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Google: angeli o diavoli?

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Google, angeli o diavoli?

Nessuno regala niente, tantomeno Google. Abbiamo ripercorso i successi di questo colosso per capire come è diventato uno dei dominatori del mondo tecnologico.

Fin dalla sua nascita, nel 1998, il motto del gigante di Mountain View fondato da Larry Page e Sergey Brin, è stato “Don’t be Evil”, che in italiano possiamo tradurre come “Non fare del male”.
Senza voler essere dei malpensanti, viene il dubbio che questo mettere le mani avanti (gli antichi romani avrebbero detto: “excusatio non petita, accusatio manifesta”) indichi che forse fin dall’inizio qualcosa di poco pulito ci doveva proprio essere.
E in effetti basta navigare sul Web per rendersi conto che Google è ovunque ed è estremamente difficile impedire che i nostri dati finiscano sui server dell’azienda.

Google ha le mani in pasta ovunque

Sia che si tratti di mappe, video, servizi di localizzazione, auto intelligenti, termostati smart, sistemi operativi, posta elettronica o pubblicità digitale con relativa tecnologia di tracking, tutto passa dai server di Google. E su tutto Google ci guadagna, monetizzando noi, le nostre mail, le nostre abitudini!

Certo, sarebbe stato meglio se avessimo tutti usato Firefox, con una mezza tonnellata di plugin per metterci al sicuro dai tracker dell’azienda “non malvagia”. Ma cosa vuol dire essere malvagi? Bisogna spiegarlo. Perché dire che Google è Satana non basta.

Si parte dal motore di ricerca

Google è molto più di un motore di ricerca. L’azienda è stata creata attorno a una tecnologia, PageRank (l’algoritmo segreto per ordinare i risultati di una ricerca). Ai due fondatori nerd si è poi aggiunta una vecchia volpe come Eric Schmidt che ha infuso l’anima e l’attuale cultura aziendale a Google. Se c’è un cervello “diabolico”, probabilmente è il suo.

Due anni fa l’azienda è diventata ufficialmente Alphabet, mettendo sotto lo stesso tetto tutte le varie attività. Chrome, Android, l’intelligenza artificiale… questi sono solo alcuni dei campi in cui l’azienda è coinvolta, e ognuno di essi contribuisce a monetizzare gli utenti.

Se vuoi sapere cosa fare per limitare il predominio di Google leggi Hacker Journal 229 acquistandolo online oppure in tutte le edicole a partire dal 15 febbraio.

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Come creare un Keylogger personalizzato – Esclusivo HJ

Redazione

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I keylogger vengono spesso utilizzati per impossessarsi di un frammento dell’identità virtuale di qualcuno. Una guida che trae spunto dal libro/manifesto The fallen Dreams scritto dall’hacker Demian Kurt.

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Dispositivi IoT: Scopri gli attacchi e come difenderti

Redazione

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Mettiamo in campo un semplice strumento che ci mostra dove finiscono i pacchetti in uscita dai nostri PC, smartphone e device IoT. Leggi l’articolo completo in pdf.

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I 5 Hacker più famosi al mondo

Redazione

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I 5 hacker più famosi al mondo includono chi  ha testato sin dai primordi le prime tematiche tecnologiche, legali ed etiche che abbracciano il mondo della sicurezza informatica e dell’hacking. Le loro azioni hanno dato origine a normative che hanno trasformato il mondo della sicurezza informatica e dell’hacking. Vediamo nel dettaglio chi sono:

Albert González

Secondo il NY Daily News , Gonzalez ha mostrato i primi segni di leadership durante il liceo. All’età di 22 anni, il governo ha arrestato Gonzalez per accuse di frode in relazione alla sua attività di furto di informazioni di carte di credito. Durante un periodo di collaborazione con il governo per catturare gli hacker, ha continuato a svolgere attività di hacker black hat.

Adrian Lamo

Adrian è entrato sotto i riflettori del pubblico per le sue attività di hacking violando diversi sistemi. Lamo è diventato famoso per le sue comunicazioni sia ai media che alle vittime dei suoi hack. Nel 2002, ha fatto irruzione nella rete del New York Times . Ciò ha portato a una condanna a due anni di libertà vigilata e a una multa di quasi $ 65.000.

 

Gary McKinnon

Nel 2002, Gary ha acquisito notorietà nel mondo dell’hacking informatico perpetrando il ” più grande hack informatico militare di tutti i tempi “. McKinnon ha  di violato  reti militari per cercare informazioni sugli UFO e altre tecnologie utili per il bene pubblico. Nonostante tutto , non è mai stato condannato per un crimine poiché il Regno Unito ha bloccato la sua estradizione negli Stati Uniti per affrontare accuse penali fino a 70 anni di carcere.

