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Francia 1834, il primo cyberattacco della storia

Massimiliano Zagaglia

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Primo cyberattacco della storia

Telegrafi ottici, funzionari corrotti, codici violati, payload che valgono milioni. A un hacker del 1800 non servivano i computer…

Un hacker è sempre un hacker, non importa l’epoca o il vestito. Alla fine, non serve neanche un computer. Lo dimostra il protagonista del primo hackeraggio della storia, che non è avvenuto di recente. Anzi, è successo un sacco di tempo fa: c’è chi si potrebbe stupire nello scoprire che la prima volta è stato in Francia nella prima metà del 1800. Ovverosia, quasi 190 anni fa.

Ricapitoliamo un attimo i fatti: il protagonista della prima violazione di una rete di telecomunicazioni, hackerata per trasmettere altri messaggi in codice, è stato uno dei personaggi meno plausibili nella storia dell’hacking. Altro che Neo di Matrix: a portare a termine (con successo) il primo cyberattacco della storia è stata invece una coppia di fratelli di Bordeaux, per di più due bancari: François e Joseph Blanc. Siamo nel 1834, da ormai cinquant’anni la Francia ha scoperto le reti di comunicazione pubblica: utilizza un ingegnoso sistema di semafori luminosi posti in cima a torri, una dopo l’altra, attraverso centinaia e centinaia di chilometri. Aiuta certamente l’orografia francese, dato che i cugini d’oltralpe vivono in un paese prevalentemente piatto, e quindi dove è più semplice utilizzare questo tipo di comunicazione a vista.

Un po’ di storia

L’esperienza era nata alla fine del Settecento: si cercava di far passare segnali in codice a scopo militare durante gli anni difficili della Rivoluzione francese e poi delle guerre napoleoniche: anziché usare radio o fibra ottica, ovviamente sconosciute all’epoca, si era cominciato a usare qualche mongolfiera per avvistare i movimenti di truppe nemiche e comunicarli a distanza con un sistema prima di bandiere (usate da lungo tempo in marina) e poi di luci riflesse, usando la tecnica del semaforo per accenderle e spegnerle rapidamente. A tutti gli effetti come mandare bit lungo un cavo, solo con una velocità di una lentezza estenuante.

Le torri utilizzate in Francia erano state create da Claude Chappe nel 1792 e utilizzavano quattro bracci luminosi: le torri venivano configurate rapidamente per trasmettere ciascuna lettera o cifra di un alfabetico sintetico che serviva a far passare messaggi anche piuttosto articolati da una città all’altra. Le torri erano a vista, come abbiamo detto, a una distanza tra i cinque e i 50 chilometri.

Arriviamo ai nostri due opulenti fratelli di Bordeaux. I due avevano fatto i soldi giocando in Borsa, per la precisione in un settore particolare, che era quello dei buoni del tesoro governativi legati alla Borsa di Parigi. Le Borse locali come quella di Bordeaux, all’epoca funzionavano come una partita a scacchi: gli investitori piazzavano gli ordini e poi attendevano che questi venissero comunicati alla sede centrale di Parigi, dove venivano sommati a tutti gli altri. A quel punto il prezzo di una determinata azione o buono cresceva o diminuiva sulla base della legge della domanda e dell’offerta. Dopodiché la nuova quotazione veniva spedita alle sedi periferiche, dove gli investitori scoprivano se stavano guadagnando o perdendo soldi, e potevano vendere o comprare ancora le azioni.

Vuoi sapere come hanno fatto i due fratelli ad hackerare questo sistema? Leggi Hacker Journal 223 che trovi online o in tutte le edicole!

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Appassionato di informatica, GNU/Linux, Open Source e sicurezza da tempo immane, di solito passo il tempo libero tra una Raspberry Pi, una distro e un report di security.

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