Connect with us

Senza categoria

PA, password e login in chiaro sul P2P

Diverse utenze di amministrazioni pubbliche sono apparse online. Ne traspare un’Italia che non ha ancora ben chiara l’importanza dell’uso di password robuste

Avatar

Pubblicato

il

Leggendo quello che è successo nelle scorse settimane, pare sempre più evidente una scarsa comprensione della sicurezza data dalle password lunghe e complesse. Almeno in Italia, dove alcune credenziali sono apparse in chiaro su un noto sito di file sharing. Si tratta di codici d’accesso a siti pubblici realizzati tramite CMS, come WordPress e JoomlaTra le vittime, anche la pagina del vice presidente del Consiglio Regionale della Lombardia, Carlo Borghetti. I portali in questione erano tutti afferenti a servizi di aziende italiane e la loro estensione era .it, .info e .com. Ma la cosa che ha lasciato pensare più di tutte, al di là della pubblicazione, è stata la “potenza” quasi nulla delle credenziali adottate: vi era qualche form che utilizzava come login la scritta “admin1” e come password la parola “admin1”.

Leggi anche: app rubano password di Facebook.


Hai trovato questo articolo interessante? Seguici su Facebook , Twitter, Mastodon

[wpdevart_facebook_comment curent_url="http://developers.facebook.com/docs/plugins/comments/" order_type="social" title_text="Facebook Comment" title_text_color="#000000" title_text_font_size="22" title_text_font_famely="monospace" title_text_position="left" width="100%" bg_color="#d4d4d4" animation_effect="random" count_of_comments="7" ]

Senza categoria

Cyberattacchi tramite USB infette

Gli attacchi tramite chiavette USB ancora in auge in Italia attraverso la minaccia “Vetta Loader”

Avatar

Pubblicato

il

Check Point rileva un’importante tendenza all’utilizzo delle chiavette USB come vettore per diffondere malware, già documentato nel rapporto sulla sicurezza di metà anno 2023 in cui si evidenziava il fatto che le vecchie metodologie di attacco a volte riemergono, come dimostra la recente recrudescenza dei cyberattacchi basati su USB condotti sia da criminali informatici, sia da attori di Stati nazionali.

Uno dei più vecchi vettori di attacco conosciuti, la chiavetta USB, è attualmente un canale significativo per le operazioni informatiche dannose contemporanee. Gli aggressori considerano ancora una volta le unità USB come il modo migliore per infettare reti isolate, segmentate o altamente protette. Purtroppo ciò che avevamo previsto si è avverato. Osservando la catena di eventi identificata dai ricercatori di Yoroi non ci sono purtroppo sorprese. Il rapporto completo dello ZLab di Yoroi sul malwareVetta Loader” ha rilevato una minaccia persistente che colpisce le aziende italiane di vari settori industriali tramite unità USB infette. Si tratta di una nuova famiglia di malware che si occupa di caricare altri payload finali scritti in diversi linguaggi di programmazione, tra cui NodeJS, Python, .NET e Golang.

Nell’esempio del malware identificato da Yoroi, uno dei componenti documentati nel loro rapporto con l’hash “e78f9fc1df1295c561b610de97b945ff1a94c6940b59cdd3fcb605b9b1a65a0d” è noto e visto da Check Point Threat Intelligence. Nella schermata di esempio di seguito si vede che secondo Virus Total (in data 11-dic-2023 alle ore 18:50) solo 38 dei 72 motori antivirus utilizzati da Virus Total sono riusciti a identificare questo malware.

 

 

 


Hai trovato questo articolo interessante? Seguici su Facebook , Twitter, Mastodon

Continua a Leggere

Senza categoria

Cybercriminali sotto chiave

Dall’Ucraina diffondevano ramsonware in tutto il mondo.

Avatar

Pubblicato

il

Cinque persone residenti in Ucraina sono state arrestate in un’operazione congiunta che ha coinvolto le forze di polizia di sette paesi coordinate da Europol ed Eurojust. I cinque fanno parte di un gruppo sul quale si stava indagando già dal 2019 e del quale erano stati arrestati già alcuni componenti nel 2021.

