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La via per diventare un vero hacker!

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Diventare un hacker

Tanto studio, curiosità e un pizzico di follia sono le caratteristiche che permettono di diventare white, gray o black hat

Da quando abbiamo ripreso a pubblicare Hacker Journal ci avete scritto in tanti per sapere cosa serve per diventare un hacker e magari farne una professione redditizia. Per sgombrare il campo dai facili equivoci, vogliamo chiarire subito che non esistono corsi online in 12 lezioni o comode scorciatoie. Un hacker deve innanzitutto essere un esperto informatico, anzi il più esperto tra tutte le figure professionali legate al settore della tecnologia. Deve infatti avere un’ottima conoscenza delle reti, della programmazione, di Linux, del mondo dell’Open Source e naturalmente della cybersecurity. Ma poi deve essere anche un po’ pazzo e soprattutto molto curioso.

In fondo il termine hacking risale a quasi un secolo fa, a quando nel 1920 gli studenti del Massachusetts Institute of Technology (MIT) esploravano i tunnel sotterranei della loro università per smanettare con il complesso sistema telefonico dell’epoca facendosi chiamare phone hacker o phreaker, dove il termine hack in inglese significava “saldare”. Dovettero passare 30 anni prima che alcuni studenti della stessa università decisero di farsi chiamare computer hacker in quanto impegnati a smanettare sul TX-0 e sul IBM 704, i primi giganteschi computer disponibili nei laboratori universitari. Da questo momento il termine hack non indicò più l’attività di saldare circuiti ma quella di modificare programmi con sistemi non ortodossi in modo da migliorare l’efficienza e la velocità del software.

Su Hacker Journal 220 trovi un sacco di consigli che ti aiutano a intraprendere questa carriera nel modo corretto, con anche la testimonianza di Filippo Cavallarin, hacker etico, programmatore e CEO di We are segment (azienda di CyberSecurity).

Trovi HJ 220 in tutte le edicole o su Sprea.it


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Aprire le cartelle con un file

Rendiamo ancora più facile e comodo riordinare i nostri file nella visualizzazione a icone di Nautilus impostando rapidamente questa opzione dal Terminale.

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Con il file manager già incluso in Ubuntu, Nautilus, si possono gestire facilmente file e cartelle. La sua implementazione in altre distribuzioni, come Fedora, offre però una funzione che è assente nel nostro sistema operativo. Se infatti vogliamo riordinare i nostri file in diverse cartelle, quando trasciniamo un file all’interno di una di esse, questo si sposta ma la cartella non si apre e non ne vediamo subito il contenuto. Possiamo però impostare Ubuntu per far sì che, quando trasciniamo un file su una cartella in Nautilus nella visualizzazione a icone, se non lo lasciamo andare la cartella si apre direttamente, senza bisogno di una nuova finestra o di una nuova scheda. Questo è molto pratico se dobbiamo smistare tanti file, per esempio nel caso in cui si accumulino un po’ di download nella cartella Scaricati.

 

IN PRATICA

L’impostazione predefinita. Normalmente quando abbiamo dei file che vogliamo spostare in una cartella in Nautilus possiamo trascinarceli ma non si apre automaticamente. Per cambiare questa impostazione apriamo il Terminale.

 

 

Due comandi. Scriviamo gsettings set org.gnome.nautilus.preferences open-folder-on-dnd-hover true e diamo Invio. Per tornare indietro basta scrivere gsettings set org.gnome.nautilus.preferences open-folder-on-dnd-hover false e premere Invio.

 

 

Spostare il file in una cartella. Apriamo Nautilus (con la visualizzazione a icone abilitata) e vedremo che ora, quando trasciniamo un file su una cartella, questa si apre direttamente dove siamo. Lasciamo andare il file per inserirlo nella cartella.

 

Accedere alle sottocartelle. Se la nostra cartella contiene delle sottocartelle, teniamo premuto il file e passiamo il mouse su una di esse per aprirla. Possiamo continuare per più cartelle annidate procedendo molto velocemente.

