Connect with us

Exploit

Redazione

Pubblicato

il

Nome generico che indica lo strumento che permette di sfruttare le vulnerabilità di un sistema e di ottenere l’accesso remoto o l’accesso a risorse o dati riservati. Può prendere diverse forme, può essere scritto in diversi linguaggi e può sfruttare vulnerabilità diversissime.

Senza categoria

Nuova opzione anti-phishing per Chrome

Safe Browsing si aggiorna per rendere più sicura l’esperienza di navigazione

Avatar

Pubblicato

il

Un importante aggiornamento per Safe Browsing su Chrome introdurrà protezione in tempo reale contro malware e phishing. Questo sviluppo migliora significativamente la sicurezza degli utenti confrontando i siti Web con un elenco aggiornato di URL dannosi. Con oltre 5 miliardi di dispositivi protetti e l’analisi quotidiana di miliardi di URL e file, questo upgrade promette di ridurre i tentativi di phishing del 25%.

Safe Browsing protegge già oltre 5 miliardi di dispositivi in tutto il mondo, difendendo da phishing, malware, software indesiderati e altro ancora”, hanno dichiarato Jasika Bawa e Jonathan Li di Google, precisando che lo strumento “valuta ogni giorno più di 10 miliardi di URL e file, mostrando a più di 3 milioni di utenti avvisi di potenziali minacce”.

Inoltre, con questo questo aggiornamento BigG garantirà anche la privacy degli utenti nel corso della navigazione, grazie a una nuova API che utilizza per offuscare gli URL dei siti Web visitati.

 

 

Leggi anche: “Tor Browser: nuova versione disponibile


Hai trovato questo articolo interessante? Seguici su Facebook , Twitter, Mastodon

Continua a Leggere

Articoli

I gadget segreti degli hacker

La valigetta del pirata contiene dispositivi hi-tech piccoli, anonimi e potenti, facilmente acquistabili anche su Amazon. Ecco la nostra selezione…

Avatar

Pubblicato

il

FARADAY BAG 2
ALTRO CHE GABBIA!
Una Faraday Bag, o borsa di Faraday, è un dispositivo di schermatura elettromagnetica progettato per bloccare segnali RF (Radio Frequency) e impedire comunicazioni indesiderate, proteggendo così dispositivi elettronici sensibili da spionaggio, intercettazioni e attacchi esterni. Questa tecnologia utilizza il principio della gabbia di Faraday, un concetto fisico per cui una struttura conduttiva incapsula completamente un volume e ne isola il contenuto dalle influenze elettromagnetiche esterne. La Faraday Bag è realizzata mediante tessuti specializzati integrati con materiali conduttivi, come il filo di rame, l’alluminio o una lega metallica, che assicurano l’interruzione efficace di segnali quali GPS, GSM, LTE, Wi-Fi, Bluetooth e radiofrequenze analoghe.

Quanto costa: € 10,69

Dove acquistarlo: su Amazon

 

 

HAK5 WIFI PINEAPPLE NANO
FREQUENZA OPERATIVA SUPER ESTESA

AckRF One, è fondamentalmente un ricevitore e trasmettitore radio programmabile. Uno strumento versatile nell’ambito del Software Defined Radio (SDR), concepito per facilitare l’esecuzione di attività di test, sviluppo e ricerca sulle comunicazioni wireless. Caratterizzato da una gamma di frequenza operativa estesa, che va da 1 MHz a 6 GHz, il HackRF One si distingue per la sua capacità di ricevere e trasmettere segnali su un’ampia varietà di bande di frequenza, rendendolo adatto all’analisi di sistemi radio da LF (Low Frequency) a SHF (Super High Frequency). Esistono molteplici modi per sfruttare HackRF One, e l’apertura delle portiere dell’auto non è certamente il più interessante tra questi.

Quanto costa: € 398,96

Dove acquistarlo: su Amazon

 

HACKYPI
HACKING IN FORMATO TASCABILE

È la scelta ideale per chi ama il “bricolage tecnologico”, ovvero: sviluppatori e specialisti in cybersecurity che desiderano immergersi nell’universo dell’hacking e della protezione dei dati. Questo gadget compatto e facilmente trasportabile è equipaggiato con un processore Dual-core RP2040 Arm Cortex-M0+. Compatibile con sistemi operativi quali Windows, Mac e Linux, HackyPi non necessita di installazione di driver, essendo un prodotto con hardware a codice aperto. Supporta la programmazione in Python e permette la creazione di codici su misura attraverso l’uso di HidLibrary in diversi linguaggi di programmazione. È inoltre dotato di slot per schede SD, una porta USB tipo A, un display TFT da 1,1 pollici e un pulsante di accensione integrato.

