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Orange Pi 800

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Orange Pi 800

Molti di noi conosceranno o avranno la Raspberry Pi 400, cioè la tastiera che integra una Raspberry Pi 4. Ebbene, ora questo dispositivo ha un rivale che si chiama Orange Pi 800. Scopriamo se è un degno avversario.

Tutto dentro la tastiera

Anche la Orange Pi 800 sembra una tastiera, invece è un intero computer – un miniPC – con CPU, memoria, disco e porte di collegamento. In pratica la tastiera ha al suo interno un chipset Rockchip RK3399 che integra una CPU a sei core (due di essi sono dei Cortex-A72 a 1,8 GHz, gli altri quattro sono dei Cortex-A53s a 1,4 GHz). Troviamo poi una GPU (scheda grafica) Mali-T860MP4, 4 GB of RAM di tipo LPDDR4 e un disco da 64 GB di tipo eMMC.

Orange Pi 800 è disponibile solo con il layout americano, tra i 78 tasti non troviamo cioè le lettere accentate che usiamo di norma. I programmatori gradiranno questo layout visto che usano spesso le parentesi quadre e graffe. In tutti i casi è possibile impostare nel sistema operativo il layout italiano: se si è abituati a digitare ci si adatta velocemente trovando comunque le lettere accentate pur non vedendole scritte.

Distro Linux

Orange Pi 800 arriva con il sistema Linux Orange Pi OS preinstallato, ma sul sito del produttore troviamo altri sistemi installabili: Manjaro, Ubuntu 22.04 e Debian 11. Queste distribuzioni Linux devono essere salvate su scheda microSD. Di OrangePi OS esiste anche una versione basata su Android. Avviata la macchina, ci troviamo di fronte un classico desktop: in alto a sinistra troviamo il menu Applications (Applicazioni, una volta che avremo messo in italiano il sistema) con i vari programmi installati divisi per categorie (Impostazioni, Internet, Multimedia, Grafica, Ufficio, ecc.). Per mettere in italiano il sistema operativo il modo più rapido è usare il programma OrangePi config che troviamo nel menu delle impostazioni. Tramite esso è anche possibile installare vari programmi non presenti all’inizio, come LibreOffice, il media center Plex o la soluzione per la sincronizzazione dei file Syncthing. Sempre in alto, a destra, ci sono invece le icone che indicano lo stato della rete, l’orario, il Bluetooth, ecc. Prima che ce la chiediate, la password dell’utente predefinito è orangepi. La tastiera è tutto sommato comoda nella digitazione. è necessario dotarsi di un mouse, non incluso nella confezione (nello store ufficiale su Amazon, https://bit.ly/ci272_orangepi800), dove invece troviamo l’alimentatore da rete, Orange Pi 800, infatti, non va a batteria. Noi l’abbiamo usata come un classico sistema desktop, con buone prestazioni. Orange Pi 800 può piacere anche ai programmatori e agli appassionati di elettronica, anche se bisogna notare che il GPIO presente non permette l’uso delle schede pensate per la Raspberry Pi. E ovviamente, installando il software adatto, diventa tranquillamente una stazione da hacking!

Le porte della Orange Pi 800

Grazie alle porte HDMI 2.0 (con uscita in 4K) e VGA possiamo collegare due monitor alla tastiera, che integra un altoparlante non eccelso ma comodo.


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L’aspiratutto del Web!

Preleva i video da YouTube, Soundcloud, Vimeo, Dailymotion… e ne estrae l’audio. Ecco come fare

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YouTube è universalmente riconosciuto come la più vasta e popolare piattaforma di condivisione video al mondo, offrendo una vasta gamma di contenuti per soddisfare ogni interesse. Tuttavia, al di fuori dell’opzione di aderire a profili a pagamento come YouTube Premium, che offre la visione senza pubblicità e la possibilità di scaricare video per la visualizzazione offline, non è possibile salvare i video direttamente sul proprio dispositivo. Fortunatamente, esiste una soluzione gratuita e user-friendly: si chiama Vividl.

 

Come funziona?

Una volta installata l’applicazione sul computer, basta avviarla e inserire l’URL del video desiderato nella schermata dedicata. Cliccando sul pulsante di download, il video verrà salvato sull’hard disk in pochi istanti. Vividl non si limita a supportare YouTube, ma è compatibile anche con altre piattaforme di condivisione come Vimeo, DailyMotion e SoundCloud. Di seguito, ti mostriamo in pochi passaggi come installare Vividl e configurarlo per scaricare i contenuti desiderati. Tuttavia, è importante ricordare che molti contenuti online sono soggetti a copyright, quindi è fondamentale utilizzarli nel rispetto delle leggi vigenti. Il tool può essere scaricato da qui.