Questo gruppo super-specializzato di criminali aveva effettuato attacchi su oltre 250 server in 71 paesi diversi, mettendo da parte un discreto tesoretto (sono stati sequestrati più di 110 mila euro, dispositivi elettronici e automobili) sfruttando sia ramsonware che altri tipi di malware come LockerGoga, MegaCortex, HIVE e Dharma.

Per accedere ai sistemi e compiere le loro malefatte, gli hacker sfruttavano le credenziali trafugate con tecniche di brute force, SQL injection o email di phishing contenenti allegati dannosi. Per la diffusione del ransomware si servivano di strumenti come TrickBot, Cobalt Strike e PowerShell Empire.

Su questo sito l’Europol ha messo a disposizione gratuitamente gli strumenti di decriptazione.

 

*illustrazione articolo progettata da  Freepik

 


Hai trovato questo articolo interessante? Seguici su Facebook , Twitter, Mastodon

Continua a Leggere

Senza categoria

Alla scoperta di Solus 4.4

Facile da usare, elegante e ricca di funzioni, è una distribuzione solida a prescindere dalle vostre esigenze. La nuova edizione, Solus 4.4, offre aggiornamenti degli ambienti desktop, degli stack software e dell’abilitazione hardware.

Avatar

Pubblicato

il

Solus è una distribuzione Linux indipendente nota per il suo approccio focalizzato sulla semplicità, l’usabilità e l’eleganza del design. È costruita da zero utilizzando un fork del gestore di pacchetti PiSi. È una rolling release, il che significa che gli aggiornamenti software vengono rilasciati in modo continuo e progressivo. A luglio ha pubblicato la sua prima nuova release stabile in due anni, Solus 4.4 della serie Harmony.

4 ambienti desktop

L’ambiente desktop Budgie, sviluppato dal team del progetto, è ricco di funzionalità e facile da personalizzare. La versione 10.7.2 supporta lo stack GNOME 43 ed è elegante e ben pensata

Solus 4.4 offre nuovi aggiornamenti di suoi ambienti desktop, degli stack software e dell’abilitazione hardware, oltre a un generale affinamento della sua fruibilità. Offre quattro edizioni desktop: Budgie, GNOME, KDE Plasma e MATE. Il primo è il desktop di punta, prodotto dal team del progetto. È ricco di funzionalità, facile da personalizzare e basato sulle tecnologie più moderne. La versione GNOME si rivolge agli utenti che desiderano distribuzioni pronte per l’uso ed è curata e al passo con i tempi. L’edizione Plasma viene presentata come “un’esperienza desktop sofisticata per gli smanettoni”, mentre MATE è il desktop tradizionale per gli utenti avanzati e l’hardware più datato. Il team di Solus, tuttavia, prevede per il futuro di deprecare MATE e di distribuire un’edizione con Xfce per gli utenti che desiderano un’esperienza desktop semplice e leggera basata su GTK.

Novità e tradizione

Tutte le edizioni includono Firefox 114.0.1, LibreOffice 7.5.3.2 e Thunderbird 102.12.0, mentre per la riproduzione multimediale di audio e video offrono software diversi pronti all’uso. Solus 4.4 è basato sul kernel Linux 6.3.8, che consente il supporto di una gamma più ampia di hardware. Mesa è stato aggiornato alla versione 23.0.3, che porta con sé miglioramenti in questo senso. Budgie 10.7.2 offre il supporto allo stack GNOME 43, correzioni di bug, nuovi widget e una serie di miglioramenti a una soluzione già molto elegante e funzionale. La distribuzione si conferma una solida scelta per diverse tipologie di utente, da quello domestico, ai produttori di contenuti, agli sviluppatori e persino ai giocatori, a cui offre vari giochi Open Source supportati nativamente, insieme alla compatibilità con molti gamepad e controller.

La versione con ambiente desktop GNOME permette di iniziare subito a lavorare


Hai trovato questo articolo interessante? Seguici su Facebook , Twitter, Mastodon

Continua a Leggere

Senza categoria

Il boom delle distro immutabili

Stanno diventando sempre più popolari e molti ritengono che rappresentino il futuro di Linux, ma cosa le rende così speciali?

