAd, invece, il servizio viene mantenuto vivo grazie a una notifica invisibile: c’è, ma non mostra alcun testo, quindi è difficile capire perché non si possa rimuovere.
A questo si aggiunge un JobScheduler, un sistema che riattiva continuamente il caricamento di nuovi annunci, anche se il telefono sembra inattivo. È come se ogni pochi secondi qualcuno accendesse e spegnesse luci, radio e TV senza che ce ne accorgiamo: lo smartphone lavora, consuma energia e scalda, pur non essendo in uso. Per gli operatori dietro GhostAd, però, ogni ciclo pubblicitario genera impressioni e quindi guadagni.
Le contromisure
Check Point ha segnalato le applicazioni a Google, che le ha rimosse dal Play Store e ha attivato il blocco tramite Google Play Protect, il sistema che disattiva automaticamente le app pericolose rilevate. Nonostante ciò, l’episodio conferma quanto sia complicato intercettare le minacce che si muovono nella zona grigia: software che non ruba password né attacca il sistema, ma sfrutta funzioni legittime per scopi discutibili.
Oltre al consumo delle risorse, gli esperti avvertono un ulteriore rischio: autorizzazioni eccessive, come l’accesso alla memoria esterna, permettono a queste app di analizzare documenti, screenshot o report aziendali presenti sul telefono. Un problema particolarmente delicato per i dipendenti che usano lo smartphone anche per lavoro.
Come difendersi?
Alcune regole semplici aiutano molto: evitare app con nomi generici o poco chiari, controllare le recensioni, diffidare delle notifiche persistenti senza testo e verificare periodicamente l’elenco completo delle app installate. Piccole attenzioni che possono evitare grandi seccature. GhostAd è un promemoria: anche un’app gratuita apparentemente innocua può trasformarsi in un ospite indesiderato. E nella vita digitale di ogni giorno, la leggerezza è un lusso che spesso si paga con la propria sicurezza.
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