Quanto costa: € 43,00

Dove acquistarlo: su Amazon


Hai trovato questo articolo interessante? Seguici su Facebook , Twitter, Mastodon

Continua a Leggere

News

Apple fa la guerra agli sviluppatori

La nuova normativa UE apre un’alternativa all’App Store ma Apple sembra mirare a “bruciare” questi negozi

Avatar

Pubblicato

il

Volete mettere un collegamento per acquistare una app sul vostro sito o proporla su una varietà di piattaforme? Se volete distribuirla sugli iPhone, potreste avere delle difficoltà oppure pagare un caro prezzo per poterlo fare. Apple si trova a dover offrire delle alternative al testato e proficuo sistema basato su Apple Store e Apple Pay per la vendita delle app, sia nel vecchio continente sia in quello nuovo ma, oltre a sostenere che l’apertura a nuove soluzioni può mettere a rischio sicurezza e privacy degli utenti iOS, ha messo in atto dei metodi per coprire le proprie spese che riducono notevolmente i vantaggi di queste teoriche aperture del mercato per gli sviluppatori.

Cosa dice la normativa UE

La legge sui mercati digitali (o DMA da Digital Markets Act) è una norma europea che mira a regolamentare le grandi piattaforme online, denominate gatekeeper, per garantire una concorrenza leale e l’innovazione nel mercato digitale. La DMA stabilisce delle regole per i gatekeeper, imponendo una serie di obblighi per proteggere la libertà di scelta e la privacy degli utenti. Lo scopo della legge è evitare che operatori con un significativo potere di mercato, come Apple, possano abusarne. I gatekeeper hanno dovuto rispettare  gli obblighi delineati nel DMA, tra cui consentire l’interoperabilità con terze parti, fornire l’accesso ai dati generati dagli utenti e garantire un trattamento equo delle imprese sulle proprie piattaforme. La mancata osservanza può portare multe fino al 10% del fatturato annuo totale mondiale di un’azienda o persino rimedi strutturali come la cessione di sue parti. Come la legge sottolinea “Pratiche di un gatekeeper, come favorire i propri servizi o impedire agli utenti commerciali dei propri servizi di raggiungere i consumatori, possono eliminare la concorrenza, portando come conseguenze meno innovazione, meno qualità e prezzi più alti. Quando un gatekeeper adotta pratiche sleali, per esempio imponendo condizioni inique per l’accesso al proprio negozio online di applicazioni software o impedendo l’installazione di applicazioni provenienti da altre fonti, è probabile che i consumatori paghino di più o siano privati dei benefici che i servizi alternativi avrebbero potuto apportare”. Nel caso specifico di Apple, la legge comporta che gli sviluppatori, nell’App Store nell’UE per iOS, iPadOS, macOS, tvOS e watchOS, abbiano la possibilità di utilizzare fornitori di servizi di pagamento alternativi a quello di Apple per gli acquisti e possano offrire un collegamento alla propria pagina Web per completare le transazioni. Apple naturalmente si è adeguata alla normativa ma i costi legati alle opzioni pagamento alternative  hanno lasciato perplessi molti operatori del settore e sembrano annullare i benefici della legge.

Un esempio di quanto potrebbe dover pagare Meta per distribuire Instagram su un nuovo app store iOS. Senza programmi come Instagram, però, potranno decollare dei nuovi store di questo tipo?