Avatar

Pubblicato

il

Secondo le dichiarazioni del team di Fedora, le varianti immutabili rappresentano la maggior parte delle versioni di Fedora Linux in uso. La prossima release di supporto a lungo termine di Ubuntu offrirà quasi certamente una build immutabile, basata solo su Snap, in aggiunta a quelle classiche e molte altre distro immutabili sono già diventate molto popolari. E sembra proprio che le distro immutabili non siano affatto una moda del momento. In alcuni scenari, infatti, si spingono un passo oltre i sistemi Linux tradizionali, offrendo un’opzione più sicura e affidabile. Sono particolarmente utili in applicazioni come il cloud computing, i sistemi embedded, l’IoT e l’esecuzione di container, ma possono essere una soluzione vincente anche come distro di uso quotidiano e per i server.

Cosa sono nella pratica

Una distro immutabile è un sistema operativo progettato per essere inalterabile e in sola lettura. Una volta installato l’OS, i file e le directory di sistema non possono essere modificati direttamente dagli utenti o dalle applicazioni. Per apportare aggiornamenti o modifiche viene creata, installata e attivata una nuova istanza del sistema operativo e gli aggiornamenti vengono applicati in modo atomico (tutti in una volta). Le applicazioni sono isolate dal sistema operativo principale e l’una dall’altra, tipicamente attraverso la containerizzazione. In questo modo le modifiche apportate da una applicazione non possono influenzare il sistema centrale o altri programmi.

Fedora Silverblue offre un’esperienza simile a quella che si ha utilizzando Fedora Workstation. Fedora ha altre due versioni immutabili: Kinoite e Sericea

 

I vantaggi che offrono

Uno dei principali vantaggi dell’utilizzo dei sistemi operativi immutabili è la grande sicurezza che offrono. Poiché i file di sistema sono di sola lettura, qualsiasi tentativo di modifica fallisce. In questo modo si evitano interventi non autorizzati e si riduce il rischio di malware o di attacchi malevoli. Isolando il sistema operativo da potenziali minacce, una distro immutabile offre una soluzione perfetta per gli ambienti critici. Garantisce inoltre prestazioni affidabili e costanti, impedendo modifiche accidentali o configurazioni errate. Poiché gli OS rimangono invariati dopo ogni riavvio, si riduce la possibilità di problemi imprevisti o di guasti al sistema. Ciò è particolarmente importante in ambienti in cui i tempi di attività e la stabilità sono fondamentali, come i server o i sistemi embedded. Inoltre, con una distro immutabile il processo di manutenzione e aggiornamento diventa più semplice ed efficiente. Invece di applicare patch o aggiornamenti direttamente al sistema in esecuzione, si crea una nuova istanza dell’OS con gli aggiornamenti necessari. In questo modo si garantisce uno stato pulito e coerente del sistema a ogni aggiornamento, riducendo al minimo il rischio di conflitti o problemi di compatibilità. Inoltre, se si verificano inconvenienti durante il processo di update, è possibile ripristinare facilmente l’istanza precedente del sistema operativo, il che offre un’opzione di rollback molto pratica. Un ultimo, importante aspetto è che le distro immutabili offrono vantaggi in termini di scalabilità e riproducibilità, soprattutto in ambienti di cloud computing o containerizzati. Creando nuove istanze del sistema operativo per ogni deployment, diventa più facile scalare in base alla domanda. Ciò semplifica la gestione di deployment su larga scala e garantisce ambienti coerenti e riproducibili tra le diverse istanze.

Container e sandbox in primo piano

L’architettura di una distribuzione immutabile ruota attorno ai concetti di containerizzazione e sandbox. Utilizzando ambienti di virtualizzazione come Docker e LXC (abbreviazione di Linux Containers), ogni componente del sistema viene inserito in una sandbox sicura. Ciò consente di creare ambienti isolati in cui ogni componente è autonomo e permette al sistema di eseguire applicazioni non affidabili senza compromettere la sicurezza generale della macchina. Questo garantisce che ogni parte del sistema sia a prova di manomissione e possa essere aggiornata in modo indipendente. Permette inoltre di isolare le applicazioni, assicurando che abbiano accesso solo ai dati che devono gestire. Per capire più nel dettaglio cosa possiamo aspettarci da una distribuzione di questo tipo, vediamo alcuni dei progetti più importanti sul mercato.

