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Come Eliminare Adware dal Mac: Guida Passo-Passo per una Navigazione Sicura

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L’adware è un tipo di software malevolo che mira a mostrare annunci pubblicitari indesiderati e, benché notevolmente più protetti rispetto a un PC/Laptop con sistema Windows, anche i Mac possono essere interessati da un’infiltrazione di questo tipo, esponendosi a un concreto rischio sia per la sicurezza che per la privacy. Tuttavia, respingere questa fastidiosa minaccia non è impossibile e in questa guida vedremo insieme i passi fondamentali per sbarazzarsi dell’adware dal proprio Mac, garantendoci una navigazione senza preoccupazioni.

Passo 1: Riconoscere i Sintomi dell’Adware

Il primo passo per eliminare l’adware non può che essere quello di identificarne i sintomi. Occorre, quindi, comprendere di che cosa si tratta. Questi software, infatti, a differenza degli spyware, non sottraggono informazioni all’utente per inviarle a sviluppatori in località remote. Tuttavia, eseguono un’attività di tracking per osservare le abitudini online delle vittime e generare entrate e, pertanto, i sintomi risultano facilmente riconoscibili: includono, infatti, l’apertura improvvisa di finestre pop-up con reindirizzamenti a siti sconosciuti (e spesso poco raccomandabili), la propria home che reindirizza a un altro sito web, barre degli strumenti indesiderate che appaiono nel browser e rallentamenti significativi del sistema. Non appena si è in presenza di questi segni, quindi, è opportuno agire tempestivamente.

Passo 2: Disconnettersi da Internet

A molti potrà sembrare un’operazione banale o, addirittura, soprassedibile. Eppure, la disconnessione da Internet diventa essenziale in questa fase preliminare, perché previene ulteriori comunicazioni tra il tuo Mac e i server dell’adware: questo passaggio, infatti, impedisce all’adware di scaricare componenti aggiuntivi o di inviare informazioni sul tuo sistema. Una volta disconnessi sarà possibile procedere coi successivi passaggi per rimuovere manualmente questi software indesiderati.

Passo 3: Individuare e Disinstallare l’App Adware

A questo punto, dirigiti alla cartella “Applicazioni”, attraverso il Finder, e prova a individuare tutte quelle applicazioni che ti sembrano sospette o che non riconosci o non ricordi di aver installato. Una volta stanata l’app indesiderata, trascina l’icona dell’app nel Cestino per rimuoverla dal tuo sistema. Questa semplice operazione andrà a eliminare l’accesso diretto dell’adware al tuo Mac. Attenzione, però, perché non basta limitarsi a questa soluzione!

Passo 4: Eliminare i File Residui

Infatti, occorre tener presente che, anche dopo aver trascinato l’app nel Cestino, potrebbero rimanere comunque dei file residui. Terminata la rimozione dell’app, quindi, naviga nella cartella “/Library/Application Support/” e individua tutte le cartelle con nomi simili all’adware. A questo punto, elimina queste cartelle per rimuovere completamente i file indesiderati.

Passo 5: Rimuovere le Estensioni del Browser Dannose

Ora puoi passare alla pulizia del tuo browser. Se l’adware ha infettato il tuo browser, infatti, rimuovere le estensioni dannose diventa essenziale! In Safari, Chrome o Firefox, individua tutte le estensioni sospette e rimuovile. Questa operazione andrà ripristinare le prestazioni normali del tuo browser.

Passo 6: Svuotare il Cestino

Dopo aver rimosso l’adware, procedi col Cestino e svuotane il contenuto per eliminarne definitivamente i file. Anche qui, potrà sembrare banale ricordarlo ma questo passaggio è cruciale per prevenire un’eventuale reinfezione.

Passo 7: Scansionare con Software Antivirus

A questo punto, una scansione completa del tuo Mac con un software antivirus affidabile aiuterà a individuare eventuali altre minacce nascoste. Assicurati, naturalmente, di utilizzare un antivirus aggiornato per massimizzare l’efficacia della scansione.