 

IN PRATICA

Installiamo il tool
Dopo aver scaricato il tool ed estratto il file compresso VividlSetup.zip, avviamo l’eseguibile VividlSetup.exe con un doppio clic. L’installazione procede senza richiedere passaggi complicati: è necessario cliccare tre volte sul pulsante Next e, una volta completata, è sufficiente chiudere la finestra di setup. Avviamo il programma.

 

Definiamo la cartella dei download
Clicchiamo sul pulsante Impostazioni (icona a forma di ruota dentata visibile in alto a destra). Nella scheda Generale spostiamoci alla sezione Cartella Download video. Per scegliere una cartella specifica in cui salvare i nostri video, clicchiamo su Modifica, quindi selezioniamo il percorso desiderato dove verranno memorizzati i filmati. Successivamente, confermiamo premendo Ok.


Impostiamo il codec di default
Sempre dalla finestra Impostazioni, scheda Generale spostiamoci nella sezione Elenco download e dal campo Formato download predefinito: scegliamo, dal menu a tendina, la voce Converti in MP4. Da questo menu possiamo selezionare altri formati di codifica (non solo video), come AVI, MKV. MP3 e altri. Clicchiamo Ok per confermare.


Scegliamo il video da prelevare
Apriamo il nostro browser e accediamo alla piattaforma YouTube. A questo punto avvalendoci del campo di ricerca individuiamo il video che intendiamo scaricare. Posizioniamoci nella barra degli indirizzi e clicchiamo la combinazione di tasti Ctrl + A, per selezionare l’indirizzo, e subito dopo Ctrl+C, per copiare l’indirizzo negli appunti di Windows.

          

Aggiungiamo il contenuto da scaricare
Torniamo alla schermata principale di VIVIDL. Clicchiamo il pulsante + visibile in alto a sinistra. Clicchiamo col puntatore del mouse nella finestra Aggiungi nuovi video. Premiamo Ctrl + V per copiare l’indirizzo YouTube dagli appunti di Windows nella finestra dei download. Attendiamo qualche istante e clicchiamo Ok.


Avviamo il download
Clicchiamo Configura Download (icona degli attrezzi) per decidere il formato di decodifica video, selezionando una delle opzioni nella colonna di sinistra, e quello audio (colonna di destra). Per scaricare soltanto l’audio dobbiamo deselezionare la casella Video (visibile a sinistra) e spuntare la casella Solo audio (a destra). Per salvare in formato MP3, da Converti in: dobbiamo spuntare il check Solo audio e scegliere MP3 dal menu a tendina. Per avviare il download dobbiamo cliccare sulla freccia rivolta verso il basso.

Leggi anche: “Trucca il tuo Tubo


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Tracciamo l’attività al PC

Con ActivityWatch possiamo tenere sotto controllo il tempo passato con le varie attività al nostro computer

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Spesso passiamo molto tempo al PC per diverse attività e a volte ci farebbe piacere tenerne traccia, per esempio per calcolare il tempo passato a un progetto oppure anche solo per capire come trascorriamo la giornata davanti al monitor. In questo modo potremmo individuare eventuali cattive abitudini che ci fanno perdere tempo. ActivityWatch è l’utility perfetta per questo scopo: una volta installata provvede infatti a memorizzare le nostre attività e presentare in qualsiasi momento un report dettagliato, che comprende anche i periodi di inattività AFK (Away From Keyboard), cioè quando il sistema non registra movimenti del mouse o l’uso della tastiera. Inoltre sono disponibili degli add-on per Firefox e Chrome (compatibili anche con Edge) che ci permettono di visualizzare anche quanto tempo navighiamo nel Web e quali siti abbiamo visitato. Vediamo come usarlo.

 

ActivityWatch è programma Open Source che possiamo scaricare dal sito activitywatch.net. È un programma crossplatform, cioè disponibile per diversi sistemi operativi: Windows, Linux, macOS. C’è anche una versione per Android.

 

ActivityWatch integra un server Web che fornisce l’interfaccia, collegandosi dal browser all’URL localhost:5600. Dal menu accediamo al report (Activity) con le app più utilizzate o a una timeline che mostra la cronologia delle attività.