 

Leggi anche: “Diamo una marcia in più a cartelle e file

 


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Gestire spazio e RAM su Ubuntu

Impariamo a usare i trucchi per gestire le risorse del nostro sistema e sfruttare al meglio il PC che abbiamo senza spendere altri soldi per aggiornarlo!

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La notevole versatilità di Ubuntu ci permette di usarlo in molti modi. Per esempio possiamo installarlo accanto a un altro sistema operativo, come Windows, oppure semplicemente usarlo come sistema operativo principale evitando di acquistare nuovo hardware “pesante” richiesto da Windows. Quindi per non dover spendere altri soldi per nuovi componenti abbiamo due strade con Ubuntu: liberare spazio sui dischi per non ritrovarsi nella situazione di dover acquistare un nuovo costoso hard disk e imparare a svuotare la RAM (e liberarsi dei processi che non ci servono più) per non dover ricorrere a un costoso aggiornamento della memoria. In questa guida vedremo quindi tutto questo e anche come tenere sotto controllo il nostro sistema per sapere sempre come siamo messi a spazio su disco e RAM.

 

IN PRATICA

Analizzare il disco. Per sapere come è sfruttato il nostro disco rigido, in Mostra applicazioni apriamo la cartella Utilità e avviamo Analizzatore di utilizzo del disco. Nella finestra selezioniamo l’unità per visualizzarne la struttura e vedere l’elenco dei file.

 

Pulizia rapida. Per pulire velocemente il nostro disco rigido dai file inutili usiamo i seguenti tre comandi: sudo apt autoremove, sudo apt autoclean e sudo apt clean, confermando con S e INVIO ogni volta che ci viene richiesto.

 

Installare BleachBit. Avviamo Ubuntu Software e facciamo click sull’icona a forma di lente di ingrandimento. Digitiamo bleachbit nel campo di ricerca e nell’elenco selezioniamo BleachBit (as root). Premiamo quindi su Installa.

 

Liberare il disco. Avviamo BleachBit (as root) e in Preferenze attiviamo Sovrascrivere il contenuto dei file per impedire il recupero. Facciamo click su Chiudi e selezioniamo a sinistra che sezioni pulire. Premiamo su Pulisci e su Elimina per eseguire.

 

Installare Stacer. Colleghiamoci a https://sourceforge.net/projects/stacer/files e facciamo click su Download Latest Version. Facciamo un doppio click sul file .deb appena ottenuto nella cartella Scaricati e poi su Installa nella finestra che si apre.

 

La schermata di controllo. Quando avviamo Stacer, viene visualizzata la schermata Dashboard che, oltre alle caratteristiche del nostro computer, mostra tre indicatori. Il terzo ci fa sapere con precisione quanto spazio del disco rigido è già occupato.

 

Pulire il sistema. Nel pannello a sinistra facciamo click su System Cleaner. Selezioniamo gli elementi da pulire o Select All per attivarli tutti. Premiamo sulla lente di ingrandimento, poi di nuovo su Select All e sul pulsante azzurro per pulire.

 

Disinstallare le applicazioni. Sempre a sinistra facciamo click su Uninstaller, la settima icona dall’alto. Selezioniamo le applicazioni e/o i pacchetti da disinstallare e poi premiamo su Uninstall Selected. Oltre ad autenticarci non dovremo fare altro.

 

Liberare la RAM. Nel Terminale eseguiamo free -m per controllare l’occupazione della memoria, poi eseguiamo sudo sync. Eseguiamo quindi il comando sudo sysctl -w vm.drop_caches=3 per liberare quanta più memoria possibile.

 

Processi inutili. Un altro modo per risparmiare risorse è chiudere i processi inutili. Da Mostra applicazioni avviamo Monitor di sistema e selezioniamo quelli da chiudere, poi facciamo click due volte su Termina processi.