Passo 8: Cambiare le Password

Tenendo a mente il famoso detto che recita “la prudenza non è mai troppa”, se sospetti che le tue credenziali possano essere state compromesse dall’adware, cambia immediatamente le password per i tuoi account online, assicurandoti che soddisfino i critermi minimi di sicurezza (almeno una lettera maiuscola, almeno un numero, almeno un carattere speciale) e ricordando sempre la regola aurea che dovrebbe valere sempre, anche in condizioni normali: MAI utilizzare la stessa password per più di un account. Quest’accortezza, preverrà l’accesso non autorizzato ai tuoi dati.

Passo 9: Ripristinare le Impostazioni del Browser

Arrivati a questo punto, se il tuo browser dovesse ancora presentare dei comportamenti anomali, potresti considerare l’opzione di ripristinare le impostazioni predefinite, in modo tale da risolvere eventuali problemi persistenti legati all’adware.

Come vedi, l’eliminazione dell’adware dal tuo Mac richiede un po’ di pazienza e di attenzione ai dettagli ma, seguendo questi semplici passaggi, potrai liberare il tuo sistema da quelle fastidiosissime intrusioni e tornare a navigare online in modo sicuro. Ricordati sempre di prestare attenzione alle applicazioni che installi e alle fonti da cui scarichi contenuti per evitare futuri attacchi da parte di adware. La tua sicurezza digitale è preziosa, quindi non sottovalutarne l’importanza!


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Public Cloud e cloud services per l’archiviazione dei dati: perché conviene

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Cloud computing

Ormai da decenni i cloud services rappresentano, sia per il privato che per le aziende, una risorsa indispensabile di grande utilità che, negli anni, ha offerto efficienza, vantaggi anche in termini di costi e massima sicurezza. In particolare, coloro che utilizzano i servizi cloud, sia Public Cloud che Private Cloud, beneficiano di questo sistema di archiviazione per gestire in modo più efficiente la propria attività, servire meglio i propri clienti e aumentare notevolmente i margini di profitto complessivi.
Il cloud computing è un termine che ha acquisito un uso diffuso negli ultimi anni. Con l’aumento esponenziale dell’utilizzo dei dati che ha accompagnato la transizione della società digitale nel 21° secolo, sta diventando sempre più difficile mantenere dati, informazioni, programmi e sistemi attivi e funzionanti sui server dei computer interni. La soluzione a questo problema è quella che esiste quasi da quando è nato Internet, ma che solo di recente ha ottenuto un’ampia applicazione: il Public Cloud.

Vantaggi dell’utilizzo del Public Cloud per privati e aziende

In effetti, la maggior parte delle persone utilizza già una varietà di servizi cloud senza nemmeno rendersene conto. Esistono infatti tante applicazioni basate su cloud attraverso cui gli utenti inviano ogni giorno i propri dati personali a un server ospitato nel cloud che archivia le informazioni per un successivo accesso. Questi servizi, oltre ad essere utili per uso personale, sono ancora più preziosi per le aziende che devono essere in grado di accedere a grandi quantità di dati tramite una connessione di rete online sicura. Vediamo allora nel dettaglio i vantaggi dell’utilizzo di un Public Cloud:

  • Risparmio di tempo: una volta sul cloud, un facile accesso ai dati farà risparmiare tempo e denaro.
  • Sicurezza: la maggiore sicurezza è data dalla crittografia dei dati trasmessi sulle reti e archiviati nei database. Utilizzando la crittografia, le informazioni sono meno accessibili dagli hacker o da chiunque non sia autorizzato a visualizzarle.
  • Flessibilità: il Public Cloud offre una maggiore flessibilità in generale rispetto all’hosting su un server locale, anche in termini di larghezza di banda aggiuntiva o di ampiezza di storage.
  • Mobilità: il Public Cloud consente l’accesso tramite smartphone e dispositivi mobili, in ogni luogo e in qualunque momento.
  • Insight: con le informazioni archiviate in un Public Cloud, si possono facilmente implementare meccanismi di tracciamento e creare report personalizzati per analizzare l’intera organizzazione delle informazioni.
  • Disaster recovery: i servizi basati su Public Cloud forniscono un rapido ripristino dei dati per tutti i tipi di scenari di emergenza, dai disastri naturali alle interruzioni di corrente.