Il costo di un’alternativa

Se uno sviluppatore continua a utilizzare il sistema di pagamento dell’App Store con il modello di commissione mondiale nell’UE, non è necessario alcun intervento. Per iniziare a utilizzare le nuove opzioni di elaborazione dei pagamenti, invece, lo sviluppatore deve accettare un addendum sui termini alternativi per le app distribuite nell’Unione Europea per tutti i suoi account. L’accordo include nuovi termini commerciali per queste app, tra cui una Core Technology Fee (CTF). Per le app iOS distribuite su App Store e/o su un marketplace alternativo che raggiungono una scala significativa, pagherete 0,50 € per ogni prima installazione annuale oltre 1 milione di esse. David Heinemeier Hansson, creatore di Ruby on Rails e fondatore di Basecamp e HEY, ha spiegato in un suo post  cosa significa in pratica in termini di costi. “Prendiamo Meta come esempio. Solo la loro applicazione Instagram è utilizzata da oltre 300 milioni di persone in Europa. Per semplificare i calcoli, diciamo che nell’UE ce ne sono 250 milioni. Per distribuire Instagram su, per esempio, un nuovo app store iOS di Microsoft, Meta dovrebbe pagare ad Apple 11.277.174 dollari AL MESE (!!!) come “Core Technology Fee”. Cioè 135 milioni di dollari all’anno. Solo per il privilegio di inserire Instagram in un negozio concorrente. Non è previsto alcun compenso se l’applicazione rimane esclusivamente nell’App Store di Apple”. Heinemeier parla di “estorsione” riferendosi a questi costi e prosegue così: “E Meta ha molte applicazioni di successo! In Europa WhatsApp è ancora più popolare di Instagram, quindi si tratta di altri 135 milioni di dollari all’anno. Poi devono pagare anche l’app di Facebook. E c’è l’app Messenger. Se si aggiungono cento milioni qui e cento milioni là, improvvisamente si parla di cifre davvero importanti! Anche per una grande azienda come Meta, sarebbe una spesa folle offrire tutte le proprie applicazioni in questi nuovi app store alternativi. Il che, ovviamente, è il punto chiave. Apple non vuole che Meta, o chiunque altro, utilizzi questi negozi alternativi. Vogliono che tutto rimanga esattamente com’è, in modo da poter continuare la loro routine indisturbati. Questa strategia è quindi esplicitamente progettata per garantire che nessun negozio di app di terze parti possa mai decollare. Senza le grandi app, non ci sarà alcuna attrazione e non ci saranno store. Tutti gli sforzi dell’UE per creare concorrenza nei mercati digitali saranno inutili. E Apple potrà inviare un chiaro segnale: ‘se interrompete il nostro gatekeeping, ve ne faremo pentire e dovrete pagare. Non opponete resistenza, lasciate perdere’. Speriamo che l’UE non lasci perdere”. Un iPhone è di fatto un computer? In un ulteriore post, Hansson sottolinea un altro aspetto importante di questa controversia. “La disputa sull’App Store si riduce a una grande domanda: l’iPhone è un computer o no? Se è un computer, dovremmo avere il diritto di calcolo. Come i consumatori hanno ottenuto il diritto alla riparazione. Se è un computer, dovrebbe essere vostro e dovreste avere il diritto di installare qualsiasi software desideriate. Se non è un computer, allora cos’è? Una console di gioco? Un elettrodomestico? Un giocattolo? C’è uno spettro in queste definizioni in cui i consumatori forse non si aspetterebbero il diritto di installare software di loro scelta, anche se c’è un “computer” da qualche parte all’interno dell’oggetto. E sospetto che sia proprio questo modello mentale ad animare i sostenitori di Apple su questo tema. Vogliono sfuggire alla libertà di possedere un computer. Ma credo che la maggior parte delle persone, a conti fatti, creda che il proprio smartphone sia un vero e proprio computer. E che dopo aver pagato anche più di 1.000 euro per questo computer, dovrebbero essere in grado di installare qualsiasi software desiderino. Senza dover chiedere il permesso ad Apple o a Google! Dovrebbero essere in grado di avere un rapporto diretto con aziende come Adobe, Epic, Netflix o 37signals, senza l’intermediazione di un casellante che dica loro cosa è consentito o che chieda una percentuale spropositata. Proprio come hanno potuto fare con ogni moderno PC fin dagli albori dell’informatica”.