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Creare immagini con l’IA

Oltre che per raccogliere informazioni, possiamo usare l’Intelligenza Artificiale per realizzare le immagini che ci servono. Vediamo come Imaginer rende il processo facilissimo

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Creato dagli stessi autori di Bavarder, Imaginer ci permette di accedere dalla nostra scrivania a una serie di servizi per la creazione di immagini attraverso l’Intelligenza Artificiale. Come per il suo compagno di scuderia, le opzioni sono meno potenti di quelle offerte dal lavorare direttamente con i servizi su cui è basato (per esempio non possiamo rigenerare immagini e risposte) ma in compenso è facilissimo da usare e ci offre la possibilità di scegliere numerosi fornitori da una singola interfaccia. A differenza che in Bavarder, in Imaginer non conviene basarsi su prompt in italiano, che danno risultati meno precisi dell’inglese. D’altra parte basta usare servizi come Google Traduttore per far risolvere all’Intelligenza Artificiale anche questo aspetto. Vediamo allora come sfruttare Imaginer al meglio!

 

IN PRATICA

Installazione. Installiamo da https://flathub.org/apps/page.codeberg.Imaginer.Imaginer da Terminale con flatpak install flathub page.codeberg.Imaginer.Imaginer e poi flatpak run page.codeberg.Imaginer.Imaginer.

 

Interfaccia. Ci troviamo di fronte a un’interfaccia molto simile a quella di Bavarder, con in alto a destra l’icona a hamburger del menu principale che dà accesso all’elenco delle scorciatoie da tastiera e alle impostazioni del programma.

 

Impostiamo il provider. Il sistema predefinito per creare le immagini è Stable Diffusion, che non richiede registrazione ed è un potente modello europeo e Open Source. Possiamo però aggiungere altri fornitori selezionando Preferences dal menu principale.

 

Altre possibilità. Compare quindi l’elenco dei fornitori. Scegliamo quelli che vogliamo per attivarli e inserirli nella scheda Provider del menu principale facendo click sul selezionatore. La i cerchiata accanto a esso ci permette di vedere la versione del servizio.

 

Accediamo a OpenAI. Nella stessa schermata facciamo click sulla freccia in basso per inserire la chiave API dei servizi che lo richiedono come Open AI. Per trovarla in questo caso andiamo su https://platform.openai.com/account/api-keys e logghiamoci.

 

Cartella di salvataggio. Dall’interfaccia di Imaginer selezioniamo Condividi la posizione sotto Opzioni per scegliere in quale cartella vogliamo che le immagini generate vengano salvate. Basta fare click su quella che preferiamo e poi su Seleziona.

 

Generiamo un’immagine. Scegliamo il provider e proviamo a inserire un prompt in italiano e a premere Immagine. Il risultato potrebbe essere impreciso come qui, dove di “Un pinguino legge una rivista” ha capito solo che parlavamo di pinguini.

 

Usiamo l’inglese. In genere si ottengono risultati migliori scrivendo il prompt in inglese. Se l’immagine che otteniamo non ci soddisfa, non possiamo rigenerarla ma basta aprire una nuova finestra e provare a modificare leggermente il prompt o cambiare provider.

 

Uno stile artistico. In alcuni casi possiamo anche chiedere all’Intelligenza Artificiale di usare lo stile di uno specifico genere o artista. In questo caso abbiamo chiesto a Stable Diffusion di creare la nostra immagine nello stile di Picasso.

 

Prompt negativo. Il programma include anche questa opzione, che dovrebbe eliminare dall’immagine le caratteristiche o gli elementi che inseriamo nella casella Negative prompt. Nelle nostre prove, però, per ora non ha dato risultati apprezzabili.