Differenze tra Public Cloud e Private Cloud

Public Cloud e Private Cloud si differenziano innanzitutto per quanto riguarda l’accesso e la condivisione dei dati che, mentre per il primo sono assolutamente liberi, per il secondo sono limitati.
Inoltre la proprietà e il controllo di un Public Cloud fanno capo al provider del servizio cloud e gli utenti non hanno nessun controllo autonomo e anche la personalizzazione e la configurazione di un Public Cloud sono più limitate rispetto ad un Private Cloud. Infine, se l’utilizzo di un Private Cloud comporta costi eccessivi, specialmente in fase iniziale, i costi di un Public Cloud si fermano soltanto alle risorse utilizzate dall’utente e quindi sono decisamente molto più limitati e permissivi.
Una piattaforma cloud non fornisce solo risorse informatiche su richiesta connesse alla rete, ma offre anche uno storage flessibile assieme a strumenti per eseguire e automatizzare azioni, come distribuzioni, manutenzione o scalabilità durante i picchi di carico.
Oggi esistono anche soluzioni ibride che coniugano al meglio entrambe le tipologie di cloud per offrire la massima efficienza e usufruire dei benefici di ogni tipologia.

Applicazioni correlate al Public Cloud

Tra le tante applicazioni che utilizzano i cloud services, l’Intelligenza Artificiale e le soluzioni relative al quantum netbook offrono efficienza e utilità per ogni genere di progetto. Sviluppatori e data scientist trovano nei cloud services applicati a tal genere di servizi un accesso completamente sicuro e un utilizzo di gran lunga semplificato dei dati, dei framework di Intelligenza Artificiale e degli emulatori quantistici. Una soluzione cloud legata ai quantum notebooks consente di semplificare al massimo la gestione della sicurezza e delle operazioni di ingegneria e offre massima flessibilità e potenza andando oltretutto incontro ad ogni esigenza in termini di budget economico da investire.

 


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Scritte ASCII in un secondo

Usiamo i caratteri ASCII per creare grandi scritte grafiche dai nostri testi. Una semplice interfaccia e tanti stili a portata di click lo rendono davvero facilissimo!

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Per le nostre conversazioni online e i nostri messaggi, è divertente poter creare scritte grafiche con i caratteri ASCII dai nostri testi, in modo da dare la massima incisività a frasi e parole con un simpatico gusto “retro“. Per farlo nei sistemi Linux, Ubuntu incluso, tipicamente si usa il programma da riga di comando Figlet, potente e ricco di opzioni. Il suo limite è che non è semplicissimo da usare, dato che lo stile delle nostre scritte si modifica con degli argomenti che dobbiamo ricordarci.
A risolvere il problema arriva Calligraphy, un’interfaccia grafica per pyfiglet, che è un’implementazione puramente in Python di Figlet. Facilissimo da usare, ci permette di scegliere gli stili da un menu a tendina e di applicarli istantaneamente alle nostre scritte per poi copiarle negli appunti e incollarle dove desideriamo. Risulta più essenziale di Figlet ma la praticità lo rende un’alternativa molto valida e immediata.

 

Facile e veloce. Una volta installato il programma da Flathub ci troviamo nella sua semplice interfaccia. Nel pannello a sinistra scriviamo il nostro messaggio e a destra vediamo l’output che possiamo copiare con l’icona in basso a destra.

 

Scegliamo lo stile. Il menu a comparsa nel pannello dell’output ci permette di scegliere lo stile della nostra scritta. Non tutti sono leggibili come quelli della serie clb usata qui e proposta in diverse proporzioni tra altezza e larghezza dei caratteri.

 

Tanta scelta. Ci sono però varie alternative tra cui scegliere. Molto leggibili, per esempio, sono arrows, small e basic, mentre per le scritte a effetto ci sono alphabet (nella foto) e poison. Quando selezioniamo uno stile è subito applicato

 

Ricerca. Nel menu a comparsa possiamo anche scrivere il nome di uno stile per cercarlo direttamente, il che ci sarà utile quando avremo i nostri preferiti. Attenzione: non sempre il programma mette automaticamente le interruzioni di riga.