Per tracciare le attività, ActivityWatch usa i Watcher, dei software che memorizzano ciò che facciamo al PC. Sono già inclusi quello per Windows e AFK, per aggiungere quelli per i browser andiamo nei relativi store e installiamo gli add-on.

Da Activity, installato l’add-on ActivityWatch per il browser, vedremo nel dettaglio delle attività i diversi siti che abbiamo visitato e il tempo trascorso, selezionando appunto la scheda Browser. Il dettaglio sarà visibile anche nella timeline.


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Password sicure… e in cassaforte!

Sono tante. Troppe. E ricordarle tutte e praticamente impossibile. Ecco perché sono nati i password manager come KeePassX, un tool consigliato dal collettivo Anonymous

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Considerato il numero di credenziali da ricordare oggigiorno, non basta avere una memoria di ferro. E non è certo saggio utilizzare una sola password per tutti i servizi e le applicazioni. Come risolvere il problema? Una soluzione è ricorrere a un software ad hoc, un password manager come KeePassX, che oltre a essere gratuito, è molto semplice da utilizzare e consente di memorizzare anche nomi utenti, indirizzi web, allegati e commenti. E come se non bastasse, offre anche una funzionalità utilissima dedicata alla sicurezza: la possibilità di creare password super sicure e lunghe.

 

Il programma

KeePassX è scaricabile dal sito del suo sviluppatore. Disponibile per Windows, MacOS X e Linux, è distribuito con licenza GNU General Public License e assicura un ottimo grado di sicurezza, dato che memorizza i dati crittografandoli con standard AES e Twofish, utilizzando chiavi a 256 bit. Caratteristica che ha spinto il collettivo Anonymous a segnalare KeePassX in quella che noi di HJ abbiamo definito “La cassetta degli attrezzi anticensura”. In sostanza, una serie di strumenti dedicati alla tutela della privacy e ad aggirare le limitazioni imposte all’Ucraina dal governo sovietico. Un kit di cui abbiamo parlato più volte in queste pagine.


L’utilizzo

KeePassX si presenta privo di fronzoli, con un’interfaccia grafica semplice e molto intuitiva. Ha un solo menu, dal quale è possibile creare velocemente dei database che contengano tutte le info necessarie per gli accessi a siti web, applicazioni, ecc. Per ciascuno di essi si possono anche impostare dei gruppi: delle sezioni che racchiudono le password divise per tipologia. Per esempio, tutti i codici di accesso alle caselle di posta elettronica o le chiavi per l’accesso ai siti di home banking. Infine, può anche essere impostata una password e una frase chiave generale. E forse è superfluo aggiungere che il file così creato può essere salvato su un supporto esterno, per tenerlo quindi lontano dalla Rete.

 

Download
Il primo passo è quello di collegarsi a questo indirizzo e recarsi nella sezione download. Da qui scaricate la versione che vi interessa. Noi abbiamo scelto quella per Windows. Attendiamo qualche istante e, dopo aver scompattato il file .rar scaricato, cliccate sull’applicazione KeePassX.

 

La password
Nella schermata principale che si apre cliccate sulla voce in alto a sinistra Database e scegliete Nuovo database. Inserite, a questo punto, una password sicura e, se volete, una frase chiave per garantire la protezione del database che state creando. Fatto ciò, selezionate il pulsante OK.


Le credenziali
Cliccate su Aggiungi nuova voce dal menu Voce. Assegnate un titolo, inserite il nome utente, la password e, infine, riportate l’URL del sito di riferimento nell’apposito box. Come ultimo dato, impostate una data di scadenza per le credenziali appena inserite. Cliccate sul pulsante OK per terminare l’inserimento.


Tutte le altre
Ripetete il procedimento fatto al passo precedente e inserite tutte le credenziali che desiderate memorizzare. Ricordate poi che per ogni voce inserita potete scegliere un’icona che rappresenti il servizio di cui state salvando le credenziali e potete scegliere anche se abilitare o meno la funzione di autocompletamento Auto-Type.

 

Credenziali super sicure!
Se per una o più voci voleste impostare delle nuove password, potete anche generarle in maniera sicura attraverso il software stesso. Per farlo, una volta inserite le indicazioni riportate al passo precedente, cliccate sul tasto Gen, in alto a destra, e scegliete la lunghezza della password. Fatto ciò, spuntate i tipi di caratteri che intende utilizzare. Cliccate quindi sul tasto ACCETTA e poi, scegliete OK. Salvate il database cliccando sulla voce Salva database dal menu Database, in alto a sinistra.