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Intelligenza Artificiale sempre sottomano

Un sistema pratico e semplice per consultare la nostra IA preferita senza dover neanche aprire un browser e, con alcuni servizi, senza bisogno di registrazione

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Bavarder in francese significa chiacchierare e sicuramente questa applicazione ci permette di farlo con una serie di importanti servizi di Intelligenza Artificiale in modo facile e veloce. Dopo averla installata dobbiamo solo inserire in una finestra quel che ci serve sapere per ottenere ogni risposta, che poi possiamo copiare e incollare dove vogliamo. Oltre che in italiano, possiamo parlare all’IA in varie altre lingue: basta scrivere in quella che vogliamo usare. Per utilizzare Bavarder non serve dare i propri dati ma per alcuni provider come OpenAI GPT 3.5 Turbo ci viene chiesta una chiave API che dobbiamo ottenere registrandoci sul sito del servizio di Intelligenza Artificiale e inserire nella sezione Fornitori delle preferenze del programma.
Ci sono comunque ottimi sistemi come BAI Chat che si possono usare senza alcuna registrazione.

 

IN PRATICA

Flatpak. Eseguiamo sudo apt install flatpak e sudo apt install gnome-software-plugin-flatpak, confermando in entrambi i casi con S e INVIO. Eseguiamo quindi flatpak remote-add –if-notexists flathub https://flathub.org/repo/flathub.flatpakrepo.

 

Installazione. Apriamo la pagina https://flathub.org/apps/io.github.Bavarder.Bavarder e facciamo click su Install. Apriamo la cartella Scaricati, facciamo un doppio click sul file, premiamo su Installa nella schermata che appare e facciamo click su Apri.

 

Scegliamo il provider. Si apre così l’interfaccia di Bavarder. Scegliendo Providers dal menu principale possiamo selezionare che servizio di IA usare. L’impostazione predefinita è https://openassistant.io/it ma ci sono anche altri progetti molto validi.

 

Interroghiamo l’IA. Scriviamo la nostra richiesta e facciamo click sulla freccia blu (Chiedi) per farla all’Intelligenza Artificiale. Dopo una breve attesa vedremo la risposta nel riquadro in basso. Se non ci soddisfa proviamo a formulare la diversamente la domanda.

 

Una risposta per tutto. Le risposte variano in base al servizio scelto ma sono in genere precise. Se quella che otteniamo è piuttosto lunga possiamo scorrere il testo con la barra laterale oppure ingrandire la finestra a tutto schermo.

 

Copia facile. L’icona dei fogli in basso a destra ci consente di copiare la risposta negli appunti, funzione disponibile anche per le domande. Possiamo nascondere, massimizzare e ridimensionare la finestra facendo click con il tasto destro sull’icona a hamburger.

 

Menu principale. Se invece vogliamo un’immagine della nostra interazione con l’IA possiamo selezionare Cattura schermata dallo stesso menu, che è il principale. Qui possiamo anche definire il posizionamento di Bavarder sul nostro spazio di lavoro.

 

Controlli da tastiera. La risposta si può anche semplicemente copiare con i tasti Maiusc + Ctrl + C. Possiamo vedere le altre scorciatoie premendo i tasti Ctrl + ? oppure selezionando Keyboard shortcuts dal menu principale.

 

Più risposte alla stessa domanda. Non possiamo far rigenerare la risposta al nostro input ma possiamo aprire una nuova finestra dal menu principale (o premendo Ctrl + N) e porre di nuovo la domanda per confrontare le due versioni.

 

Confrontiamo due servizi. Possiamo anche chiedere la stessa cosa a una seconda Intelligenza Artificiale, per esempio per scoprire con ChatGPT cosa ci direbbe un gatto a proposito della filosofia di Ubuntu. Con l’IA si può fare di tutto…

 

*illustrazione articolo progettata da  Freepik

 


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Gestire schede del browser in modo smart

Mille schede aperte fanno rallentare il computer? Vogliamo ritrovare in un attimo sessioni di collegamenti utili? Delle pratiche estensioni gratuite ci danno una mano!