Un freno per le app gratuite

Non sono solo i grandi sviluppatori come Meta a soffrire della nuova politica di Apple. Come sottolineato dal sito Macrumors, questo potrebbe infatti portare gli sviluppatori di applicazioni freemium alla bancarotta se scegliessero di usare pagamenti o store alternativi. Se per esempio sviluppate un’app gratuita e avete la fortuna che diventi un successo con oltre un milione di installazioni, vi troverete a pagare 0,50 € al mese per ogni utente. Con due milioni di installazioni, sono più di 41.000 € al mese, come potete vedere nella foto qui accanto, fatta con il sistema di calcolo offerto da Apple. Questo modello risulta insostenibile per le app gratuite mentre quelle freemium devono generare almeno 0,50 € per utente per sostenere le spese. Per evitare il rischio di andare in perdita, gli sviluppatori potrebbero dover richiedere un pagamento iniziale per le loro app… rinunciando quindi di fatto a essere freemium, perché questa strategia commerciale prevede che l’app sia offerta gratuitamente e che solo funzionalità, servizi o contenuti aggiuntivi richiedano un pagamento. Conviene quindi lasciare tutto com’è, senza avere pagamenti e metodi di distribuzioni alternativi ed eliminando in questo modo le spese fisse… ma con questa situazione il provvedimento dell’UE è riuscito a creare un mercato più libero? Apple dichiara nel suo comunicato stampa  che l’aumento di costi si applica solo all’1% delle app. Resta però la domanda se gli altri app store possano essere competitivi senza quell’1% di grande successo.

Con due milioni di installazioni, un’app gratuita ha più di 41.000 € al mese di costi fissi se usa app store o sistemi di pagamento alternativi, ma nessun costo fisso se mantiene il contratto Apple tradizionale

 

Leggi anche: “Apple corre ai ripari

 

Continua a Leggere

Corsi

Percorsi di formazione per accrescere le competenze digitali

Il progetto che ha formato 180 donne, tra i 18 e i 50 anni, con competenze digitali e trasversali, ora disponibili per un inserimento lavorativo

Avatar

Pubblicato

il

ITac@, un progetto nato dalla collaborazione tra organizzazioni non profit come ISF, COPE e CIAC, e quelle profit come Impactskills, Mygrants e Intesys, con l’obiettivo comune di migliorare le competenze delle donne beneficiarie e renderle più autonome, accompagnandole verso un miglioramento delle loro condizioni, ha organizzato dei percorsi di formazione rivolte a 180 donne italiane e straniere, tra i 18 e i 50 anni. Questi percorsi comprendono competenze informatiche di base, strumenti di produttività come Excel, Word e PowerPoint, linguaggi di programmazione web come HTML, CSS, JavaScript, no-code e low-code, React, Excel avanzato, gestione dei social media, WordPress, Canva e PHP. Attraverso la formazione, le partecipanti acquisiscono sia competenze digitali che trasversali e vengono introdotte al mercato del lavoro. Le aziende possono attingere gratuitamente ai profili professionali delle partecipanti, valutando le loro abilità e il loro miglioramento tecnico. Le partecipanti devono superare validazioni delle competenze, colloqui individuali motivazionali e di orientamento al lavoro. Le piccole e medie imprese, le corporate e le agenzie interinali possono aderire al progetto per soddisfare il proprio fabbisogno occupazionale, iscrivendosi alla piattaforma e specificando le caratteristiche dei candidati desiderati. Successivamente, verrà avviata una selezione mirata basata sulle esigenze delle aziende e sui profili richiesti. Il progetto è stato selezionato dal Fondo per la Repubblica Digitale – Impresa sociale, un’iniziativa che mira ad accrescere le competenze digitali e promuovere la transizione digitale del Paese. Questo fondo, alimentato da versamenti delle Fondazioni di origine bancaria, ha lo scopo di investire nella digitalizzazione in linea con gli obiettivi del PNRR e dell’FNC.

 

Leggi anche: “Corsi di formazione gratuiti a tema cybersecurity

 


Hai trovato questo articolo interessante? Seguici su Facebook , Twitter, Mastodon

Continua a Leggere

News

KDE Neon 6 è disponibile!

KDE neon è stato aggiornato con KDE Frameworks 6, Plasma 6 e con tutte le applicazioni di KDE Gear 24.02 ed è pieno di novità

Avatar

Pubblicato

il

KDE neon 6, costruito sulle fondamenta stabili dell’ultima versione di Ubuntu LTS, entra in scena con KDE Plasma 6. Questa versione introduce una pletora di miglioramenti, tra cui il supporto per HDR (High Dynamic Range) e Qt 6. Il rinnovamento del tema Brezza, insieme alle nuove impostazioni, migliora l’esperienza dell’utente offrendo un’interfaccia più elegante e intuitiva. KDE Neon 6 è pensato non solo per l’uso quotidiano ma anche per gli ambienti di produzione, offrendo il kernel Linux 6.5 e Wayland di default.