 

Leggi anche: “WallEscape ruba le tue password

*illustrazione articolo progettata da  Freepik


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Public Cloud e cloud services per l’archiviazione dei dati: perché conviene

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Cloud computing

Ormai da decenni i cloud services rappresentano, sia per il privato che per le aziende, una risorsa indispensabile di grande utilità che, negli anni, ha offerto efficienza, vantaggi anche in termini di costi e massima sicurezza. In particolare, coloro che utilizzano i servizi cloud, sia Public Cloud che Private Cloud, beneficiano di questo sistema di archiviazione per gestire in modo più efficiente la propria attività, servire meglio i propri clienti e aumentare notevolmente i margini di profitto complessivi.
Il cloud computing è un termine che ha acquisito un uso diffuso negli ultimi anni. Con l’aumento esponenziale dell’utilizzo dei dati che ha accompagnato la transizione della società digitale nel 21° secolo, sta diventando sempre più difficile mantenere dati, informazioni, programmi e sistemi attivi e funzionanti sui server dei computer interni. La soluzione a questo problema è quella che esiste quasi da quando è nato Internet, ma che solo di recente ha ottenuto un’ampia applicazione: il Public Cloud.

Vantaggi dell’utilizzo del Public Cloud per privati e aziende

In effetti, la maggior parte delle persone utilizza già una varietà di servizi cloud senza nemmeno rendersene conto. Esistono infatti tante applicazioni basate su cloud attraverso cui gli utenti inviano ogni giorno i propri dati personali a un server ospitato nel cloud che archivia le informazioni per un successivo accesso. Questi servizi, oltre ad essere utili per uso personale, sono ancora più preziosi per le aziende che devono essere in grado di accedere a grandi quantità di dati tramite una connessione di rete online sicura. Vediamo allora nel dettaglio i vantaggi dell’utilizzo di un Public Cloud:

  • Risparmio di tempo: una volta sul cloud, un facile accesso ai dati farà risparmiare tempo e denaro.
  • Sicurezza: la maggiore sicurezza è data dalla crittografia dei dati trasmessi sulle reti e archiviati nei database. Utilizzando la crittografia, le informazioni sono meno accessibili dagli hacker o da chiunque non sia autorizzato a visualizzarle.
  • Flessibilità: il Public Cloud offre una maggiore flessibilità in generale rispetto all’hosting su un server locale, anche in termini di larghezza di banda aggiuntiva o di ampiezza di storage.
  • Mobilità: il Public Cloud consente l’accesso tramite smartphone e dispositivi mobili, in ogni luogo e in qualunque momento.
  • Insight: con le informazioni archiviate in un Public Cloud, si possono facilmente implementare meccanismi di tracciamento e creare report personalizzati per analizzare l’intera organizzazione delle informazioni.
  • Disaster recovery: i servizi basati su Public Cloud forniscono un rapido ripristino dei dati per tutti i tipi di scenari di emergenza, dai disastri naturali alle interruzioni di corrente.

Differenze tra Public Cloud e Private Cloud

Public Cloud e Private Cloud si differenziano innanzitutto per quanto riguarda l’accesso e la condivisione dei dati che, mentre per il primo sono assolutamente liberi, per il secondo sono limitati.
Inoltre la proprietà e il controllo di un Public Cloud fanno capo al provider del servizio cloud e gli utenti non hanno nessun controllo autonomo e anche la personalizzazione e la configurazione di un Public Cloud sono più limitate rispetto ad un Private Cloud. Infine, se l’utilizzo di un Private Cloud comporta costi eccessivi, specialmente in fase iniziale, i costi di un Public Cloud si fermano soltanto alle risorse utilizzate dall’utente e quindi sono decisamente molto più limitati e permissivi.
Una piattaforma cloud non fornisce solo risorse informatiche su richiesta connesse alla rete, ma offre anche uno storage flessibile assieme a strumenti per eseguire e automatizzare azioni, come distribuzioni, manutenzione o scalabilità durante i picchi di carico.
Oggi esistono anche soluzioni ibride che coniugano al meglio entrambe le tipologie di cloud per offrire la massima efficienza e usufruire dei benefici di ogni tipologia.