 

 

*illustrazione articolo progettata da  Freepik

 


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Metti i tuoi dati al sicuro

Ecco il tool che ti permette di creare backup in maniera semplice e veloce: basta collegare la propria unità USB e lasciare che sia il software a occuparsi del resto

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Abbiamo parlato molte volte dell’importanza dei backup e per quelli dei vostri dati personali (come foto, video, documenti, ecc.) questa è una soluzione facile da usare e pratica. Il suo slogan è infatti “Inserite la vostra unità USB e lasciate che il Pika faccia il resto per voi” (il pika da cui il programma prende il nome è un piccolo mammifero che assomiglia un po’ a un coniglietto). Pika vi permette di creare backup in locale (come con la citata unità USB o con un NAS) e in remoto (per esempio sul cloud), di impostare una pianificazione per fare copie di sicurezza regolari e di crittografarle.

Dato che sfrutta la deduplicazione, ossia salva gli archivi in modo che solo i dati nuovi e modificati rispetto all’ultimo backup occupino ulteriore spazio su disco, consente di risparmiare tempo e memoria. Ogni backup eseguito crea un archivio ed è possibile elencare quelli presenti e sfogliarne il contenuto. Una volta trovato ciò che vi serve, potete ripristinarlo da lì. Per creare i backup, Pika utilizza BorgBackup e i suoi repository di salvataggio sono accessibili anche con questa solida utility da riga di comando. BorgBase supporta inoltre lo sviluppo di Pika Backup. Il loro servizio è specializzato per l’uso con BorgBackup e offre funzioni di sicurezza come i repository append-only (che consentono solo l’aggiunta di nuovi dati, impedendo la modifica o la cancellazione di quelli esistenti) e l’autenticazione a due fattori. Potete ottenere 10 GB di spazio di archiviazione gratuito su borgbase.com. Pika si può installare facilmente da Flathub e vale la pena di provarlo per gestire in modo pratico le proprie copie di archiviazione. Ecco il link per il download.

L’interfaccia semplice offre opzioni essenziali ma utili e permette di programmare i backup, gestire gli archivi ed escludere cartelle al salvataggio

 

Leggi anche: “Qnap risolve i bug critici del backup dei NAS


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Il codice a barre ha 50 anni…

Nato per la logistica nelle fabbriche e per i supermercati, oggi il barcode è lo strumento più importante per legare il mondo digitale a quello fisico

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Noto come codice a barre, questo strumento grafico è uno dei più diffusi sul nostro pianeta per la comunicazione di dati. L’etichetta composta da barre verticali di spessori diversi ha compiuto 50 anni da poco ed è più usato che mai, anche nel mondo digitale, grazie ai nuovi formati creati per codificare più informazioni e consentire, ad esempio, di accedere a siti web senza bisogno di trascrivere lunghi indirizzi http, o gestire e tracciare il flusso delle merci. Il barcode è, insomma, il più importante “ponte” tra mondo fisico e digitale.

 

La storia del codice a barre

Il “barcode” o “codice a barre” è nato negli Usa. La data di nascita ufficiale è il 3 aprile 1973, quando è stato adottato come standard operativo per le aziende che operavono nel settore del largo consumo. È il momento in cui nei prodotti venduti nei supermercati è comparsa l’etichetta con le barrette di spessore diverse, che codificano ciascuna tipologia di prodotto e permettono una gestione più rapida del magazzino e delle casse, grazie ai lettori ottici. Oggi è adottato in 116 Paesi con la dizione di standard GS1 ed è applicato su più di un miliardi di tipi di prodotti. In realtà l’idea di creare un sistema capace di leggere una serie di barre stampate con forte contrasto (tipicamente nero su bianco) era precedente: è stata brevettata nel 1952 da due americani, Norman Joseph Woodland e Bernard Silver, che si erano ispirati al codice Morse con l’obiettivo di leggere delle informazioni codificate in modo veloce e automatico.

 

Le prime applicazioni

Prima delle merci nei supermercati, i codici a barre venivano utilizzati ad esempio sui vagoni ferroviari nel Regno Unito e negli Stati Uniti per gestire la logistica dei grandi scali merci dove ogni giorno passano migliaia di vagoni. Un ingombrante lettore posto all’entrata di uno scalo merci, infatti, registrava il passaggio dei vagoni e informava automaticamente il capostazione. Oltre alla logistica, però, il barcode è entrato nelle fabbriche a partire dagli anni Sessanta, soprattutto nel settore automobilistico, in quel periodo in rapida espansione. Il codice a barre identificava automaticamente le parti delle auto (trasmissione, cambio, semiassi) e le smistava nella catena di montaggio.

