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Intelligenza Artificiale sempre sottomano

Un sistema pratico e semplice per consultare la nostra IA preferita senza dover neanche aprire un browser e, con alcuni servizi, senza bisogno di registrazione

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Bavarder in francese significa chiacchierare e sicuramente questa applicazione ci permette di farlo con una serie di importanti servizi di Intelligenza Artificiale in modo facile e veloce. Dopo averla installata dobbiamo solo inserire in una finestra quel che ci serve sapere per ottenere ogni risposta, che poi possiamo copiare e incollare dove vogliamo. Oltre che in italiano, possiamo parlare all’IA in varie altre lingue: basta scrivere in quella che vogliamo usare. Per utilizzare Bavarder non serve dare i propri dati ma per alcuni provider come OpenAI GPT 3.5 Turbo ci viene chiesta una chiave API che dobbiamo ottenere registrandoci sul sito del servizio di Intelligenza Artificiale e inserire nella sezione Fornitori delle preferenze del programma.
Ci sono comunque ottimi sistemi come BAI Chat che si possono usare senza alcuna registrazione.

 

IN PRATICA

Flatpak. Eseguiamo sudo apt install flatpak e sudo apt install gnome-software-plugin-flatpak, confermando in entrambi i casi con S e INVIO. Eseguiamo quindi flatpak remote-add –if-notexists flathub https://flathub.org/repo/flathub.flatpakrepo.

 

Installazione. Apriamo la pagina https://flathub.org/apps/io.github.Bavarder.Bavarder e facciamo click su Install. Apriamo la cartella Scaricati, facciamo un doppio click sul file, premiamo su Installa nella schermata che appare e facciamo click su Apri.

 

Scegliamo il provider. Si apre così l’interfaccia di Bavarder. Scegliendo Providers dal menu principale possiamo selezionare che servizio di IA usare. L’impostazione predefinita è https://openassistant.io/it ma ci sono anche altri progetti molto validi.

 

Interroghiamo l’IA. Scriviamo la nostra richiesta e facciamo click sulla freccia blu (Chiedi) per farla all’Intelligenza Artificiale. Dopo una breve attesa vedremo la risposta nel riquadro in basso. Se non ci soddisfa proviamo a formulare la diversamente la domanda.

 

Una risposta per tutto. Le risposte variano in base al servizio scelto ma sono in genere precise. Se quella che otteniamo è piuttosto lunga possiamo scorrere il testo con la barra laterale oppure ingrandire la finestra a tutto schermo.

 

Copia facile. L’icona dei fogli in basso a destra ci consente di copiare la risposta negli appunti, funzione disponibile anche per le domande. Possiamo nascondere, massimizzare e ridimensionare la finestra facendo click con il tasto destro sull’icona a hamburger.

 

Menu principale. Se invece vogliamo un’immagine della nostra interazione con l’IA possiamo selezionare Cattura schermata dallo stesso menu, che è il principale. Qui possiamo anche definire il posizionamento di Bavarder sul nostro spazio di lavoro.

 

Controlli da tastiera. La risposta si può anche semplicemente copiare con i tasti Maiusc + Ctrl + C. Possiamo vedere le altre scorciatoie premendo i tasti Ctrl + ? oppure selezionando Keyboard shortcuts dal menu principale.

 

Più risposte alla stessa domanda. Non possiamo far rigenerare la risposta al nostro input ma possiamo aprire una nuova finestra dal menu principale (o premendo Ctrl + N) e porre di nuovo la domanda per confrontare le due versioni.

 

Confrontiamo due servizi. Possiamo anche chiedere la stessa cosa a una seconda Intelligenza Artificiale, per esempio per scoprire con ChatGPT cosa ci direbbe un gatto a proposito della filosofia di Ubuntu. Con l’IA si può fare di tutto…

 

*illustrazione articolo progettata da  Freepik

 


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Metti i tuoi dati al sicuro

Ecco il tool che ti permette di creare backup in maniera semplice e veloce: basta collegare la propria unità USB e lasciare che sia il software a occuparsi del resto

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Abbiamo parlato molte volte dell’importanza dei backup e per quelli dei vostri dati personali (come foto, video, documenti, ecc.) questa è una soluzione facile da usare e pratica. Il suo slogan è infatti “Inserite la vostra unità USB e lasciate che il Pika faccia il resto per voi” (il pika da cui il programma prende il nome è un piccolo mammifero che assomiglia un po’ a un coniglietto). Pika vi permette di creare backup in locale (come con la citata unità USB o con un NAS) e in remoto (per esempio sul cloud), di impostare una pianificazione per fare copie di sicurezza regolari e di crittografarle.