Il nuovo sfondo, che vede il sole di giorno e una cometa la notte, è bello ma, se volete cambiarlo, ora potete farlo anche dalle impostazioni di sistema

Novità da Plasma 6

KDE Plasma 6 presenta diverse caratteristiche volte a migliorare l’esperienza desktop. L’applicazione Discover si arricchisce di una sezione dedicata a novità e aggiornamenti, aiutandovi a stare al passo con il vivace ecosistema delle applicazioni Linux. I pannelli fluttuanti diventano una caratteristica predefinita, aggiungendo un tocco moderno all’interfaccia utente. Inoltre, un’area di intestazione colorata aiuta a distinguere facilmente le finestre attive, migliorandone ulteriormente l’usabilità. Il commutatore di attività offre ora una visualizzazione a griglia di miniature, fornendo indicazioni visive che migliorano l’efficienza del multitasking. L’inclusione di un menu dedicato agli sfondi nelle impostazioni indica inoltre l’attenzione alla personalizzazione, confermata da altre funzioni che consentono di adattare facilmente il proprio desktop alle esigenze personali. Con questa uscita arrivano anche il supporto per i cursori hardware sulle GPU Nvidia, un nuovo comportamento predefinito di doppio clic per aprire file/cartelle e numerosi altri miglioramenti volti a migliorare l’esperienza utente complessiva. Neon 6 e Plasma 6 rappresentano un monumentale avanzamento per la comunità di KDE, con l’enfasi sul design incentrato sull’utente e sulle funzionalità all’avanguardia. Non solo consolidano la posizione di KDE nel mondo Linux, ma stabiliscono anche un nuovo punto di riferimento per ciò che gli utenti possono aspettarsi da un ambiente desktop.

Due anni dopo la rimozione dell’effetto cubo in KWin, è stato reintegrato, offrendo un modo accattivante per visualizzare e scegliere più desktop su Plasma

 

Leggi anche: “KDE Plasma 6 in arrivo

 

 

 

 

Continua a Leggere

News

Malware per il mobile banking in crescita

Secondo Kaspersky negli ultimi 12  mesi si è registrato un aumento significativo di malware per il mobile banking e di phishing legato alle criptovalute

 

Avatar

Pubblicato

il

Il Financial Threat Report per il 2023 pubblicato da Kaspersky fornisce un’analisi dettagliata dell’evoluzione delle minacce informatiche nel settore finanziario. Secondo il report, negli ultimi 12 mesi c’è stato un notevole aumento del numero di utenti che hanno incontrato trojan bancari mobili, con un incremento del 32% degli attacchi agli utenti Android rispetto al 2022. Il trojan bancario più diffuso è stato Bian.h, responsabile del 22% di tutti gli attacchi Android. Geograficamente, Afghanistan, Turkmenistan e Tagikistan hanno registrato la percentuale più alta di utenti colpiti da trojan bancari, mentre la Turchia si è posizionata al primo posto per gli attacchi di malware nel mobile banking, con circa il 3% di utenti colpiti (2,98%).

Numero di utenti Android colpiti da malware bancario al mese, 2022-2023

 

Nel 2023, nonostante un calo dell’11% nel numero di utenti colpiti da malware per PC nell’ambito finanziario, Ramnit e Zbot hanno dominato con oltre il 50% degli attacchi. Gli utenti privati sono stati il bersaglio principale, rappresentando il 61,2% di tutti gli attacchi.

Il phishing finanziario ha confermato la sua rilevanza nel 2023, rappresentando il 27,32% di tutti gli attacchi di phishing a utenti aziendali e il 30,68% a utenti privati. Gli e-shop sono stati la principale esca, coinvolgendo il 41,65% dei casi di phishing finanziario. Inoltre, il phishing di PayPal ha costituito il 54,78% delle pagine di phishing indirizzate agli utenti dei sistemi di pagamento elettronico.

Il phishing legato alle criptovalute ha registrato una crescita del 16% su base annua, con 5,84 milioni di rilevamenti nel 2023 rispetto ai 5,04 milioni del 2022. Gli e-shop sono risultati essere il principale bersaglio, rappresentando il 41,65% di tutte le pagine di phishing finanziario. Amazon è stato il negozio online più imitato (34%), seguito da Apple (18,66%) e Netflix (14,71%). PayPal è stato il sistema di pagamento più frequentemente attaccato, coinvolto nel 54,73% degli attacchi.