Applicazioni correlate al Public Cloud

Tra le tante applicazioni che utilizzano i cloud services, l’Intelligenza Artificiale e le soluzioni relative al quantum netbook offrono efficienza e utilità per ogni genere di progetto. Sviluppatori e data scientist trovano nei cloud services applicati a tal genere di servizi un accesso completamente sicuro e un utilizzo di gran lunga semplificato dei dati, dei framework di Intelligenza Artificiale e degli emulatori quantistici. Una soluzione cloud legata ai quantum notebooks consente di semplificare al massimo la gestione della sicurezza e delle operazioni di ingegneria e offre massima flessibilità e potenza andando oltretutto incontro ad ogni esigenza in termini di budget economico da investire.

 


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Scritte ASCII in un secondo

Usiamo i caratteri ASCII per creare grandi scritte grafiche dai nostri testi. Una semplice interfaccia e tanti stili a portata di click lo rendono davvero facilissimo!

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Per le nostre conversazioni online e i nostri messaggi, è divertente poter creare scritte grafiche con i caratteri ASCII dai nostri testi, in modo da dare la massima incisività a frasi e parole con un simpatico gusto “retro“. Per farlo nei sistemi Linux, Ubuntu incluso, tipicamente si usa il programma da riga di comando Figlet, potente e ricco di opzioni. Il suo limite è che non è semplicissimo da usare, dato che lo stile delle nostre scritte si modifica con degli argomenti che dobbiamo ricordarci.
A risolvere il problema arriva Calligraphy, un’interfaccia grafica per pyfiglet, che è un’implementazione puramente in Python di Figlet. Facilissimo da usare, ci permette di scegliere gli stili da un menu a tendina e di applicarli istantaneamente alle nostre scritte per poi copiarle negli appunti e incollarle dove desideriamo. Risulta più essenziale di Figlet ma la praticità lo rende un’alternativa molto valida e immediata.

 

Facile e veloce. Una volta installato il programma da Flathub ci troviamo nella sua semplice interfaccia. Nel pannello a sinistra scriviamo il nostro messaggio e a destra vediamo l’output che possiamo copiare con l’icona in basso a destra.

 

Scegliamo lo stile. Il menu a comparsa nel pannello dell’output ci permette di scegliere lo stile della nostra scritta. Non tutti sono leggibili come quelli della serie clb usata qui e proposta in diverse proporzioni tra altezza e larghezza dei caratteri.

 

Tanta scelta. Ci sono però varie alternative tra cui scegliere. Molto leggibili, per esempio, sono arrows, small e basic, mentre per le scritte a effetto ci sono alphabet (nella foto) e poison. Quando selezioniamo uno stile è subito applicato

 

Ricerca. Nel menu a comparsa possiamo anche scrivere il nome di uno stile per cercarlo direttamente, il che ci sarà utile quando avremo i nostri preferiti. Attenzione: non sempre il programma mette automaticamente le interruzioni di riga.

 

 

*illustrazione articolo progettata da  Freepik

 


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Metti i tuoi dati al sicuro

Ecco il tool che ti permette di creare backup in maniera semplice e veloce: basta collegare la propria unità USB e lasciare che sia il software a occuparsi del resto

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Abbiamo parlato molte volte dell’importanza dei backup e per quelli dei vostri dati personali (come foto, video, documenti, ecc.) questa è una soluzione facile da usare e pratica. Il suo slogan è infatti “Inserite la vostra unità USB e lasciate che il Pika faccia il resto per voi” (il pika da cui il programma prende il nome è un piccolo mammifero che assomiglia un po’ a un coniglietto). Pika vi permette di creare backup in locale (come con la citata unità USB o con un NAS) e in remoto (per esempio sul cloud), di impostare una pianificazione per fare copie di sicurezza regolari e di crittografarle.

Dato che sfrutta la deduplicazione, ossia salva gli archivi in modo che solo i dati nuovi e modificati rispetto all’ultimo backup occupino ulteriore spazio su disco, consente di risparmiare tempo e memoria. Ogni backup eseguito crea un archivio ed è possibile elencare quelli presenti e sfogliarne il contenuto. Una volta trovato ciò che vi serve, potete ripristinarlo da lì. Per creare i backup, Pika utilizza BorgBackup e i suoi repository di salvataggio sono accessibili anche con questa solida utility da riga di comando. BorgBase supporta inoltre lo sviluppo di Pika Backup. Il loro servizio è specializzato per l’uso con BorgBackup e offre funzioni di sicurezza come i repository append-only (che consentono solo l’aggiunta di nuovi dati, impedendo la modifica o la cancellazione di quelli esistenti) e l’autenticazione a due fattori. Potete ottenere 10 GB di spazio di archiviazione gratuito su borgbase.com. Pika si può installare facilmente da Flathub e vale la pena di provarlo per gestire in modo pratico le proprie copie di archiviazione. Ecco il link per il download.