Dato che sfrutta la deduplicazione, ossia salva gli archivi in modo che solo i dati nuovi e modificati rispetto all’ultimo backup occupino ulteriore spazio su disco, consente di risparmiare tempo e memoria. Ogni backup eseguito crea un archivio ed è possibile elencare quelli presenti e sfogliarne il contenuto. Una volta trovato ciò che vi serve, potete ripristinarlo da lì. Per creare i backup, Pika utilizza BorgBackup e i suoi repository di salvataggio sono accessibili anche con questa solida utility da riga di comando. BorgBase supporta inoltre lo sviluppo di Pika Backup. Il loro servizio è specializzato per l’uso con BorgBackup e offre funzioni di sicurezza come i repository append-only (che consentono solo l’aggiunta di nuovi dati, impedendo la modifica o la cancellazione di quelli esistenti) e l’autenticazione a due fattori. Potete ottenere 10 GB di spazio di archiviazione gratuito su borgbase.com. Pika si può installare facilmente da Flathub e vale la pena di provarlo per gestire in modo pratico le proprie copie di archiviazione. Ecco il link per il download.

L’interfaccia semplice offre opzioni essenziali ma utili e permette di programmare i backup, gestire gli archivi ed escludere cartelle al salvataggio

 

Leggi anche: “Qnap risolve i bug critici del backup dei NAS


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Il codice a barre ha 50 anni…

Nato per la logistica nelle fabbriche e per i supermercati, oggi il barcode è lo strumento più importante per legare il mondo digitale a quello fisico

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Noto come codice a barre, questo strumento grafico è uno dei più diffusi sul nostro pianeta per la comunicazione di dati. L’etichetta composta da barre verticali di spessori diversi ha compiuto 50 anni da poco ed è più usato che mai, anche nel mondo digitale, grazie ai nuovi formati creati per codificare più informazioni e consentire, ad esempio, di accedere a siti web senza bisogno di trascrivere lunghi indirizzi http, o gestire e tracciare il flusso delle merci. Il barcode è, insomma, il più importante “ponte” tra mondo fisico e digitale.

 

La storia del codice a barre

Il “barcode” o “codice a barre” è nato negli Usa. La data di nascita ufficiale è il 3 aprile 1973, quando è stato adottato come standard operativo per le aziende che operavono nel settore del largo consumo. È il momento in cui nei prodotti venduti nei supermercati è comparsa l’etichetta con le barrette di spessore diverse, che codificano ciascuna tipologia di prodotto e permettono una gestione più rapida del magazzino e delle casse, grazie ai lettori ottici. Oggi è adottato in 116 Paesi con la dizione di standard GS1 ed è applicato su più di un miliardi di tipi di prodotti. In realtà l’idea di creare un sistema capace di leggere una serie di barre stampate con forte contrasto (tipicamente nero su bianco) era precedente: è stata brevettata nel 1952 da due americani, Norman Joseph Woodland e Bernard Silver, che si erano ispirati al codice Morse con l’obiettivo di leggere delle informazioni codificate in modo veloce e automatico.

 

Le prime applicazioni

Prima delle merci nei supermercati, i codici a barre venivano utilizzati ad esempio sui vagoni ferroviari nel Regno Unito e negli Stati Uniti per gestire la logistica dei grandi scali merci dove ogni giorno passano migliaia di vagoni. Un ingombrante lettore posto all’entrata di uno scalo merci, infatti, registrava il passaggio dei vagoni e informava automaticamente il capostazione. Oltre alla logistica, però, il barcode è entrato nelle fabbriche a partire dagli anni Sessanta, soprattutto nel settore automobilistico, in quel periodo in rapida espansione. Il codice a barre identificava automaticamente le parti delle auto (trasmissione, cambio, semiassi) e le smistava nella catena di montaggio.