 

I codici a barre oggi

Negli ultimi anni il barcode è diventato lo strumento fondamentale per la logistica planetaria. È l’etichetta che permette di identificare e tracciare qualsiasi cosa: merci, pacchetti comprati su Amazon, lettere, prodotti trasportati dalle Poste o dai private, come DHL e UPS. Solo l’eCommerce, ogni giorno, legge più di trecento miliardi di etichette per movimentare all’incirca 150 miliardi di prodotti e pacchetti. I barcode, però, sono utilizzati anche per altri scopi: dai menu dei ristoranti (che vengono letti tramite il telefonino) agli apparecchi medicali che devono essere sempre tracciabili. Non c’è settore in cui, da qualche parte, non sia presente un piccolo barcode. Che non è sempre composto da colonne, ma può assumere anche altre forme, come le matrici dei QR Code.

Il futuro si chiama GS1 DataMatrix, Nei prodotti per la grande distribuzione sta facendo la sua comparsa un nuovo codice a barre a matrice che sostituirà quello tradizionale nel 2025. Il vantaggio è che contiene più informazioni e permette di conoscere il numero di serie, la data di scadenza e il lotto di un prodotto. Inoltre è più piccolo e resistente, occupando così meno spazio sulle confezioni. 

Leggi anche: “La truffa parte da un QR Code

 

*illustrazione articolo progettata da  Freepik

 

 


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I gadget segreti degli hacker

La valigetta del pirata contiene dispositivi hi-tech piccoli, anonimi e potenti, facilmente acquistabili anche su Amazon. Questo mese abbiamo selezionato…

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FOCKET WIFI WUD INJECTOR
OCCHIO, NON E’ UNA TASTIERA
A prima vista, questo dispositivo si presenta come una comune pendrive USB, ma sotto questa facciata nasconde una capacità ben più sofisticata: emula una tastiera e invia sequenze di tasti pre-programmate al computer non appena viene collegata. Il concetto che sta alla base di un dispositivo USB RUBBER DUCKY, infatti, è quello di sfruttare la “fiducia” implicita che i sistemi operativi ripongono nei dispositivi di input, come tastiere, appunto. Non appena collegata, il sistema riconosce il dispositivo come una periferica legittima, permettendo l’esecuzione
di comandi a livello di sistema. La programmazione si basa su un linguaggio di scripting semplice ma potente.

Quanto costa: € 70,43

Dove acquistarlo: su Amazon

 

 

CHIAVE DI SICUREZZA NFC YUBICO
PROTEGGI I TUOI ACCOUNT
Trasforma qualsiasi login in un accesso a due fattori: è la caratteristiche di questo dispositivo. La sua praticità e portabilità lo rendono ideale da portare sempre con sé. Per usare questa chiave di sicurezza, basta collegarla tramite porta USB-A o avvicinarla a un dispositivo con NFC per completare l’autenticazione.
È una chiave che vanta una compatibilità estesa, supportando servizi come Google e Microsoft, oltre a numerosi gestori di password e altre piattaforme diffuse. È compatibile con sistemi operativi come Windows, macOS, ChromeOS e Linux.

Quanto costa: € 30,50

Dove acquistarlo: su Amazon

 

 

 

MINI REGISTRATORE VOCALE
UNA SPIA A DISTANZA
Con un design compatto (12.4 x 11.1 x 5.6 cm) e un peso leggero di soli 194 grammi, questo dispositivo funge da microspia GSM avanzata. È sufficiente effettuare una chiamata per attivare l’ascolto dell’ambiente circostante. Dotato di una funzionalità che gli permette di richiamare automaticamente alla rilevazione di suoni, è in grado di catturare audio nitido fino a 15 metri di distanza. Offre una notevole durata di registrazione (72 ore) e si avvale della tecnologia GPS integrata per una localizzazione precisa.

Quanto costa: € 229,00

Dove acquistarlo: su Amazon

 

 

Leggi anche: “I gadget dell’hacker


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Dite stop al tracciamento

Grazie a un’estensione per il browser, proteggerete la vostra privacy e l’invasione operata dalla pubblicità. Ecco come funziona

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Privacy Badger è un’estensione per browser sviluppata dall’Electronic Frontier Foundation (EFF), un’organizzazione non profit impegnata nella difesa della privacy e dei diritti digitali degli utenti. L’obiettivo principale è quello di impedire il tracciamento online non desiderato e proteggere la privacy durante la navigazione.