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Molti di noi sono abituati ad avere tante schede o finestre aperte nel browser, ma è facile dimenticare che impiegano molta RAM, sottraendola ad altri compiti. Spesso, inoltre, orientarsi al loro interno ci fa perdere tempo. Se poi c’è qualche problema con il computer e non riusciamo a ripristinare una sessione con tante schede utili risulta molto frustrante. Ci sono però delle estensioni, sia per Firefox sia per Chrome, che ci permetto di risparmiare memoria (fino al 95%!) e anche di avere tutto più ordinato e categorizzato. Così, se vogliamo avere sottomano delle pagine interessanti sulla nostra rivista preferita o delle notizie utili per la nostra prossima vacanza, possiamo fare tutto in modo snello, ordinato e smart, naturalmente senza spendere nulla.

 

IN PRATICA

OneTab in Firefox. Scarichiamo l’add-on OneTab facendo click su Aggiungi a Firefox da https://addons.mozilla.org/it/firefox/addon/onetab/. Facciamo poi click su Installa nella richiesta di conferma del permesso di accedere alle nostre schede.

 

 

A portata di mano. Facciamo click sull’icona del pezzo del puzzle per aprire il menu delle estensioni e poi facciamo click sulla ghiera accanto a OneTab. Selezioniamo Aggiungi alla barra degli strumenti per averlo sempre disponibile.

 

 

Basta un click. Ora quando abbiamo una serie di schede aperte ci basta fare click sull’icona di OneTab a forma di diamante nella barra degli strumenti e trasformarle in una serie di collegamenti che non consumano la nostra RAM.

 

 

Aprire e condividere. Possiamo ripristinare le singole pagine facendoci click sopra oppure usare i comandi sopra di esse per ripristinarle o eliminarle tutte. Si possono anche condividere come pagina Web attraverso un collegamento o un codice QR.

 

 

Altre opzioni. Facendo click su Altro apriamo un menu a tendina da cui possiamo rinominare il gruppo di schede per identificarlo facilmente, aggiungerlo ai preferiti o bloccarlo. Dal menu in alto a sinistra possiamo inoltre importare o esportare gli URL.

 

Session Buddy per Chrome. Se invece usiamo Chrome, andiamo alla pagina https://bit.ly/3zUYfLT e facciamo click su Aggiungi per ottenere l’estensione Session Buddy. Autorizziamolo a leggere la cronologia facendo click su Aggiungi estensione.

 

Aggiungerlo alla barra. Apriamo le estensioni dall’icona a forma di pezzo di puzzle e facciamo click sulla puntina da disegno per avere l’icona dell’estensione nella barra degli strumenti. Facciamoci click sopra per vedere la sessione corrente e le precedenti.

 

 

Sessione corrente. Vediamo nell’area centrale la sessione corrente e nel pannello sulla sinistra quelle precedenti, che possiamo selezionare facendoci click. Se vogliamo, possiamo eliminare dei link della sessione selezionandoli e facendo click sulla croce.

 

Salvare e ripristinare. Facciamo click su Save in alto a destra per salvare la sessione, dandole se vogliamo un nome. La ritroveremo poi nell’area Saved Sessions a sinistra e potremo riaprirla completamente e avere accesso ad altre opzioni.

 

Gestire sessione e schede. L’icona con i tre puntini accanto a OPEN ci dà accesso a opzioni di gestione della sessione selezionata, per esempio per rinominarla, e ci permette di ordinarne le schede per titolo o per URL.

Leggi anche: “Gestire spazio e RAM su Ubuntu


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Applicazioni a portata di mano

Scopriamo in che modo possiamo avere sempre disponibili i programmi a cui siamo abituati, anche se stiamo usando la versione portabile del nostro sistema operativo.

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Cosa fare in quei casi in cui ci accorgiamo di non avere a disposizione i programmi che usiamo comunemente? Per superare questo ostacolo faremo entrare in gioco le applicazioni a singolo file che, come sappiamo, hanno tutto ciò che serve loro per funzionare correttamente in ogni situazione. In questo caso specifico ci affideremo a quelle in formato AppImage, che sono progettate proprio per essere usate con dispositivi portabili e che hanno il vantaggio di essere numerose e abbastanza semplici da installare. Quindi non ci resta che collegarci all’archivio e scegliere tra quelle disponibili.