 

I codici a barre oggi

Negli ultimi anni il barcode è diventato lo strumento fondamentale per la logistica planetaria. È l’etichetta che permette di identificare e tracciare qualsiasi cosa: merci, pacchetti comprati su Amazon, lettere, prodotti trasportati dalle Poste o dai private, come DHL e UPS. Solo l’eCommerce, ogni giorno, legge più di trecento miliardi di etichette per movimentare all’incirca 150 miliardi di prodotti e pacchetti. I barcode, però, sono utilizzati anche per altri scopi: dai menu dei ristoranti (che vengono letti tramite il telefonino) agli apparecchi medicali che devono essere sempre tracciabili. Non c’è settore in cui, da qualche parte, non sia presente un piccolo barcode. Che non è sempre composto da colonne, ma può assumere anche altre forme, come le matrici dei QR Code.

Il futuro si chiama GS1 DataMatrix, Nei prodotti per la grande distribuzione sta facendo la sua comparsa un nuovo codice a barre a matrice che sostituirà quello tradizionale nel 2025. Il vantaggio è che contiene più informazioni e permette di conoscere il numero di serie, la data di scadenza e il lotto di un prodotto. Inoltre è più piccolo e resistente, occupando così meno spazio sulle confezioni. 

Leggi anche: “La truffa parte da un QR Code

 

*illustrazione articolo progettata da  Freepik

 

 


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I gadget segreti degli hacker

La valigetta del pirata contiene dispositivi hi-tech piccoli, anonimi e potenti, facilmente acquistabili anche su Amazon. Questo mese abbiamo selezionato…

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FOCKET WIFI WUD INJECTOR
OCCHIO, NON E’ UNA TASTIERA
A prima vista, questo dispositivo si presenta come una comune pendrive USB, ma sotto questa facciata nasconde una capacità ben più sofisticata: emula una tastiera e invia sequenze di tasti pre-programmate al computer non appena viene collegata. Il concetto che sta alla base di un dispositivo USB RUBBER DUCKY, infatti, è quello di sfruttare la “fiducia” implicita che i sistemi operativi ripongono nei dispositivi di input, come tastiere, appunto. Non appena collegata, il sistema riconosce il dispositivo come una periferica legittima, permettendo l’esecuzione
di comandi a livello di sistema. La programmazione si basa su un linguaggio di scripting semplice ma potente.

Quanto costa: € 70,43

Dove acquistarlo: su Amazon

 

 

CHIAVE DI SICUREZZA NFC YUBICO
PROTEGGI I TUOI ACCOUNT
Trasforma qualsiasi login in un accesso a due fattori: è la caratteristiche di questo dispositivo. La sua praticità e portabilità lo rendono ideale da portare sempre con sé. Per usare questa chiave di sicurezza, basta collegarla tramite porta USB-A o avvicinarla a un dispositivo con NFC per completare l’autenticazione.
È una chiave che vanta una compatibilità estesa, supportando servizi come Google e Microsoft, oltre a numerosi gestori di password e altre piattaforme diffuse. È compatibile con sistemi operativi come Windows, macOS, ChromeOS e Linux.

Quanto costa: € 30,50

Dove acquistarlo: su Amazon

 

 

 

MINI REGISTRATORE VOCALE
UNA SPIA A DISTANZA
Con un design compatto (12.4 x 11.1 x 5.6 cm) e un peso leggero di soli 194 grammi, questo dispositivo funge da microspia GSM avanzata. È sufficiente effettuare una chiamata per attivare l’ascolto dell’ambiente circostante. Dotato di una funzionalità che gli permette di richiamare automaticamente alla rilevazione di suoni, è in grado di catturare audio nitido fino a 15 metri di distanza. Offre una notevole durata di registrazione (72 ore) e si avvale della tecnologia GPS integrata per una localizzazione precisa.