 

COME FUNZIONA

Disponibile per diversi browser, tra cui Chrome e Firefox, si occupa di bloccare i cosiddetti tracker. In sostanza, quando si naviga su un sito, l’estensione analizza gli elementi della pagina e rileva i tentativi di tracciamento di terze parti, come cookie e script. Le frena e impedisce loro di raccogliere dati sulle attività online. Interessante è l’apprendimento automatico. Ciò significa che impara dalle interazioni con i siti web nel tempo, adattandosi ai comportamenti e alle preferenze. Per esempio, se si visita regolarmente un sito che utilizza un servizio di tracciamento legittimo, Privacy Badger imparerà a non bloccare quel particolare elemento, garantendo così una navigazione fluida.

 

PERSONALIZZAZIONE

L’estensione offre un livello di protezione della privacy personalizzabile. Dopo l’installazione, inizia subito a bloccare gli elementi di tracciamento che rileva. Tuttavia, dà anche all’utente la possibilità di modificare le impostazioni di blocco in base alle proprie preferenze: è possibile decidere di consentire il tracciamento su un determinato sito o bloccarlo oppure di visualizzare la lista dei siti web visitati e gli elementi di tracciamento bloccati per ciascun di essi e rimuovere il blocco, giusto per fare qualche esempio.

 

 

Vediamo come bloccare i tracker con un clic del mouse

L’estensione
Collegatevi sul chrome web store all’indirizzo https://chrome.google.com/webstore/category/extensions. Se utilizzate Firefox, invece, andate su https://addons.mozilla.org/it/firefox/extensions/. Cercate “privacy badger” nell’apposito campo di ricerca e cliccate sul primo risultato.

 

Installazione
Selezionate il pulsante azzurro Aggiungi e, subito dopo, Aggiungi estensione. Una finestra pop-up vi avviserà della corretta installazione. Cliccateci su. Vi si aprirà una finestra del browser con il sito di benvenuti e un messaggio “Grazie per aver installato Privacy Badger!”.

 

Il primo blocco
Riavviate il browser e accedete a un sito qualsiasi: per esempio, il portale de La Stampa. Cliccate sul simbolo del puzzle in alto a destra nella barra degli indirizzi e selezionate l’estensione appena installata. Un primo messaggio vi avvisa che sono stati bloccati ben 23 potenziali tracker.

 

Questo sito no!
Da questa prima finestra avete già la possibilità di non utilizzare, e quindi di disattivare, Privacy Badger per il sito che state visitando. Per farlo, ovviamente, basta cliccare sul pulsante Disattiva per questo sito. Esiste anche la possibilità di inviare una segnalazione alla EFF per Sito malfunzionante.

 

Semaforo rosso
Cliccando sulla freccia che punta verso il basso, si aprirà un menu con tutti i tracker bloccati, quelli che lasciano sono dei cookie e quelli che non sono stati fermati. Per consentire, fermare o accettare solo i cookie, vi basta spostare le levette da destra a sinistra, o viceversa.

 

Impostazioni avanzate
Cliccando sul menu delle impostazioni, avrete la possibilità di personalizzare Privacy Badger. Troverete la possibilità di impedire ai siti di tracciare i link cliccati, di vietare a Google di registrare i siti visitati, di consultare i siti disattivati, i domini tracciati e tanto altro.


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Come fare foto belle con lo smartphone

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Telefono che scatta in spiaggia - Foto di form PxHere

Negli ultimi anni è lo smartphone ad essere uno degli strumenti migliori per immortalare i propri momenti indicabili, durante le vacanze e non solo. Gli smartphone sono tra gli strumenti migliori per riuscire a creare delle fotografie incredibili senza bisogno di un’attrezzatura professionale.

In che modo però si possono scattare delle foto meravigliose con un dispositivo mobile? Il primo passo è sicuramente scegliere il giusto smartphone. Devi acquistare un dispositivo che abbia telecamere di un alto livello che permettano di acquisire al meglio le immagini, di regolare l’esposizione, colori e tutte le caratteristiche che servono a ottenere risultati ottimali.