 

Julian Assange

Forse l’hacker più famoso al mondo grazie alla sua presenza internazionale nei media, Julian Assange offre un esempio moderno di quanto impatto possa avere un individuo sul mondo attraverso l’hacking. Molti nel mondo identificherebbero prontamente Assange come uno dei più grandi hacker al mondo, tenendo conto delle rivelazioni sull’impatto che la sua organizzazione, Wikileaks , ha rilasciato al mondo. Assange è stato in attesa di estradizione negli Stati Uniti per affrontare le accuse per il suo coinvolgimento nell’organizzazione Wikileaks.

A partire da gennaio 2021, il Regno Unito ha ufficialmente bloccato l’estradizione di Julian Assnage per essere accusato negli Stati Uniti.

 

Kevin Mitnick

Kevin Mitnick probabilmente detiene il titolo di miglior hacker al mondo di sempre. Kevin Mitnick ha iniziato a fare hacking in tenera età, negli anni ’80 dopo aver violato il North American Defense Command (NORAD). Gli eventi avrebbero ispirato il film War Games . Altri due casi di hacking hanno spinto Mitnick ad essere l’hacker numero uno di tutti i tempi. Nel 1989, ha hackerato la Digital Equipment Corporation (DEC) per fare copie del loro software. Gli hack del DEC hanno portato al suo arresto e alla sua condanna, ma durante il rilascio ha hackerato il sistema di posta vocale di Pacific Bell.

 

 

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Come un hacker recupera gli indirizzi email di un target

Redazione

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La fase di ricognizione costituisce uno snodo molto importante per una verifica di sicurezza: sebbene possa essere elencata tra le “fasi preliminari” di un penetration test, nessuno può negare che le sue risultanze siano in grado di incidere sul buon esito della nostra verifica.

Senza mettere le mani sul target, in questa fase è possibile attingere a numerose fonti aperte (motori di ricerca, database WHOIS, DNS, social network o lo stesso sito Web aziendale) per ottenere informazioni in grado di rivelarsi preziose alleate per la prosecuzione dei nostri test.

 

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Esclusivo: Come diventare Root su Windows bucando la memoria

Redazione

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L’ argomento portante di questo articolo è il Buffer Overflow. Detto anche “Buffer Overrun”, è una condizione di errore che si verifica quando i dati in ingresso straripano in parti di memoria circostanti. Usando un gergo più tecnico, il Buffer Overflow si verifica quando la stringa in input risulta più grande del buffer dove dovrebbe essere immagazzinata l’informazione.

Questo porta alla sovrascrittura delle zone di memoria adiacenti al buffer, corrompendo e sovrascrivendo i dati di quel determinato settore. Spesso l’overflow produce un crash dell’applicazione, ma crea l’opportunità per l’attaccante di eseguire del codice arbitrario. Vediamo come viene utilizzata questa tecnica, simulando l’attacco vero e proprio.

A cura di Vincenzo Digilio ICT Security Manager & Co-founder di Cyber Division

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Esclusivo: Come installare Linux su dispositivi embedded, moder/router

Redazione

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OpenWRT è un progetto Open Source destinato a professionisti e smanettoni che mira a sostituire il firmware dei router/ modem con uno più evoluto, efficiente e stabile.

Al posto di inserire decine di funzioni che spesso rimangono inutilizzate, include solo quelle essenziali senza però rinunciare a quelle aggiuntive, che saranno disponibili sotto forma di pacchetti installabili singolarmente, e che aggiungono funzioni non sempre (anzi quasi mai) disponibili sul router col firmware originale. Questo consente di adattare il router alle proprie esigenze se siamo degli smanettoni.

Per esempio, aggiungendo il supporto a un dongle USB LTE per usare le reti 4G come WAN. O creando un hotspot “Guest”, attivando un client Bittorrent, un media server, un PBX (un centralino telefonico). E sì, ci sono anche strumenti per craccare altre reti Wi-Fi.

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Esclusivo: Il cavetto USB delle Spie che nasconde GPS e microfono integrati – Hackerjournal 252

Redazione

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Sembra un normalissimo cavo USB (e in fondo lo è), da utilizzare magari per ricaricare il telefonino. E invece no! Nasconde qualcosa che lo rende unico: l’alloggiamento per una SIM. Come e per cosa si usa? Beh…

Costa appena 9 euro. Noi, per i nostri test, lo abbiamo ordinato su Amazon. Ci è arrivato subito, nel giro di tre/quattro giorni, in una scatola del tutto anonima. Lo abbiamo spacchettato e ci è sembrato (a prima vista) un normalissimo cavetto di ricarica micro USB.

Ad accompagnarlo c’era anche un minuscolo manuale d’istruzioni, con poche indicazioni, in un inglese abbastanza maccheronico da un lato e in cinese dall’altro. Abbiamo analizzato il cavetto nei minimi particolari e non abbiamo notato nulla di strano. Poi, però, sfilando il cappuccetto vicino alla presa USB, è apparsa la peculiarità che lo rende così speciale:

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