Quanto costa: € 229,00

Dove acquistarlo: su Amazon

 

 

Leggi anche: “I gadget dell’hacker


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Dite stop al tracciamento

Grazie a un’estensione per il browser, proteggerete la vostra privacy e l’invasione operata dalla pubblicità. Ecco come funziona

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Privacy Badger è un’estensione per browser sviluppata dall’Electronic Frontier Foundation (EFF), un’organizzazione non profit impegnata nella difesa della privacy e dei diritti digitali degli utenti. L’obiettivo principale è quello di impedire il tracciamento online non desiderato e proteggere la privacy durante la navigazione.

 

COME FUNZIONA

Disponibile per diversi browser, tra cui Chrome e Firefox, si occupa di bloccare i cosiddetti tracker. In sostanza, quando si naviga su un sito, l’estensione analizza gli elementi della pagina e rileva i tentativi di tracciamento di terze parti, come cookie e script. Le frena e impedisce loro di raccogliere dati sulle attività online. Interessante è l’apprendimento automatico. Ciò significa che impara dalle interazioni con i siti web nel tempo, adattandosi ai comportamenti e alle preferenze. Per esempio, se si visita regolarmente un sito che utilizza un servizio di tracciamento legittimo, Privacy Badger imparerà a non bloccare quel particolare elemento, garantendo così una navigazione fluida.

 

PERSONALIZZAZIONE

L’estensione offre un livello di protezione della privacy personalizzabile. Dopo l’installazione, inizia subito a bloccare gli elementi di tracciamento che rileva. Tuttavia, dà anche all’utente la possibilità di modificare le impostazioni di blocco in base alle proprie preferenze: è possibile decidere di consentire il tracciamento su un determinato sito o bloccarlo oppure di visualizzare la lista dei siti web visitati e gli elementi di tracciamento bloccati per ciascun di essi e rimuovere il blocco, giusto per fare qualche esempio.

 

 

Vediamo come bloccare i tracker con un clic del mouse

L’estensione
Collegatevi sul chrome web store all’indirizzo https://chrome.google.com/webstore/category/extensions. Se utilizzate Firefox, invece, andate su https://addons.mozilla.org/it/firefox/extensions/. Cercate “privacy badger” nell’apposito campo di ricerca e cliccate sul primo risultato.

 

Installazione
Selezionate il pulsante azzurro Aggiungi e, subito dopo, Aggiungi estensione. Una finestra pop-up vi avviserà della corretta installazione. Cliccateci su. Vi si aprirà una finestra del browser con il sito di benvenuti e un messaggio “Grazie per aver installato Privacy Badger!”.

 

Il primo blocco
Riavviate il browser e accedete a un sito qualsiasi: per esempio, il portale de La Stampa. Cliccate sul simbolo del puzzle in alto a destra nella barra degli indirizzi e selezionate l’estensione appena installata. Un primo messaggio vi avvisa che sono stati bloccati ben 23 potenziali tracker.

 

Questo sito no!
Da questa prima finestra avete già la possibilità di non utilizzare, e quindi di disattivare, Privacy Badger per il sito che state visitando. Per farlo, ovviamente, basta cliccare sul pulsante Disattiva per questo sito. Esiste anche la possibilità di inviare una segnalazione alla EFF per Sito malfunzionante.

 

Semaforo rosso
Cliccando sulla freccia che punta verso il basso, si aprirà un menu con tutti i tracker bloccati, quelli che lasciano sono dei cookie e quelli che non sono stati fermati. Per consentire, fermare o accettare solo i cookie, vi basta spostare le levette da destra a sinistra, o viceversa.

 

Impostazioni avanzate
Cliccando sul menu delle impostazioni, avrete la possibilità di personalizzare Privacy Badger. Troverete la possibilità di impedire ai siti di tracciare i link cliccati, di vietare a Google di registrare i siti visitati, di consultare i siti disattivati, i domini tracciati e tanto altro.