 

Visitiamo AppImage. Colleghiamoci a https://appimage.github.io. Scorriamo la pagina verso il basso e facciamo click su una delle aree tematiche, per esempio Multimedia. Troviamo l’applicazione che vogliamo, per esempio VLC, e premiamo su Download.

 

Il file di installazione. Nell’elenco Assets, facciamo click sul collegamento al file AppImage, in questo caso il primo, per scaricarlo. Copiamo il file nella cartella Scaricati e incolliamolo nella chiavetta USB. Poi apriamo il Terminale.

 

Attribuiamo i permessi al file. Eseguiamo cd /media/[nomeutente]/[nomechiavetta] per accedere alla chiavetta USB, sostituendo il testo tra le parentesi quadre con le informazioni corrette, poi eseguiamo chmod a+x *.AppImage.

 

Avviamo l’applicazione dalla chiavetta USB. Restiamo all’interno della chiavetta USB e nel Terminale eseguiamo il comando ./*.AppImage. L’applicazione si avvierà automaticamente. Lasciamo il Terminale attivo o l’applicazione verrà chiusa.

 

LibreOffice. Vediamo ora una serie di applicazioni che possono tornarci molto utili, cominciando da LibreOffice che troviamo nella sezione Productivity in alcune versioni diverse. Scegliamo quella che preferiamo.

 

Audacity. Nella sezione Multimedia, oltre a VLC che abbiamo già visto, c’è anche Audacity, uno strumento  semiprofessionale per modificare a piacere i nostri file audio e creare veri e propri mixaggi sfruttando il sistema multitraccia.

 

Shotcut. Sempre nella sezione Multimedia troviamo Shotcut, un ottimo programma per il montaggio video non lineare che ci permetterà di aggiungere effetti di transizione tra le varie scene e la colonna sonora che preferiamo.

 

GIMP. Alla nostra collezione non può certo mancare GIMP, il noto programma di fotoritocco compatibile con Photoshop. Lo troviamo nella sezione Graphics and Photography e ci tornerà utile sia per operazioni molto semplici, sia per quelle più professionali.

 

Discord. Dalla sezione Communication and News possiamo scaricare Discord, la diffusissima chat testuale e vocale che ci permette di creare nostri gruppi di discussione tematici e di restare in contatto diretto con amici e colleghi.

 

Rats_On_The_Boat. Sempre nella sezione Communication and News troviamo Rats_On_The_Boat, una comoda applicazione P2P con un’interfaccia chiara e semplice per cercare e gestire i file Torrent.

 

Leggi anche: “Dai una marcia in più a file e cartelle


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Come Eliminare Adware dal Mac: Guida Passo-Passo per una Navigazione Sicura

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L’adware è un tipo di software malevolo che mira a mostrare annunci pubblicitari indesiderati e, benché notevolmente più protetti rispetto a un PC/Laptop con sistema Windows, anche i Mac possono essere interessati da un’infiltrazione di questo tipo, esponendosi a un concreto rischio sia per la sicurezza che per la privacy. Tuttavia, respingere questa fastidiosa minaccia non è impossibile e in questa guida vedremo insieme i passi fondamentali per sbarazzarsi dell’adware dal proprio Mac, garantendoci una navigazione senza preoccupazioni.

Passo 1: Riconoscere i Sintomi dell’Adware

Il primo passo per eliminare l’adware non può che essere quello di identificarne i sintomi. Occorre, quindi, comprendere di che cosa si tratta. Questi software, infatti, a differenza degli spyware, non sottraggono informazioni all’utente per inviarle a sviluppatori in località remote. Tuttavia, eseguono un’attività di tracking per osservare le abitudini online delle vittime e generare entrate e, pertanto, i sintomi risultano facilmente riconoscibili: includono, infatti, l’apertura improvvisa di finestre pop-up con reindirizzamenti a siti sconosciuti (e spesso poco raccomandabili), la propria home che reindirizza a un altro sito web, barre degli strumenti indesiderate che appaiono nel browser e rallentamenti significativi del sistema. Non appena si è in presenza di questi segni, quindi, è opportuno agire tempestivamente.

