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Mamma, guarda come ti hackero l’astronave

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Hack spaziali

Studiando le missioni Apollo si impara come dirottare i rover su Marte e diventare i primi graffitari interplanetari.

Pensi che hackerare una navicella spaziale sia impossibile? Ti sbagli, si può e anzi, è già stato fatto in parte. Soprattutto, in futuro potrebbe diventare un’attività ancora più diffusa, dato che negli ultimi anni (nonostante i ritiri dei grandi programmi della NASA) si stanno affacciando sulla scena gli imprenditori privati: Elon Musk con SpaceX, Jeff Bezos con Blue Origin, Richard Branson con Virgin Galactic e poi Orbital, Sierra Nevada, Scaled Composites, The Spaceship Company, Arca, zero2infinity e moltissime altre in tutto il mondo.

Ma come avranno fatto?

Il desiderio di andare nello spazio nasce dalla possibilità di guadagnarci dei soldi (con i passeggeri o con il trasporto di merci, come i satelliti) e dalla enorme semplificazione resa possibile grazie al computer. Per capire cosa si potrebbe hackerare, come al solito bisogna informarsi bene sull’ambiente: quali software vengono usati, a cosa servono, da dove nascono. Quest’ultima domanda è la più interessante.

Se ti interessa conoscere la storia degli hack spaziali acquista Hacker Journal 225 in edicola (a partire dal 16 ottobre) oppure in digitale sullo store Sprea.

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