 

Tre distro per Fedora

Fedora Silverblue è un sistema operativo immutabile che utilizza l’ambiente desktop Gnome. L’aspetto, la funzionalità e il comportamento sono quelli di un normale sistema operativo desktop e l’esperienza è simile a quella che si ha utilizzando Fedora Workstation. Le applicazioni grafiche vengono installate tramite Flatpak, che le tiene separate dal sistema di base e consente un controllo minuzioso dei loro permessi. Se programmate, apprezzerete l’utility Toolbox, che utilizza i contenitori per fornire un ambiente in cui installare e utilizzare strumenti di sviluppo e librerie. Toolbox consente di organizzare gli strumenti di sviluppo per progetto e di mantenere più versioni dei tool indipendenti l’una dall’altra. Tenete però presente che Fedora Silverblue non fornisce un’esperienza pienamente funzionale per il dual booting o il partizionamento manuale. Fedora ha anche altre due distribuzioni immutabili: Kinoite con il desktop Plasma e Sericea che offre il tiling window manager Sway, ideale per chi preferisce basare il suo flusso di lavoro sulla tastiera anziché sul mouse.

NixOS, OpenSUSE MicroOS e GNU Guix

NixOS è una distribuzione costruita sulla base di Nix, un gestore di pacchetti multipiattaforma puramente funzionale che utilizza un modello di distribuzione in cui il software viene installato in directory uniche generate tramite hash crittografici. Nix costruisce i pacchetti in isolamento per assicurarne la riproducibilità, mentre NixOS facilita la condivisione degli ambienti di sviluppo e di compilazione. La raccolta di pacchetti Nix ne contiene oltre 80.000. Nix è anche il linguaggio di compilazione utilizzato da NixOS che specifica come costruire i pacchetti dai sorgenti e permette di adattare facilmente il sistema alle proprie esigenze. Tuttavia, poiché la creazione dai sorgenti è un processo lungo, il gestore di pacchetti scarica automaticamente dei binari precostituiti da un server di cache quando sono disponibili. In questo modo si unisce la flessibilità di un sistema di gestione dei pacchetti basato sui sorgenti con l’efficienza di un modello binario. Uno dei punti di forza di questa distribuzione dalle caratteristiche uniche e dalle funzionalità molto avanzate è la forza della sua community. Sulla sua pagina GitHub (https://github.com/NixOS/nixpkgs), che ha oltre 5.000 contributor, trovate i link per accedere, oltre che alla documentazione del progetto, al suo forum, alla sua chat in Matrix, alla newsletter settimanale, alla wiki gestita dalla comunità e un elenco di modi per mettersi in contatto con essa (Discord, Telegram, IRC, ecc.). Un’altra distribuzione immutabile interessante, mirata principalmente ai server, è OpenSUSE MicroOS. È un sistema operativo a microservizi progettato per ospitare carichi di lavoro in container con amministrazione e patch automatizzate. Utilizza aggiornamenti transazionali, che consentono un facile rollback e assicurano che il sistema esegua lo stesso software in modo coerente a ogni avvio. Il sistema è scalabile e affidabile, con recupero automatico per gli aggiornamenti difettosi. Il progetto offre anche due versioni per computer desktop, che sono state recentemente rinominate (bit.ly/449HIkD) come openSUSE Aeon (con ambiente desktop GNOME) e openSUSE Kalpa (con Plasma). Simile a NixOS per la potenza e le funzioni avanzate è GNU Guix (https://guix.gnu.org), una distribuzione del sistema operativo GNU. È sia un gestore di pacchetti che può essere usato in qualsiasi distro, sia una vera e propria distribuzione GNU/Linux immutabile che si impegna a rispettare e migliorare la libertà dei suoi utenti.

