Nel secondo trimestre del 2026, Microsoft si conferma il marchio più imitato nelle campagne di phishing, con il 22,6% dei casi osservati da Check Point Research. Dietro di lui ci sono LinkedIn, Google, Apple e Amazon, mentre tra i nuovi bersagli entra anche ChatGPT, segnale che i criminali stanno inseguendo tutto ciò che le persone usano davvero ogni giorno, dalle piattaforme di lavoro ai servizi di intelligenza artificiale.
Come funziona il meccanismo
Il truffatore si veste da servizio conosciuto per convincere la vittima a consegnare password, dati di pagamento o altre informazioni sensibili. È un po’ come ricevere una telefonata da qualcuno che parla con il tono del proprio istituto bancario: se il nome ti suona familiare, sei più portato a fidarti.
Tra le campagne osservate ce n’è una che ha imitato ChatGPT Plus con una falsa email di pagamento non riuscito, spingendo l’utente verso una pagina pensata per rubare i dati della carta. Un’altra ha riprodotto un negozio online in stile Michael Kors, con carrello e checkout completi, così da far sembrare legittimo anche il passaggio in cui si inseriscono i dati di pagamento.
Il report segnala anche falsi portali iCloud, PayPal e una pagina di supporto Microsoft che prometteva un aggiornamento urgente di Office ma in realtà distribuiva un file eseguibile malevolo. In questi casi il trucco non è soltanto il logo copiato: gli attaccanti usano piccoli dettagli psicologici, come l’urgenza, pulsanti non funzionanti o domini molto simili a quelli reali, per spingere l’utente ad agire in fretta e senza controllare.
Il concetto di brand phishing è proprio questo: trasferire la fiducia da un marchio autentico a una pagina o a un messaggio falso. Chi cade nella trappola non pensa di stare “cliccando su un link strano”, ma crede di stare interagendo con un servizio affidabile. Ed è per questo che il fenomeno funziona così bene.
Un altro elemento nuovo è il ruolo dell’IA generativa. Secondo Check Point, sta abbassando la barriera per creare e-mail, siti web e schermate false sempre più convincenti e su larga scala. In pratica, quello che prima richiedeva tempo, competenze grafiche e un po’ di fortuna oggi può essere prodotto molto più velocemente, rendendo il phishing più difficile da individuare e più facile da replicare.

Esempio di messaggio fraudolento riferito a Teams
Il flusso dell’attacco
- L’utente fa clic sul link.
- Il link apre un URL di autorizzazione OAuth legittimo di login.microsoftonline.com, non un dominio simile, ed è proprio per questo che non sembra sospetto.
- L’accesso porta l’utente a una richiesta di autorizzazione “Approva le autorizzazioni” o “Accetta per conto della tua organizzazione”.
- Se l’approvazione viene concessa, Microsoft reindirizza il browser all’uri_redirect specificato nella richiesta originale. In questa campagna, si tratta di un endpoint di AWS API Gateway: un’infrastruttura controllata dall’autore dell’attacco, non da Microsoft.
- Il codice di autorizzazione (o token) viene inviato a quell’endpoint e l’autore dell’attacco lo scambia per ottenere l’accesso; l’ambito e l’impatto dipendono interamente dalle autorizzazioni concesse e dall’account che le ha approvate.
Questa tecnica è già diffusa e sta diventando sempre più comune. È una tecnica identificata e monitorata nel framework MITRE ATT&CK e, nel 2026, si è evoluta da un attacco mirato e realizzato manualmente a un servizio che praticamente chiunque può noleggiare.