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Come fare foto belle con lo smartphone

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Telefono che scatta in spiaggia - Foto di form PxHere

Negli ultimi anni è lo smartphone ad essere uno degli strumenti migliori per immortalare i propri momenti indicabili, durante le vacanze e non solo. Gli smartphone sono tra gli strumenti migliori per riuscire a creare delle fotografie incredibili senza bisogno di un’attrezzatura professionale.

In che modo però si possono scattare delle foto meravigliose con un dispositivo mobile? Il primo passo è sicuramente scegliere il giusto smartphone. Devi acquistare un dispositivo che abbia telecamere di un alto livello che permettano di acquisire al meglio le immagini, di regolare l’esposizione, colori e tutte le caratteristiche che servono a ottenere risultati ottimali.

Se non hai un telefono che ti permette di fare foto davvero belle, trova il tuo nuovo smartphone a prezzi imbattibili comparando i modelli migliori del momento.

Ma vediamo in questa guida alcuni consigli fondamentali per elevare le tue fotografie da semplici snapshot a immagini memorabili.

1. Conosci le capacità del tuo smartphone

Prima di tutto, è importante conoscere le specifiche e le funzionalità della fotocamera del tuo smartphone. Molti dispositivi moderni offrono caratteristiche avanzate come la modalità ritratto, l’HDR (High Dynamic Range), zoom ottico, e capacità di scatto in formato RAW. Familiarizzando con queste opzioni, potrai sfruttarle al meglio in base alle situazioni.

2. Sfrutta la luce naturale

Uno degli elementi più importanti in campo fotografico è sicuramente quello della luce. La giusta esposizione alla luce permette di rendere un’immagine da banale a interessante. Ecco perché è molto importante riuscire a scattare le foto sfruttando appieno la luce naturale. Se vuoi degli scatti naturali mozzafiato, allora devi valutare di scattare le foto con il tuo smartphone poco dopo l’alba o prima del tramonto, quando la luce è morbida e calda. Evita invece scatti con la luce diretta del mezzogiorno, che può creare ombre dure e contrasti elevati.

3. Composizione e regola dei terzi

Una composizione equilibrata è fondamentale per una foto accattivante. Utilizza la regola dei terzi, immaginando la tua immagine divisa in nove parti uguali da due linee orizzontali e due linee verticali. Posizionare i soggetti lungo queste linee o nei loro punti di intersezione può aggiungere equilibrio e interesse alla tua foto. Molti smartphone offrono la possibilità di visualizzare una griglia sulla fotocamera per facilitare questo processo.

4. Esplora diverse prospettive

Non limitarti a scattare foto da una posizione eretta e frontale. Esplorare angolazioni diverse può dare una nuova vita alle tue immagini. Prova a scattare dal basso verso l’alto per conferire grandiosità a un soggetto, o dall’alto verso il basso per un effetto minimizzante. L’esperimento con diverse prospettive può rivelare dettagli e viste sorprendenti.

5. L’importanza della post-produzione

L’editing può trasformare una buona foto in un’immagine eccezionale. App come Lightroom, Snapseed, e VSCO offrono strumenti potenti per migliorare le tue foto direttamente dallo smartphone. Regola l’esposizione, il contrasto, la saturazione, e usa filtri con moderazione per mantenere un aspetto naturale. Ricorda, l’obiettivo dell’editing è migliorare la foto senza stravolgerla.

6. Attenzione al background

Uno sfondo caotico può distrarre dall’oggetto principale della foto. Cerca sfondi semplici o uniformi che mettano in risalto il tuo soggetto. A volte, spostarsi di pochi passi o cambiare angolazione può aiutare a evitare uno sfondo distrattivo e permette di trovare uno sfondo che complementi perfettamente il soggetto.

7. Usa la modalità manuale

Molti smartphone permettono di controllare manualmente impostazioni come ISO, velocità dell’otturatore, e apertura. Imparare a utilizzare la modalità manuale può darti un controllo maggiore sull’aspetto delle tue foto, permettendoti di essere creativo in situazioni di luce difficile o per ottenere effetti specifici.

8. Non dimenticare la regola della semplicità

A volte, meno è meglio. Una composizione semplice, con un unico soggetto chiaro e uno sfondo pulito, può essere incredibilmente potente. Cerca la bellezza nelle scene quotidiane e non complicare troppo la tua immagine. La semplicità può spesso tradursi in eleganza e impatto visivo.