Se non hai un telefono che ti permette di fare foto davvero belle, trova il tuo nuovo smartphone a prezzi imbattibili comparando i modelli migliori del momento.

Ma vediamo in questa guida alcuni consigli fondamentali per elevare le tue fotografie da semplici snapshot a immagini memorabili.

1. Conosci le capacità del tuo smartphone

Prima di tutto, è importante conoscere le specifiche e le funzionalità della fotocamera del tuo smartphone. Molti dispositivi moderni offrono caratteristiche avanzate come la modalità ritratto, l’HDR (High Dynamic Range), zoom ottico, e capacità di scatto in formato RAW. Familiarizzando con queste opzioni, potrai sfruttarle al meglio in base alle situazioni.

2. Sfrutta la luce naturale

Uno degli elementi più importanti in campo fotografico è sicuramente quello della luce. La giusta esposizione alla luce permette di rendere un’immagine da banale a interessante. Ecco perché è molto importante riuscire a scattare le foto sfruttando appieno la luce naturale. Se vuoi degli scatti naturali mozzafiato, allora devi valutare di scattare le foto con il tuo smartphone poco dopo l’alba o prima del tramonto, quando la luce è morbida e calda. Evita invece scatti con la luce diretta del mezzogiorno, che può creare ombre dure e contrasti elevati.

3. Composizione e regola dei terzi

Una composizione equilibrata è fondamentale per una foto accattivante. Utilizza la regola dei terzi, immaginando la tua immagine divisa in nove parti uguali da due linee orizzontali e due linee verticali. Posizionare i soggetti lungo queste linee o nei loro punti di intersezione può aggiungere equilibrio e interesse alla tua foto. Molti smartphone offrono la possibilità di visualizzare una griglia sulla fotocamera per facilitare questo processo.

4. Esplora diverse prospettive

Non limitarti a scattare foto da una posizione eretta e frontale. Esplorare angolazioni diverse può dare una nuova vita alle tue immagini. Prova a scattare dal basso verso l’alto per conferire grandiosità a un soggetto, o dall’alto verso il basso per un effetto minimizzante. L’esperimento con diverse prospettive può rivelare dettagli e viste sorprendenti.

5. L’importanza della post-produzione

L’editing può trasformare una buona foto in un’immagine eccezionale. App come Lightroom, Snapseed, e VSCO offrono strumenti potenti per migliorare le tue foto direttamente dallo smartphone. Regola l’esposizione, il contrasto, la saturazione, e usa filtri con moderazione per mantenere un aspetto naturale. Ricorda, l’obiettivo dell’editing è migliorare la foto senza stravolgerla.

6. Attenzione al background

Uno sfondo caotico può distrarre dall’oggetto principale della foto. Cerca sfondi semplici o uniformi che mettano in risalto il tuo soggetto. A volte, spostarsi di pochi passi o cambiare angolazione può aiutare a evitare uno sfondo distrattivo e permette di trovare uno sfondo che complementi perfettamente il soggetto.

7. Usa la modalità manuale

Molti smartphone permettono di controllare manualmente impostazioni come ISO, velocità dell’otturatore, e apertura. Imparare a utilizzare la modalità manuale può darti un controllo maggiore sull’aspetto delle tue foto, permettendoti di essere creativo in situazioni di luce difficile o per ottenere effetti specifici.

8. Non dimenticare la regola della semplicità

A volte, meno è meglio. Una composizione semplice, con un unico soggetto chiaro e uno sfondo pulito, può essere incredibilmente potente. Cerca la bellezza nelle scene quotidiane e non complicare troppo la tua immagine. La semplicità può spesso tradursi in eleganza e impatto visivo.

9. Sperimenta e divertiti

Infine, il consiglio più importante è sperimentare e divertirsi con la fotografia. Prova nuove tecniche, esplora generi diversi, e non avere paura di fare errori. Ogni scatto è un’opportunità di apprendimento e ogni errore ti avvicina a capire cosa funziona per te.

Seguendo questi consigli, potrai migliorare le tue capacità fotografiche ma anche iniziare a vedere il mondo che ti circonda in modi nuovi e sorprendenti. Ricorda, l’attrezzo più importante in fotografia è l’occhio del fotografo; lo smartphone è semplicemente il mezzo per catturare momenti unici e creare delle foto meravigliose che si possano distinguere.


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