Hai trovato questo articolo interessante? Seguici su Facebook , Twitter, Mastodon

Continua a Leggere

Articoli

L’aspiratutto del Web!

Preleva i video da YouTube, Soundcloud, Vimeo, Dailymotion… e ne estrae l’audio. Ecco come fare

Avatar

Pubblicato

il

YouTube è universalmente riconosciuto come la più vasta e popolare piattaforma di condivisione video al mondo, offrendo una vasta gamma di contenuti per soddisfare ogni interesse. Tuttavia, al di fuori dell’opzione di aderire a profili a pagamento come YouTube Premium, che offre la visione senza pubblicità e la possibilità di scaricare video per la visualizzazione offline, non è possibile salvare i video direttamente sul proprio dispositivo. Fortunatamente, esiste una soluzione gratuita e user-friendly: si chiama Vividl.

 

Come funziona?

Una volta installata l’applicazione sul computer, basta avviarla e inserire l’URL del video desiderato nella schermata dedicata. Cliccando sul pulsante di download, il video verrà salvato sull’hard disk in pochi istanti. Vividl non si limita a supportare YouTube, ma è compatibile anche con altre piattaforme di condivisione come Vimeo, DailyMotion e SoundCloud. Di seguito, ti mostriamo in pochi passaggi come installare Vividl e configurarlo per scaricare i contenuti desiderati. Tuttavia, è importante ricordare che molti contenuti online sono soggetti a copyright, quindi è fondamentale utilizzarli nel rispetto delle leggi vigenti. Il tool può essere scaricato da qui.

 

IN PRATICA

Installiamo il tool
Dopo aver scaricato il tool ed estratto il file compresso VividlSetup.zip, avviamo l’eseguibile VividlSetup.exe con un doppio clic. L’installazione procede senza richiedere passaggi complicati: è necessario cliccare tre volte sul pulsante Next e, una volta completata, è sufficiente chiudere la finestra di setup. Avviamo il programma.

 

Definiamo la cartella dei download
Clicchiamo sul pulsante Impostazioni (icona a forma di ruota dentata visibile in alto a destra). Nella scheda Generale spostiamoci alla sezione Cartella Download video. Per scegliere una cartella specifica in cui salvare i nostri video, clicchiamo su Modifica, quindi selezioniamo il percorso desiderato dove verranno memorizzati i filmati. Successivamente, confermiamo premendo Ok.


Impostiamo il codec di default
Sempre dalla finestra Impostazioni, scheda Generale spostiamoci nella sezione Elenco download e dal campo Formato download predefinito: scegliamo, dal menu a tendina, la voce Converti in MP4. Da questo menu possiamo selezionare altri formati di codifica (non solo video), come AVI, MKV. MP3 e altri. Clicchiamo Ok per confermare.


Scegliamo il video da prelevare
Apriamo il nostro browser e accediamo alla piattaforma YouTube. A questo punto avvalendoci del campo di ricerca individuiamo il video che intendiamo scaricare. Posizioniamoci nella barra degli indirizzi e clicchiamo la combinazione di tasti Ctrl + A, per selezionare l’indirizzo, e subito dopo Ctrl+C, per copiare l’indirizzo negli appunti di Windows.

          

Aggiungiamo il contenuto da scaricare
Torniamo alla schermata principale di VIVIDL. Clicchiamo il pulsante + visibile in alto a sinistra. Clicchiamo col puntatore del mouse nella finestra Aggiungi nuovi video. Premiamo Ctrl + V per copiare l’indirizzo YouTube dagli appunti di Windows nella finestra dei download. Attendiamo qualche istante e clicchiamo Ok.


Avviamo il download
Clicchiamo Configura Download (icona degli attrezzi) per decidere il formato di decodifica video, selezionando una delle opzioni nella colonna di sinistra, e quello audio (colonna di destra). Per scaricare soltanto l’audio dobbiamo deselezionare la casella Video (visibile a sinistra) e spuntare la casella Solo audio (a destra). Per salvare in formato MP3, da Converti in: dobbiamo spuntare il check Solo audio e scegliere MP3 dal menu a tendina. Per avviare il download dobbiamo cliccare sulla freccia rivolta verso il basso.

Leggi anche: “Trucca il tuo Tubo


Hai trovato questo articolo interessante? Seguici su Facebook , Twitter, Mastodon

Continua a Leggere

Trending