9. Sperimenta e divertiti

Infine, il consiglio più importante è sperimentare e divertirsi con la fotografia. Prova nuove tecniche, esplora generi diversi, e non avere paura di fare errori. Ogni scatto è un’opportunità di apprendimento e ogni errore ti avvicina a capire cosa funziona per te.

Seguendo questi consigli, potrai migliorare le tue capacità fotografiche ma anche iniziare a vedere il mondo che ti circonda in modi nuovi e sorprendenti. Ricorda, l’attrezzo più importante in fotografia è l’occhio del fotografo; lo smartphone è semplicemente il mezzo per catturare momenti unici e creare delle foto meravigliose che si possano distinguere.


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I Large Language Model diventano malvagi

Progetti come ChatGPT sono stati presi d’assalto da hacker e criminali che hanno creato modelli estremamente pericolosi

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Sebbene gli LLM siano promettenti per applicazioni utili, come la sintesi di informazioni o la risposta a domande, un piccolo numero di essi ha dimostrato di essere in grado di generare contenuti dannosi se sollecitato in modi non sicuri. Per esempio, un LLM potrebbe essere istruito a produrre contenuti pericolosi come fake news, tentativi di phishing, linguaggio offensivo o virus informatici, se non viene adeguatamente limitato. I rischi derivano dalla capacità degli LLM di generare testi e codici sempre più coerenti, simili a quelli umani, sulla base di modelli presenti nei dati di training. Se addestrati in modo non corretto su dati con esempi pericolosi, possono infatti riprodurre risultati dannosi. Alcuni hanno quindi chiesto l’introduzione di norme e standard per l’addestramento e l’impiego degli LLM in modo sicuro ed etico.

 

WormGPT: ChatGPT senza scrupoli

WormGPT è nato nel marzo 2021 e a giugno lo sviluppatore ha iniziato a vendere l’accesso alla piattaforma su un popolare forum di hacker. Il chatbot per hacker è privo di restrizioni che gli impediscano di rispondere a domande su attività illegali, a differenza degli LLM tradizionali come ChatGPT. Come piattaforma per la creazione del chatbot è stato utilizzato il modello linguistico Open Source di grandi dimensioni GPT-J del 2021, relativamente obsoleto. Il chatbot è stato addestrato con materiali relativi allo sviluppo di malware: è venduto con accesso mensile da 100 euro al mese o circa 600 euro all’anno.

 

PoisonGPT è meno pericoloso ma fa paura!

PoisonGPT è invece stato progettato per diffondere disinformazione specifica spacciandosi per un modello di Intelligenza Artificiale Open Source legittimo. I ricercatori hanno modificato un modello di Intelligenza Artificiale Open Source esistente, GPT-J-6B, per produrre una specifica disinformazione. Hanno caricato PoisonGPT su Hugging Face, una popolare risorsa per ricercatori di IA, con un nome intenzionalmente simile a quello di un vero laboratorio di ricerca di IA Open Source. Il modello è stato scaricato oltre 40 volte prima di essere rimosso. Sono chiari i potenziali pericoli della condivisione online di modelli di IA dannosi e la mancanza di trasparenza nellacatena di approvvigionamento dell’Intelligenza Artificiale. Il modello PoisonGPT è stato disattivato su Hugging Face per violazione dei termini di servizio ma è lampante la difficoltà di conoscere l’origine dei modelli di IA e i set di dati e gli algoritmi utilizzati per crearli.

 

L’IA malvagia basata su Google Bard

Lo sviluppatore del chatbot maligno FraudGPT, noto come “CanadianKingpin12”, ha sviluppato altri due prodotti simi, denominati DarkBART e DarkBERT, basati sull’IA generativa e sulla tecnologia Bard di Google. Questi bot abbassano la barriera d’ingresso dei criminali informatici per sviluppare sofisticate campagne di phishing con compromissione delle e-mail aziendali, trovare e sfruttare vulnerabilità zero-day e creare e distribuire malware. Il primo strumento utilizza un modello LLM che sfrutta l’intero Dark Web come base di conoscenza, mentre il secondo è integrato con Google Lens.