Nella pagina degli scaricamenti di MicroOS sono previste diverse piattaforme, tra cui la Raspberry Pi

Vanilla OS e BlendOS

 

Vanilla OS  è un sistema operativo immutabile basato su Ubuntu con un ambiente desktop GNOME 3 standard. È stato progettato per essere affidabile e produttivo per l’operatività quotidiana e offre un’interfaccia pulita e intuitiva. Mira a soddisfare le esigenze di sviluppatori, designer, studenti e semplici utenti di base grazie a un’ampia gamma di applicazioni. Al primo avvio è possibile scegliere il formato di pacchetti che si desidera utilizzare in Vanilla OS, come Flatpak, Appimage o Nix. Inoltre consente di lanciare diversi sistemi containerizzati basati su Arch Linux, Fedora o Alpine Linux. La distribuzione ha fatto molto parlare di sé perché ha deciso di passare come base da Ubuntu a Debian Sid nella prossima versione, Vanilla OS 2.0 Orchid. Mira infatti a essere una distribuzione neutra (il termine “vaniglia” viene infatti usato in inglese anche per indicare un gusto di base, senza fronzoli) che lascia la massima libertà di scelta possibile agli utenti e secondo gli sviluppatori le scelte di Ubuntu che si allontanano da questa filosofia richiedono troppo tempo per essere neutralizzate. Una filosofia analoga ma spinta ancora oltre sul fronte della compatibilità è quella di blendOS. Come suggerisce il nome, mira a fondere (blend in inglese) tutte le distribuzioni Linux, Android e le applicazioni Web in un’unica soluzione. È basato su Arch Linux e supporta diversi ambienti desktop, tra cui GNOME e KDE Plasma, oltre a diversi gestori di pacchetti, come apt, dnf, yum, pacman e yay. Dopo aver installato blendOS è possibile utilizzare una qualsiasi delle centinaia di migliaia di applicazioni da una qualsiasi delle distribuzioni supportate dal sistema operativo, tra cui Debian, Ubuntu, Fedora, Arch Linux, Kali Linux, AlmaLinux, Rocky Linux e Android. È infatti possibile installare applicazioni da alcuni dei più popolari store Android, tra cui Aurora Store o F-Droid, grazie al fatto che la distro utilizza WayDroid dietro le quinte. Questo non è solo comodo per gli utenti che hanno più scelta di app, ma anche per gli sviluppatori che possono sfruttare facilmente il proprio PC per il testing.

 

Ubuntu core è già ampiamente usato nell’Internet delle cose, nell’automazione industriale, nei progetti per le città e le vetture intelligenti e nella robotica. Dovrebbe arrivare presto in Ubuntu per desktop

 

 

Ubuntu core e il futuro sui desktop

Al di fuori dei nostri desktop, una distribuzione immutabile molto importante è Ubuntu Core. Canonical ha iniziato il suo sviluppo nel 2014, con l’obiettivo di creare una piattaforma completamente containerizzata per l’IoT. Inserisce ogni componente del sistema in una sandbox sicura, il che consente ai dispositivi IoT autonomi connessi di ricevere aggiornamenti senza l’intervento umano. L’architettura di Ubuntu Core si concentra sulla componibilità e sulla sicurezza, rendendola una buona opzione per l’edge computing (una forma di elaborazione distribuita che porta la computazione e lo storage dei dati più vicino alle fonti di dati), la robotica e lo sviluppo sul cloud. L’approccio containerizzato consente una maggiore flessibilità e fornisce un sistema operativo sicuro e resiliente per ambienti difficili. L’ingombro minimo dell’OS lo rende inoltre una scelta efficiente per i dispositivi con risorse limitate. Le sue  dimensioni ridotte e le poche dipendenze gli consentono infatti di funzionare senza problemi su diverse schede embedded e single-board computer. Viene utilizzato nella robotica, per i veicoli autonomi, nell’automazione industriale e nelle applicazioni per le smart city, come i display intelligenti. Anche Ubuntu core potrebbe però arrivare presto sui desktop. Come dichiara la stessa azienda, infatti: “dietro le quinte, il team di Canonical ha esplorato attivamente i vantaggi di Ubuntu Core al di là del regno dell’IoT, in particolare nel contesto degli sviluppatori e degli utenti quotidiani”. Secondo quando trapelato da dichiarazioni delle persone che ci lavorano, già la prossima versione LTS (con supporto a lungo termine) di Ubuntu dovrebbe avere, insieme a quella tradizionale, un’edizione immutabile basata solo su pacchetti Snap, senza più quelli .deb. I pacchetti Snap stessi sono applicazioni immutabili. Quando vengono installati, vengono forniti come pacchetti completi che includono l’applicazione e tutte le sue dipendenze, riunite in un filesystem squashfs immutabile. A differenza del software tradizionale, gli Snap non modificano o sfruttano le librerie o le impostazioni del sistema host e, quando uno Snap viene aggiornato, l’intero pacchetto viene sostituito in una sola volta. Concludendo, le distribuzioni immutabili hanno guadagnato grande consenso negli ultimi anni e probabilmente diventeranno sempre più popolari in futuro, poiché offrono una serie di vantaggi, tra cui una maggiore facilità di test e di sviluppo del software basato su container, la sicurezza del sistema operativo e la standardizzazione. Che sia ora di provarne una?