L’interfaccia semplice offre opzioni essenziali ma utili e permette di programmare i backup, gestire gli archivi ed escludere cartelle al salvataggio

 

Leggi anche: “Qnap risolve i bug critici del backup dei NAS


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Il codice a barre ha 50 anni…

Nato per la logistica nelle fabbriche e per i supermercati, oggi il barcode è lo strumento più importante per legare il mondo digitale a quello fisico

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Noto come codice a barre, questo strumento grafico è uno dei più diffusi sul nostro pianeta per la comunicazione di dati. L’etichetta composta da barre verticali di spessori diversi ha compiuto 50 anni da poco ed è più usato che mai, anche nel mondo digitale, grazie ai nuovi formati creati per codificare più informazioni e consentire, ad esempio, di accedere a siti web senza bisogno di trascrivere lunghi indirizzi http, o gestire e tracciare il flusso delle merci. Il barcode è, insomma, il più importante “ponte” tra mondo fisico e digitale.

 

La storia del codice a barre

Il “barcode” o “codice a barre” è nato negli Usa. La data di nascita ufficiale è il 3 aprile 1973, quando è stato adottato come standard operativo per le aziende che operavono nel settore del largo consumo. È il momento in cui nei prodotti venduti nei supermercati è comparsa l’etichetta con le barrette di spessore diverse, che codificano ciascuna tipologia di prodotto e permettono una gestione più rapida del magazzino e delle casse, grazie ai lettori ottici. Oggi è adottato in 116 Paesi con la dizione di standard GS1 ed è applicato su più di un miliardi di tipi di prodotti. In realtà l’idea di creare un sistema capace di leggere una serie di barre stampate con forte contrasto (tipicamente nero su bianco) era precedente: è stata brevettata nel 1952 da due americani, Norman Joseph Woodland e Bernard Silver, che si erano ispirati al codice Morse con l’obiettivo di leggere delle informazioni codificate in modo veloce e automatico.

 

Le prime applicazioni

Prima delle merci nei supermercati, i codici a barre venivano utilizzati ad esempio sui vagoni ferroviari nel Regno Unito e negli Stati Uniti per gestire la logistica dei grandi scali merci dove ogni giorno passano migliaia di vagoni. Un ingombrante lettore posto all’entrata di uno scalo merci, infatti, registrava il passaggio dei vagoni e informava automaticamente il capostazione. Oltre alla logistica, però, il barcode è entrato nelle fabbriche a partire dagli anni Sessanta, soprattutto nel settore automobilistico, in quel periodo in rapida espansione. Il codice a barre identificava automaticamente le parti delle auto (trasmissione, cambio, semiassi) e le smistava nella catena di montaggio.

 

I codici a barre oggi

Negli ultimi anni il barcode è diventato lo strumento fondamentale per la logistica planetaria. È l’etichetta che permette di identificare e tracciare qualsiasi cosa: merci, pacchetti comprati su Amazon, lettere, prodotti trasportati dalle Poste o dai private, come DHL e UPS. Solo l’eCommerce, ogni giorno, legge più di trecento miliardi di etichette per movimentare all’incirca 150 miliardi di prodotti e pacchetti. I barcode, però, sono utilizzati anche per altri scopi: dai menu dei ristoranti (che vengono letti tramite il telefonino) agli apparecchi medicali che devono essere sempre tracciabili. Non c’è settore in cui, da qualche parte, non sia presente un piccolo barcode. Che non è sempre composto da colonne, ma può assumere anche altre forme, come le matrici dei QR Code.

Il futuro si chiama GS1 DataMatrix, Nei prodotti per la grande distribuzione sta facendo la sua comparsa un nuovo codice a barre a matrice che sostituirà quello tradizionale nel 2025. Il vantaggio è che contiene più informazioni e permette di conoscere il numero di serie, la data di scadenza e il lotto di un prodotto. Inoltre è più piccolo e resistente, occupando così meno spazio sulle confezioni. 

Leggi anche: “La truffa parte da un QR Code

 

*illustrazione articolo progettata da  Freepik

 

 


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