Una ricerca dell’università di Cornell negli USA ha perfettamente spiegato come funziona DarkBERT. Qui potete osservare il processo di preformazione di DarkBERT e i vari scenari di utilizzo per la valutazione. Fonte: https://arxiv.org/abs/2305.08596

 

Frodi in salsa intelligente

Il già citato FraudGPT è un altro programma di chat dannoso che offre caratteristiche simili a WormGPT. Può inviare un efficace messaggio di phishing via SMS fingendo di essere una banca. Lo sviluppatore chiede 200 dollari al mese per utilizzarlo. Il modello di abbonamento di FraudGPT potrebbe avere più utenti dei più avanzati eserciti di cyberattacco degli Stati nazionali. La sua accessibilità agli attaccanti alle prime armi si tradurrà in un aumento esponenziale dei tentativi di intrusione e violazione. Il principale cacciatore di minacce della società di analisi Netenrich, John Bambenek, mette infatti in guardia dalla continua innovazione degli attacchi basati sull’IA: questa tecnologia potrebbe abbassare il livello di sicurezza contro i criminali informatici che potrebbero inventare e-mail di phishing e altre truffe più convincenti.

 

WolfGPT e XXXGPT: tool devastanti

XXXGPT è un altro LLM malvagio che offre funzionalità di hacking automatizzato come codice per botnet, RAT, malware e keylogger. Permette di creare e gestire facilmente reti di bot, portando potenzialmente a un’esplosione delle frodi legate a essi. Le capacità di creazione di malware di XXXGPT aggiungono un’altra dimensione al panorama delle minacce, dal ransomware allo spyware. Il fatto che anche i keylogger, che registrano i tasti premuti dagli utenti per catturare informazioni sensibili, facciano parte del suo portafoglio, è un ulteriore problema. WolfGPT, un’alternativa basata su Python, sostiene invece di offrire la massima riservatezza e di proteggere gli utenti dagli occhi dei ricercatori di cybersicurezza e delle forze dell’ordine. Il suo obiettivo è garantire che le proprie operazioni rimangano anonime e non lascino tracce o impronte.

 

Fox8: arrivano anche le botnet

Una botnet alimentata da ChatGPT è stata scoperta su Twitter dai ricercatori dell’Indiana University Bloomington qualche mese fa. Denominata Fox8, consisteva in 1.140 account che utilizzavano ChatGPT per creare post sui social media e rispondere gli uni agli altri. Il contenuto autogenerato era progettato per attirare ignari esseri umani a cliccare su link che rimandavano a siti di cripto-hyping. Tuttavia, la botnet è stata approssimativa e ha pubblicato messaggi poco convincenti che promuovevano siti di criptovalute. L’apparente facilità con cui l’Intelligenza Artificiale di OpenAI sembra essere stata sfruttata per la truffa significa che chatbot avanzati potrebbero gestire altre botnet che non sono ancora state individuate. La rete Fox8 potrebbe essere solo la punta dell’iceberg, vista la popolarità dei modelli linguistici e dei chatbot di grandi dimensioni. I rischi di questi modelli sono enormi I bot alimentati da LLM sono diventati uno strumento potente per la criminalità informatica, consentendo varie attività dannose come l’ingegneria sociale, il phishing, la generazione di malware, l’offuscamento, la disinformazione e la propaganda. Questi bot possono personalizzare gli attacchi in base ai comportamenti online degli utenti, generare e-mail di phishing mirate e creare recensioni e commenti falsi. Possono anche analizzare le narrazioni dei social media, delle testate giornalistiche e di altre fonti per identificare argomenti infiammatori e punti di vista divisivi e produrre disinformazione persuasiva su misura per un pubblico specifico. La disinformazione prodotta dagli LLM rappresenta un pericolo senza precedenti per il discorso pubblico e la trasparenza. Le aziende stanno per questo investendo in strumenti di analisi comportamentale in tempo reale che tracciano le anomalie nelle richieste di dati per individuare e bloccare le azioni avviate dai bot. Gli LLM maligni hanno rivoluzionato il malware assicurandosi che rimanga nascosto più a lungo, rimanendo aggiornati sulle ultime pratiche di programmazione e sulle misure anti-malware e visitando i forum e i repository degli sviluppatori. Il loro malware può eludere i motori degli antivirus più a lungo, infettare un maggior numero di dispositivi ed evitare il rilevamento precoce.