All’avvio iniziale potete scegliere il formato o i formati dei pacchetti che volete utilizzare in Vanilla OS


Hai trovato questo articolo interessante? Seguici su Facebook , Twitter, Mastodon

Continua a Leggere

Senza categoria

Garantire la sicurezza e la privacy dei casinò online

Redazione

Pubblicato

il

Credits Unsplah

Oggi giorno non c’è niente che più interessa le persone della propria sicurezza in rete. Quest’argomento è sempre in voga a causa dei molteplici pericoli che si nascondono in rete e a cui è sempre complicato mettere un freno. C’è sempre il pericolo di un attacco hacker che cerca di rubare dati, soldi, o peggio, prende in ostaggio i nostri pc e dispositivi mobili. Contemporaneamente ci sono sistemi dediti alla sicurezza  che cercano, spesso riuscendoci, a contrastare questi pirati informatici.

Essendo la nostra vita ormai sul web, a causa di social network, servizi online, ecc, c’è sempre qualcosa che dobbiamo difendere. Infatti a questo discorso non sono estranei i casinò online. Spesso le piattaforme, naturalmente quelle senza licenze e regolamentazioni, nascondono delle insidie notevoli. Per questo oggi vogliamo parlare dei problemi relativi alla sicurezza legata al mondo del gioco online, così da capire quali siano le piattaforme più affidabili e come valutarle. Ad esempio, nel mondo dei casinò Trustly è sicuramente un sinonimo di sicurezza per quello che riguarda i metodi di pagamento. Ma andiamo con ordine. 

La pirateria oggi: un vero problema

Come appena detto, al giorno d’oggi, le nostre vite sono completamente online. Ciò significa che in rete passa la stragrande maggioranza di noi: dai dati personali, fino ad arrivare ai soldi. Tutte e due prede appetitose per gli hacker. Dei secondi è inutile spiegare il perché, mentre dei primi, secondo noi, non se ne parla abbastanza.

 

Prima di tutto i nostri dati personali potrebbero essere rubati per più scopi:

  • essere utilizzati per ricattarci;
  • essere utilizzati per creare di finti account per delinquere;
  • venderli a compagnie terze per gli scopi più vari, come la pubblicità aggressiva.

 

Insomma sul web non bisogna tenersi stretto solo il portafogli ma soprattutto i nostri dati personali. Basti pensare che i siti più colpiti sono appunto i social network, dove condividiamo le nostre foto, i nostri ricordi, le nostre conversazioni. Anche in questo caso nessuno è escluso infatti da qualche tempo anche il notissimo TikTok, il social dei video, è stato sotto attacco.

I casinò online e la sicurezza

I casinò online sono tra i siti più visitati in tutto il mondo. Certo, molto del loro successo è dato dal fatto che prima per poter giocare dovevi recarti per forza in dei luoghi specifici, molto spesso lontani. Soprattutto la scelta dei giochi e delle attività era sempre risicata. Oggi, invece, grazie al web ci sono migliaia di piattaforme, serie e professionali, con tantissimi giochi.