Passo 2: Disconnettersi da Internet

A molti potrà sembrare un’operazione banale o, addirittura, soprassedibile. Eppure, la disconnessione da Internet diventa essenziale in questa fase preliminare, perché previene ulteriori comunicazioni tra il tuo Mac e i server dell’adware: questo passaggio, infatti, impedisce all’adware di scaricare componenti aggiuntivi o di inviare informazioni sul tuo sistema. Una volta disconnessi sarà possibile procedere coi successivi passaggi per rimuovere manualmente questi software indesiderati.

Passo 3: Individuare e Disinstallare l’App Adware

A questo punto, dirigiti alla cartella “Applicazioni”, attraverso il Finder, e prova a individuare tutte quelle applicazioni che ti sembrano sospette o che non riconosci o non ricordi di aver installato. Una volta stanata l’app indesiderata, trascina l’icona dell’app nel Cestino per rimuoverla dal tuo sistema. Questa semplice operazione andrà a eliminare l’accesso diretto dell’adware al tuo Mac. Attenzione, però, perché non basta limitarsi a questa soluzione!

Passo 4: Eliminare i File Residui

Infatti, occorre tener presente che, anche dopo aver trascinato l’app nel Cestino, potrebbero rimanere comunque dei file residui. Terminata la rimozione dell’app, quindi, naviga nella cartella “/Library/Application Support/” e individua tutte le cartelle con nomi simili all’adware. A questo punto, elimina queste cartelle per rimuovere completamente i file indesiderati.

Passo 5: Rimuovere le Estensioni del Browser Dannose

Ora puoi passare alla pulizia del tuo browser. Se l’adware ha infettato il tuo browser, infatti, rimuovere le estensioni dannose diventa essenziale! In Safari, Chrome o Firefox, individua tutte le estensioni sospette e rimuovile. Questa operazione andrà ripristinare le prestazioni normali del tuo browser.

Passo 6: Svuotare il Cestino

Dopo aver rimosso l’adware, procedi col Cestino e svuotane il contenuto per eliminarne definitivamente i file. Anche qui, potrà sembrare banale ricordarlo ma questo passaggio è cruciale per prevenire un’eventuale reinfezione.

Passo 7: Scansionare con Software Antivirus

A questo punto, una scansione completa del tuo Mac con un software antivirus affidabile aiuterà a individuare eventuali altre minacce nascoste. Assicurati, naturalmente, di utilizzare un antivirus aggiornato per massimizzare l’efficacia della scansione.

Passo 8: Cambiare le Password

Tenendo a mente il famoso detto che recita “la prudenza non è mai troppa”, se sospetti che le tue credenziali possano essere state compromesse dall’adware, cambia immediatamente le password per i tuoi account online, assicurandoti che soddisfino i critermi minimi di sicurezza (almeno una lettera maiuscola, almeno un numero, almeno un carattere speciale) e ricordando sempre la regola aurea che dovrebbe valere sempre, anche in condizioni normali: MAI utilizzare la stessa password per più di un account. Quest’accortezza, preverrà l’accesso non autorizzato ai tuoi dati.

Passo 9: Ripristinare le Impostazioni del Browser

Arrivati a questo punto, se il tuo browser dovesse ancora presentare dei comportamenti anomali, potresti considerare l’opzione di ripristinare le impostazioni predefinite, in modo tale da risolvere eventuali problemi persistenti legati all’adware.

Come vedi, l’eliminazione dell’adware dal tuo Mac richiede un po’ di pazienza e di attenzione ai dettagli ma, seguendo questi semplici passaggi, potrai liberare il tuo sistema da quelle fastidiosissime intrusioni e tornare a navigare online in modo sicuro. Ricordati sempre di prestare attenzione alle applicazioni che installi e alle fonti da cui scarichi contenuti per evitare futuri attacchi da parte di adware. La tua sicurezza digitale è preziosa, quindi non sottovalutarne l’importanza!


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