 

 

 

*illustrazione articolo progettata da  Freepik

 

 

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Navigazioni protette e sicure!

Ecco un’estensione per browser capace di rendere la navigazione su Internet davvero migliore: priva di pubblicità, sicura e che strizza l’occhio alla privacy

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uBlock Origin non è solo un potente software Adblock, cioè in grado di fermare le pubblicità sui siti visitati, ma un vero e proprio sistema di filtraggio, capace di bloccare anche JavaScript, spyware e malware. Semplice da utilizzare, è distribuito con licenza open source, è multipiattaforma e risulta essere molto leggero in termini di utilizzo della memoria (se paragonato ad altre estensioni o programmi simili). Sviluppato inizialmente (e ancora sostenuto) dal suo ideatore, Raymond Hill, si installa in pochi secondi e consente di eseguire un filtraggio completo delle pubblicità, bloccare elementi multimediali pesanti e impostare filtri personalizzati in base alle proprie esigenze.

 

PERCHÉ UTILIZZARE UBLOCK ORIGIN?

Per due semplici ragioni: la prima, per le sue potenzialità e per la semplicità di utilizzo; la seconda, perché fa parte dell’ormai nota “La cassetta degli attrezzi anticensura” di cui abbiamo già scritto sulla rivista parlando della cyberguerra dichiarata dal collettivo Anonymous contro l’invasione dell’Ucraina da parte di Putin. Una serie di tool utili a tutelare la privacy e ad aggirare le limitazioni imposte dal governo sovietico. Vediamo come si usa.

 

 

 IN PRATICA

Installate l’add-on collegandovi a questo indirizzo  e cliccando su Aggiungi a Firefox, se navigate con il browser di Mozilla, oppure su Aggiungi se adoperate Google Chrome, o ancora su Ottieni per Edge. Scegliete il pulsante Installa e aspettate qualche secondo. Un messaggio vi avviserà che è tutto pronto.

 

Cliccate sull’add-on appena installato. Vi si aprirà la sua piccola schermata con tutti i comandi principali. Selezionate il simbolo degli ingranaggi: è in basso a destra. La scheda che apparirà è la dashboard del tool. Personalizzate a vostro piacere l’aspetto e la privacy dalle Opzioni.

 

Nella parte bassa della schermata, in base alle vostre esigenze, spuntate una o più voci. C’è quella che blocca gli elementi multimediali maggiori di 50 KB, i font remoti e i componenti JavaScript. Questo sarà il comportamento predefinito che ritroverete ogni volta che riaprirete il browser.

 

Dalle due schede di fianco potete personalizzare le impostazioni richiamando dei filtri e delle regole: si possono impostare filtri di terze parti e/o scriverne ex novo. Dovete ricordare che ogni filtro va impostato su una sola riga. Se non avete voglia di cimentarvi nella stesura dei filtri, online ne trovate tantissimi già pronti. Basta una semplice ricerca.

 

Se volete escludere uno o più siti, creare quindi una whitelist, il procedimento è banale: vi basta cliccare sull’icona blu di spegnimento dell’add-on e ricaricare la pagina. Per riattivare il bloccaggio per il sito, è sufficiente selezionare lo stesso pulsante. In alternativa, se volete un bloccaggio continuate, compilate la scheda Whitelist della dashboad.

 

Il tool uBlock Origin consente anche di ripristinare le impostazioni di fabbrica. Sempre dalla dashboard, selezionate la scheda Opzioni, scorrete fino in fondo alla pagina poi cliccate sul pulsante Ripristina le impostazioni predefinite… Ora potete riconfigurare l’add-on come meglio credete.

 

 

*illustrazione articolo progettata da  Freepik

 


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