Lucchetto-Codice-Tastiera

 

Insomma sempre più persone scelgono di divertirsi su questi siti e non c’è niente di strano. Naturalmente anche i casinò online, essendo appunto sul web, sono soggetti a rischi e pericoli. Questi siti, effettivamente, custodiscono dati personali ed economici dei loro giocatori, che come detto poco sopra sono gli obiettivi principali degli hacker.

 

Dunque i giocatori sono chiamati a fare estrema attenzione sia nello scegliere un casinò affidabile, nel senso che non sia una truffa che ruba soldi, ma soprattutto che si sappia difendere dagli attacchi informatici. Per questo è importante accertarsi della sicurezza di questi siti attraverso semplici passaggi.

 

Cercare più recensioni possibili su siti appositi, scorrere diverse pagine di commenti alla ricerca sia di positivi che di negativi, soprattutto. Accertarsi che il sito sia in possesso di certificazioni o almeno che sia regolamentato, i più sicuri in genere sono in possesso della licenza ADM. Questa licenza, ex AAMS, è rilasciata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli dello Stato italiano.

 

Inoltre è buona cosa dare un occhio ai metodi di pagamento supportati, soprattutto notare che il casinò in questione collabori con sistemi di pagamento conosciuti e sicuri. Anche controllare i provider di giochi, ovvero chi sviluppa i giochi, può essere una buona mossa. Logicamente solo i siti affidabili collaborano con aziende leader del settore. Infine bisogna sempre, e sottolineiamo sempre, leggere l’informativa sulla privacy, diffidate se il casinò non ne è in possesso.

Un po’ di attenzione per non pentirsene

Lo sappiamo bene, a volte ci si vuole solo divertire e passare serenamente un pò di tempo, sia sui social che sui casinò online. Purtroppo però è necessario prendere sempre delle accortezze per non rischiare peggio. Oltre a quanto elencato qui sopra, ovvero controllare le licenze, se ADM meglio, verificare provider di giochi e sistemi di pagamento, e soprattutto l’informativa sulla privacy, noi consigliamo anche di proteggersi personalmente.

 

Un esempio, oltre al classico antivirus che in questi casi spesso non serve, potrebbe essere l’utilizzo di una VPN, Virtual private network. Grazie ad esso è possibile schermare le proprie informazioni tenendo lontani i malintenzionati. Con una VPN è possibile, tra l’altro, nascondere il proprio IP, ovvero la propria posizione, così da potersi connettere facendo pensare di trovarsi in tutt’altro stato.

 


Hai trovato questo articolo interessante? Seguici su Facebook , Twitter, Mastodon

Continua a Leggere

Senza categoria

Posta elettronica a portata di mano

Vediamo cosa dobbiamo fare per trasferire i dati e i profili di Thunderbird da un computer all’altro usando una semplice chiavetta USB.

Avatar

Pubblicato

il

Thunderbird, l’applicazione marcata Mozilla per gestire tutte le nostre caselle di posta elettronica, è uno strumento estremamente comodo ed efficiente. Purtroppo, diversamente da un sito Web come Gmail, che possiamo raggiungere da qualsiasi dispositivo collegato in rete, archivia in ogni singolo computer tutte le informazioni che ci riguardano. Quindi, se vogliamo poterlo usare ovunque e in qualsiasi situazione, è necessario avere sempre con noi proprio quelle informazioni, cioè il nostro profilo utente e i dati contenuti nel nostro PC. Per farlo basta avere a disposizione una chiavetta USB (o altro dispositivo rimovibile) e seguire una particolare procedura che vedremo in questa guida. Dopo averla imparata, avremo sempre a portata di mano ciò che ci serve per consultare la posta elettronica.

 

Mettiamoci al lavoro. Prima di tutto colleghiamo al nostro computer il dispositivo rimovibile che useremo per il trasferimento dei dati, poi in Ubuntu apriamo File. In alto a destra facciamo click sul pulsante Menu principale per visualizzarne il contenuto.

 

Visualizziamo i file nascosti. Selezioniamo l’opzione Mostra file nascosti. Come vediamo, appare una serie di file e cartelle, prima invisibili, che come caratteristica comune hanno il nome preceduto da un punto.

 

La cartella di Thunderbird. Tra le varie cartelle nascoste apparse vediamo .thunderbird. Apriamola e, al suo interno, cerchiamo un’altra particolare cartella il cui nome è così strutturato: xxxxxxxx.default-release, dove le x sono numeri e lettere vari.

 

Copiamo la cartella. Facciamo un click destro su questa cartella e, nel menu contestuale, selezioniamo Copia. Dopodiché apriamo il dispositivo rimovibile che abbiamo collegato e, fatto un click destro su uno spazio libero, selezioniamo Incolla nel menu.

 

Trasferiamo il profilo. Nel nuovo dispositivo, dopo aver attivato Thunderbird e seguito i passi appena visti, in .thunderbird cancelliamo la cartella xxxxxxxx.default-release. Ora copiamo quella nel dispositivo rimovibile e incolliamola al posto della precedente

 

Risoluzione dei problemi. Con il metodo che affrontiamo ora otterremo lo stesso risultato appena visto. Potremo però usarlo anche con Windows. Avviamo Thunderbird e, aperto il menu principale, premiamo su Aiuto e su Modalità risoluzione problemi.

 

Disattiviamo i componenti aggiuntivi. Nella finestra popup che si apre facciamo click su Riavvia e in quella successiva selezioniamo Disable all add-ons. Ora premiamo su Continue in Troubleshoot Mode.

 

Apriamo la cartella del profilo. In Display the Thunderbird Menu, facciamo click su Help e su More Troubleshooting Information. In corrispondenza di Profile Directory, premiamo su Open Directory. Ora chiudiamo Thunderbird.

 

Saliamo di livello. In Windows, per raggiungere la cartella che contiene il nostro profilo di Thunderbird dobbiamo salire di tre livelli. Invece in Ubuntu saliamo di due livelli o, più semplicemente, facciamo click su .thunderbird nella barra degli indirizzi.

 

Ripristiniamo Thunderbird. Copiato il file nella cartella corretta in base al nostro sistema operativo, riavviamo Thunderbird con il nuovo profilo e chiudiamo la scheda Informazioni per la risoluzione dei problemi, che ora è di nuovo in italiano.

 

Leggi anche: “Metti al sicuro la  tua posta


Hai trovato questo articolo interessante? Seguici su Facebook , Twitter, Mastodon

Continua a Leggere

News

Adwaita introduce due novità

Il linguaggio The GNOME Project, sviluppato per creare i propri ambienti grafici, presenta due grosse novità che riguardano il look del proprio desktop e il nuovo tema in stile Adwaita

Avatar

Pubblicato

il

Non tutti sanno che Adwaita è il linguaggio che The GNOME Project ha sviluppato per creare i propri ambienti grafici. Essendo però un software libero sotto licenza LGPL, altri sviluppatori possono usarlo per le proprie creazioni. In ogni caso, Adwaita viene anche identificato come un vero e proprio stile grafico a cui ispirarsi. Da qui le due novità di cui vogliamo parlare. La prima farà piacere a coloro che amano giocare con il look del proprio desktop, cambiando le icone e cercando quelle che più si adattano ai propri gusti. Si tratta infatti di un nuovo set chiamato MoreWaita che aggiunge lo stile Adwaita alle icone delle applicazioni di terze parti, restando però il più fedele possibile alla grafica di quelle classiche come Firefox. Inoltre  cambia l’aspetto di alcune cartelle che ora risultano più riconoscibili, come quella dedicata al servizio NextCloud. Per scaricare questo nuovo set possiamo collegarci a questo indirizzo. La seconda novità riguarda invece gli appassionati di  videogiochi e, più nello specifico, gli utenti della piattaforma Steam. Per loro è stato creato un nuovo tema ufficiale in stile Adwaita per l’interfaccia del servizio che le conferisce l’aspetto di una classica applicazione GTK. La sua configurazione predefinita prevede il tema scuro e, per ora, non si hanno notizie di uno chiaro. Per ottenere questo tema, colleghiamoci a questo indirizzo.

Continua a Leggere

Trending